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Da Roma si libera l'America
Lo slogan con cui hanno comunicato l’azione è significativo: “I Beni Comuni hanno trovato l’America”. Si l’America che a Roma rappresentava una sala cinematografica storica non solo per il Trastevere ma per l’intera città. Chiusa e abbandonata da anni, in attesa forse di speculatori pronti a trasformarla nell’ennesimo centro commerciale o sala bingo. Già una volta, a giugno, alcune realtà territoriali avevano provato ad occuparlo estemporaneamente, una esperienza breve ma che è servita a denunciare lo stato di degrado in cui si lasciano marcire gli spazi culturali della città. Oggi è accaduto altro. Da qualche mese, comitati, realtà sociali, comitati, collettivi di studenti e precari, singoli cittadini e cittadine hanno provato a prefigurare “uno spazio pubblico all’interno del quale camminare insieme per comprendere le reciproche differenze e, soprattutto per cercare i nessi e il senso condiviso delle battaglie sui beni comuni nel territorio di Roma”. A questo ambito hanno dato il provocatorio nome di Ri_pubblica (www.ripubblica.org) con l’obbiettivo di aprire una discussione sulle possibilità di riappropriazione dei beni comuni e dei servizi pubblici ad ogni fascia sociale. Questi ragazzi hanno unito le battaglie per l’acqua a quelle sui rifiuti, sui saperi, sulla difesa del territorio, con una forte ambizione. Poter superare la condizione di essere sommatoria di singole esperienze ed individuare convergenze nei contenuti. Hanno perciò “scoperto l’America” occupato il cinema proprio alla vigilia del 14 novembre, giornata di sciopero e mobilitazione generale e sociale perché a loro detta, “la difesa e la ripubblicizzazione dei beni comuni è una risposta alla crisi generata da questo sistema e dalla sua voracità che genera sfruttamento, profitto e precarietà sulle nostre vite e sull’ambiente”. Da loro una critica forte anche alla logica dell’austerità e delle ricette neoliberiste. «Abbiamo trovato dentro un caos totale – racconta uno degli occupanti – ma sta accadendo anche una cosa straordinaria. All’inizio eravamo un centinaio, poi, attraverso un passaparola informale e l’attenzione del quartiere sono cominciati ad arrivare in tanti, precari, studenti, rappresentanti di realtà culturali e sociali che hanno apprezzato il nostro tentativo e hanno immediatamente stabilito un nesso con noi. Stasera – conclude il nostro interlocutore – faremo una assemblea per definire il nostro lavoro e gli impegni da prendere, domani molti di noi saranno in piazza e altri resteranno nella sala». Nel frattempo si sono esibiti artisti di strada e le stesse forze dell'ordine, forse stupite da tanto clamore e dalla presenza si sono limitate per ora a stabilire una relazione con gli occupanti. Dal 15 al 18, in questa occupazione collettiva e temporanea, ci saranno momenti di incontro e discussione sui beni comuni, le battaglie per difenderli e dei processi che li stanno sottraendo a tutti/e. Chi sta costruendo un percorso simile parte dal presupposto che un processo di mercificazione e di finanziarizzazione dei beni comuni sia uno dei frutti delle politiche neoliberiste. Una produzione di valore continua su beni che non devono essere proprietà di nessuno perché sono garanzia di esistenza per tutti.Sul sito è già definito il programma delle iniziative. Un solo commento, quanta distanza fra queste pratiche e il linguaggio triste e noioso di certi talk show e del rito delle primarie.
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