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Pisa, all'ex colorificio occupato la pratica delle tre "R" fa politica
Tutte le "R" dell'Ex Colorificio Toscano e delle aree industriali dismesse: recupera, riutilizza, riqualifica. Questo l'indirizzo che viene dall'occupazione dell'Ex Colorificio Toscano, e il contributo alla legge regionale sulle aree industriali abbandonate

Tre "R", recupera, riutilizza, riqualifica. E poi una quarta, quella di Relazioni, che è stata forse il suggerimento più forte tra quelli emersi dalla due giorni che si è tenuta all'Ex Colorificio Toscano a Pisa, qualche giorno fa. In quella che un tempo era una fabbrica di vernici, chiusa e dismessa nel 2009 dopo l'acquisto dello stabilimento da parte della multinazionale J-Colors, da quasi due mesi c'è aria nuova.

Occupato dalla sigla "Municipio dei Beni Comuni", che vede insieme realtà di movimento come il progetto Rebeldìa insieme a partiti come Sel e Rc, ad associazioni come Legambiente, Sinistra Per, Unione Inquilini; l'Ex Colorificio potrebbe essere una qualsiasi ex fabbrica come ce ne sono tante in Italia, e per questo il suo futuro non tocca solo le coste toscane.

Recupera. Perché recuperare significa sapere "cosa", e quindi mappare i luoghi. A questo è servito il video realizzato dal quotidiano Pisanotizie in collaborazione con Sel e proiettato venerdì (14 dicembre); trenta minuti per dare nome e indirizzo alle centinaia di finestre chiuse, luoghi che parlano della città e del progetto di svendita dei suoi beni immobili: "Un disegno avviato nel 1860 - ricorda Carlo Scaramuzzino, consigliere comunale di Sel - e comune a tutte le città italiane".

Recupero non solo dei luoghi pubblici, ma anche dei rapporti sociali e di lavoro che gli assetti urbanistici di un trentennio hanno fisicamente separato e diviso. "Da una parte della città si dorme, nell'altra si lavora, così che i pezzi della città via via si svuotano a fasi alterne, per riempirsi nuovamente, a orari rigidi, e talvolta senza incontrarsi mai", è la sintesi del prof. Giorgio Pizziolo, docente di Urbanistica all'Università di Firenze.

Che aggiunge: "Recuperare significa ricreare le relazioni sociali perse con questa separazione originaria degli spazi. La frammentazione sociale è anche frutto di scelte urbanistiche: per questa ragione il recupero deve partire dalle aree industriali dismesse, dalla loro bonifica". Maurizio Marcelli, responsabile nazionale salute e sicurezza della Fiom, chiama in causa gli enti locali su questo punto: "Se qui, come altrove, ci sono problemi di inquinamento dovuto all'abbandono del sito da parte della proprietà, occorre che le istituzioni se ne facciano carico".

Riutilizza. Ristabilire il passato o cambiare formula? Per la consigliera regionale della FdS/Verdi Monica Sgherri l'obbiettivo deve essere un modello in cui le relazioni siano il punto di fuga. Che poi significa "supplire all'assoluta mancanza di progettazione delle istituzioni locali, alle quali manca una riflessione sul futuro prossimo, sul 'dopo-crisi'". Da qui la proposta di costituire all'Ex Colorificio "un laboratorio sulle attività possibili, dove chi lavora possa già produrre ed esporre il proprio lavoro", artigiano o immateriale che sia, "in un sistema dove le relazioni rappresentano una risposta alla continuità produttiva di uno spazio. E dove si svolgono attività non inquinanti, che segnino quindi un distacco dal passato".

Una strada che si intreccia con le riflessioni che anche la Fiom sta facendo a livello nazionale. Dice al riguardo Marcelli: "Le occupazioni che mettono al centro il tema del lavoro sono vicende attuali, che chiedono anche al sindacato di fare un salto di qualità e di dare delle risposte sia rispetto al problema 'profilo industriale/salute pubblica', sia al rilancio della democrazia nei luoghi di lavoro". I 14.000 metri quadrati dell'Ex Colorificio Toscano possono quindi diventare altro da ciò che sono stati? Anche Marcelli appoggia l'idea di un laboratorio di pratiche, e auspica che la battaglia politica corra su due fronti, "la salute e il lavoro", a partire da alcune importanti scadenze: "Nelle prossime settimane le Regioni dovranno individuare i progetti per i quali chiedere i finanziamenti all'Unione Europea nell'ambito del riuso delle aree dismesse e da bonificare nell'arco di tempo che va dal 2014 al 2020".

Riqualifica. Se la Regione Toscana accogliesse ciò di cui parla Sgherri sul superamento dello "ius edificandi" nella proposta di legge sulle aree industriali dismesse, sarebbe già un passo avanti, una vera prima spinta alla riqualificazione. "C'è un'ipocrisia di fondo", dice la consigliera regionale, "i diritti non sono eterni, ma la proprietà sì, e con essa il diritto a costruire. Le cosiddette riqualificazioni che finiscono con la demolizione e ricostruzione delle stesse, ingenti volumetrie, con finalità stravolte rispetto a quelle originarie - rendita e non più lavoro - devono essere fermate. Il diritto a edificare deve essere vincolato alla funzione originaria e per il tempo della sua durata; se è di tipo produttivo, non deve essere inquinante".

Per l'esperienza pisana della ex fabbrica di vernici, riqualificare può significare cogestione degli spazi e del lavoro, ma può voler dire qualcosa in più. È lo stesso Pizziolo a spiegarlo meglio: "Ricomposizione sociale e ricostruzione ambientale sono operazioni che vanno portate avanti insieme. L'una aiuta l'altra: ricostruisco un rapporto sociale in quanto mi trovo in ambienti, luoghi in cui posso operare e ricominciare a proporre attività, anche economiche e produttive, verso la costruzione di condizioni per un'economia diversa. Allo stesso tempo riconquisto situazioni urbane perdute".

Da cui l'ultima, improvvisa "R", quella di Riconquista. Calza a pennello anche per le carte che il sindacalista della Fiom esorta a non dimenticare: "C'è un archivio all'Ex Colorificio, oltre 50 anni di storia della fabbrica. L'Università di Pisa avrebbe tutto l'interesse nonché il dovere di farsene carico. Le competenze in questa città non mancano certo".

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