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Lunedì 21 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 14:32
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Un giorno, 32 anni fa, Valerio Verbano!

Poche parole per una morte impunita, per un compagno e un amico ricordato. Poche parole per quel maledetto 22 febbraio 1980, per quell’omicidio vigliacco, per i giornali borghesi che scrissero “Ucciso un autonomo”, no non un ragazzo, un “autonomo” per loro un pericolo di meno. Poche parole per il mare di menzogne che si sono sparse dopo, per i depistaggi, per i tentativi di infangare la morte e la vita spezzata di Valerio. Tante parole per i suoi genitori, per Carla che ancora continua a chiedere giustizia, per chi nei cortei di quei giorni gridava che era morto un partigiano, per una manifestazione in cui il movimento di allora venne caricato fin dentro il cimitero del Verano. Poche parole per quel funzionario di polizia rimasto sconosciuto che  sparava dalla finestra del commissariato di S. Lorenzo, per chi menava e lanciava lacrimogeni, per chi fece bruciare i banchi dei fiorai per dare colpa ai teppisti, salvo poi essere smentito dagli stessi fiorai. Tanti ricordi per le continue manifestazioni, anno dopo anno, in quel quartiere frontiera, per le corse nelle vie spettrali, per le lacrime versate e ancora vive davanti ad una lapide, per una memoria che non muore, che nessun sindaco democratico potrà mai annegare nella palude generica degli opposti estremismi. Tanta fiducia verso i tanti e le tante che 32 anni fa non erano neanche nati, che non hanno vissuto quella stagione di lutti e di conflitti ma sanno nel presente cosa significhi il pericolo fascista, che faccia abbia, come si presenti e come vada affrontato. Qualcuno, poco tempo dopo incise, per Valerio una canzone, cantata con una voce roca e pochi accordi “Questo nun è un corteo, c’è troppo silenzio, Valerio dove sei, t’avemo tutti dentro, questo nun è un corteo, ma neanche un funerale, stamo tutti a pesà, quanto na vita vale. Fumo di lacrimogeni, sempre più acre e amaro, pagherete tutto si, pagherete caro….