Dall'ultimo sciopero a oggi. Come stanno lavorando gli autotrasportatori?Lavorano con enormi difficoltà finanziarie, in attesa di qualche utile provvedimento che possa dare prospettive di sopravvivenza.
Il fermo del trasporto a mezzo bisarche, fissato per il 6 febbraio, è stato rinviato al 20 febbraio 2012. Questa la decisione assunta dal comitato esecutivo di Bisarche Italiane, Associazione settoriale di Trasportounito, dopo la convocazione del Ministero per un confronto tecnico sulle disposizioni dei costi minimi, convocazione prevista per mercoledì 8 febbraio. Con quali proposte si presenta al tavolo tecnico l’associazione? E cosa vi aspettate?
Su questo tema le nostre proposte puntano alla concreta applicazione delle disposizioni normative in merito ad esempio ai costi minimi, al di sotto dei quali si genera insicurezza stradale, ai tempi di pagamento modificando i periodi (da 60 a 30 giorni), alla effettiva remunerazione delle attese nei punti di carico/scarico, alla reale applicabilità degli accordi di programma nei porti e negli interporti, a soluzioni che riducano l'intermediazione parassitaria nel settore. Le attuali disposizioni infatti, nei titoli, sono a favore dell'autotrasporto, nel contenuto e quindi nelle procedure, sono di assoluta inutilità.
Come scenderanno “in strada” il 20 febbraio gli autroatrasportatori padroncini? Qual è il programma?
Il 20 febbraio prossimo le imprese settore del trasporto bisarche, per il quale Trasportounito ha una specifica sezione denominata Bisarche Italiane, incroceranno le braccia poiché lavorare alle attuali condizioni significa rimetterci del denaro ed assumere tutti i rischi che questa attività comporta. E' un settore particolare dove i primi vettori (operatori logistici) abusano spesso della condizione di debolezza contrattuale dei sub-vettori che rappresentiamo determinando una situazione di sfruttamento e di precarietà che non è più possibile tollerare.
I dati che abbiamo disponibili parlano di: 65.000 le imprese chiuse negli ultimi sei anni. Accanto a questo dato un ulteriore riferimento mette in crisi il settore: si stimano circa 20.000 ditte che non riescono neppure a fallire per assoluta mancanza di liquidità. E si arriva al 50% di aziende operative, seppur siano in stato di crisi irreversibile, considerando che ogni impresa è gravata mediamente da circa 200.000 euro di debiti. Tra i piccoli autotrasportatori in sofferenza non mancano oltre 5 mila stranieri, titolari di impresa individuale: nell’ordine risultano marocchini (quasi 800), rumeni (400), albanesi (circa 380) e peruviani (360). Ma a soffrire la crisi, secondo una ricerca che emerge da un’elaborazione dell’ufficio studi della Camera di Commercio, dobbiamo ricordare anche le oltre 1.700 padroncini “donne” che rappresentano il 3,1% sul totale. Ad aggravare la situazione dal 2009 ad oggi, secondo i dati forniti dalla CGIA di Mestre, si è fatta avanti la prepotenza dell’aumento del gasolio pari a + 54,5%, dei pedaggi autostradali da minimo 16,7% e delle assicurazioni che vanno dal 50 al 100%.
A fronte di aumenti così sostanziosi un autotrasportatore oggi deve anche affrontare in media 3.000 euro all’anno per assicurare la motrice di un Tir e 200 euro circa per il rimorchio. Quali sono le risposte e le soluzioni per migliorare le condizioni degli autotrasportatori? A quali numeri si può aspirare per risollevare le loro condizioni?
Occorre agire in due direzioni: quella sui costi e quella sulle regole. Sui costi, per citare qualche esempio, bisogna innanzitutto evitare l'esposizione finanziaria in materia di accise (la parte a rimborso) e consentire il recupero delle addizionali regionali che iniziano ad avere un certo peso, inoltre occorre agire sul versante delle assicurazioni introducendo la Rc professionale con parametri specifici e con l'imposizione di una forcella di costo commisurata alla incidentalità del veicolo industriale; anche gli sconti dei pedaggi autostradali devono essere effettuali con cadenza mensile e non dopo due o tre anni dal termine dell'esercizio. Sulle regole, a parte le urgenti modifiche citate alle attuali disposizioni
normative, occorre una riforma complessiva che semplifichi notevolmente le incombenze amministrative e le procedure operative, unitamente ad una revisione del sistema controlli-sanzioni che appare non solo sproporzionato a danno dell'autotrasporto ma addirittura confuso e spesso contraddittorio.
Cosa chiede l'autotrasportatore a Monti?
Il Governo Monti deve comprendere che l'autotrasporto, cerniera dell'economia nazionale, soffre due tipi di crisi, una generale di carattere economico e l'altra, ancor più grave, di carattere strutturale. Il mercato selvaggio di questi ultimi anni, volto principalmente al costante ribasso dei corrispettivi dei servizi di trasporto, ha indebolito le strutture imprenditoriali ed ha costretto migliaia di imprese, che non avevano più la possibilità di accedere al credito, ad autofinanziarsi con l'erario. La crisi economica ha notevolmente aggravato la situazione al punto da generare una pericolosa distorsione del mercato e cioè sopravvivono le imprese che non osservano le norme mentre chiudono coloro che provano a rispettarle. Crediamo sia opportuno ed urgente, considerato che siamo al quarto anno di crisi, l'introduzione di un condono (di carattere generale) utile per le casse dello Stato ma ancor più importante per far ripartire le imprese con la necessaria fiducia.
Come sono tutelati oggi gli autotrasportatori?
Paragonando l'autotrasporto italiano a quello di altri Stati dell'Ue possiamo affermare che le imprese italiane di questo settore non sono tutelate, nel senso che, pur essendo assente una strategia complessiva del sistema dei trasporti, l'anello più debole della filiera produttiva non possiede i necessari strumenti di tutela né, tantomeno, le minime garanzie per un mercato legale e trasparente.





