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Verso il 9 marzo. Intervista a Giorgio Cremaschi: "Il Pd come il Pasok, perde su la ragione sociale"
In queste ultime settimane l’iniziativa della Fiom, spostata per ben due volte, si è andata caricando di significati molto precisi, per lo più politici…

C’è stata inizialmente una discussione all’inizio di gennaio sull’alternativa tra manifestare di sabato o fare lo sciopero il venerdì. Una serie di eventi hanno portato allo sciopero. Sia per i suoi motivi che per il contesto degli altri elementi politici e sociali – dinamiche in cui le lotte dei metalmeccanici hanno finito per calarsi sempre con puntualità – l’iniziativa traguarda una prospettiva più vasta. Questa manifestazione è parte ed è collocata dentro un risveglio di mobilitazione, di lotta e di presa di coscienza contro Monti e quello che rappresenta. Dopo la gelata e l’impotenza degli scorsi mesi il movimento torna protagonista. La Fiom ha assunto questi significati così come la lotta della Tav. Il significato generale della lotta contro la Tav è l’esatto opposto di una lotta Nimby. Nymbi è Monti che segue interessi particolari. La lotta contro la Tav ha riscosso il consenso di tanti e tante in tutto il paese perché è la lotta contro lo strapotere della lobby finanziaria. E’ lo stesso segno che ha avuto la lotta della Fiom contro la Fiat. Ha agito lo stesso meccanismo di identificazione generale. Riguarda cose concrete ed è anche il “No” che indica una via di uscita dalla crisi, di segno nettamente contrario a quella che ci propone Monti basata sul supersfruttamento dell’uomo e della natura. Dopo il periodo di pesante passività e del disastro sulle pensioni, di cui solo adesso cogliamo la portata - infatti l’Unione europea può vantare che da noi c’è il sistema pensionistico più brutale d’Europa – si apre una fase nuova.

Chi sono i passivi in questa fase?
La passività sindacale di Cgil Cisl e Uil, devo dire, continua sull’Articolo 18. La passività politica e il conformismo di palazzo continuano, ma comincia ad esserci un risveglio.

Ecco, appunto nuova fase. Come sta interpretando la Fiom quella tu chiami una nuova fase?

Penso che, per usare un vecchio termine, la manifestazione della Fiom è un elemento necessario ma non sufficiente. Il punto di fondo che la Fiom da sola non può affrontare è uscire dalla dimensione delle singole vertenze e costruire una vera opposizione e alternativa a Monti e a tutto ciò che lo ispira. Da questo punto di vista vedo come appuntamento decisivo la manifestazione “No debito” del 31 marzo a Milano. Un fronte comune contro quel governo economico della crisi che è lo stesso ovunque. Marchionne ha detto che di Monti gli piace tutto. E credo che in questo sia ricambiato. Siamo passati da Berlusconi che in qualche modo rappresentava un elemento regressivo e caricaturale a un governo che rappresenta la destra europea nella sua forma più limpida e pura. Quella che oggi usa la crisi per una drammatica ristrutturazione delle aziende in Italia e in Europa pensando che con la privatizzazione ulteriore si possa uscire dalla crisi e ripartire. Penso che questa ricetta sia fallimentare nel tempo, però è quella che stanno usando da per tutto. La differenza da Berlusconi è che con lui ci potevamo permettere di essere provinciali, con Monti non possiamo più. Ovvero bisogna andare al nodo della crisi del capitalismo. La costruzione di un fronte alterativo a quello di Monti.

Dicevi, destra europea. E il centrosinistra italiano?

Il Pd è dentro questa crisi. E’ messo come il Pasok greco che in questa situazione sta semplicemente perdendo la sua ragione sociale. La sua è una funzione di partito di centro che sostiene Monti. Monti in Europa si è espresso per la conferma di Sarkozy contro Hollande che chiede di ridiscutere la politica economica della destra europea. Il Pd, che in Francia sostiene Hollande e Sarkozy in Italia, non è più in grado di rappresentare una idea politica. Non si può trasformare in giochini politici la crisi di scelte che ha questo partito. Il fatto che non vengano alla manifestazione della Fiom è la loro debolezza. Non c’è dubbio che chi sarà in piazza in parte è nella maggioranza dell’elettorato del Pd. Il non venire è l’inizio della crisi.

 

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