Killer con la macchina fotografica. Lo squallore indescrivibile del Giornale, del suo direttore e del suo editore.
"Col cuore a forma di salvadanai", cantava il grande De André. Come descrivere altrimenti l'essere ignobile che ha avuto il coraggio di scattare una foto terribile e atroce ad una delle ragazzine rimaste ferite dall'attentato alla scuola di Brindisi. Una foto scattata con la stessa logica orrenda del killer, riprendere il dolore e le ferite di un corpo violentato. Serve all'informazione? Serve a far scattare maggiore indignazione verso un atto che non ha termini di paragone? No, serve a far vendere più copie al giornale e a chi lo vende, serve a sbattere in prima pagina una minorenne che di quelle ferite pagherà a lungo le conseguenze. Ma lo sanno questi luridi venditori di immagini cosa significherà superare fisicamente e psicologicamente un trauma del genere? Lo sanno coloro che avranno sorriso per lo scoop da prima pagina a quali tutele dovrebbe essere sottoposta la dignità e la vita di una ragazzina? Avrebbero fatto lo stesso se in quella foto fosse stata ritratta la propria figlia? Si lo sanno ma se ne sono sbattuti. Lo sanno ma hanno preferito far si che il Giornale potesse essere esposto nelle edicole, venduto, venduto, venduto, perché solo questo conta. Non inganni il titolo indignato, non inganni la maschia e potente virulenza con cui a nove colonne si condanna quanto accaduto. Occorre quella foto, una foto che la minorenne ritratta vedrà davanti a se mille e mille volte, che le ricorderà per sempre la violenza subita, per cui sarà riconosciuta e ricordata da tutto il paese, magari con pena e commiserazione. Ferite su ferite, dolore su dolore, ma è dolore che fa vendere, che permette ad una copertina di essere ricordata. E allora c'è da augurarsi che la ragazza e i suoi familiari, trovino, quando avranno la serenità d'animo per poterlo fare, la forza per denunciare la violenza subita. C'è da augurarsi che l'Ordine dei giornalisti e lo stesso sindacato, prendano provvedimenti pesanti verso chi ha scattato la foto, l'ha venduta, l'ha messa in pagina, l'ha voluta pubblicare con grande risalto. Quella foto, uscita sul "Giornale" di domenica mattina deve sparire come dovrebbero sparire queste logiche infami con cui si traveste il diritto all'informazione. Dimentichiamo quella foto ma non dimentichiamo chi ha calpestato ogni carta deontologica, ogni minimo istinto umano in nome della logica di mercato. Una logica che passa tranquillamente sopra la vita e la figura di una figlia di lavoratori, di una giovane donna presa in un momento di totale fragilità. Neanche li si può chiamare sciacalli, gli autori della prima pagina, quegli animali contribuiscono ad un ecosistema, perché accostarli a esseri così miseri.
"Avete ancora la libertà di pensare ma quello non lo fate e in cambio pretendete, la libertà di scrivere e di fotografare. Immagini geniali e interessanti ,di presidenti solidali e di mamme piangenti e in questa Italia piena di sgomento, come siete coraggiosi voi che vi gettate senza pensare un momento. Cannibali, necrofili, deamicisiani astuti e si direbbe proprio compiaciuti... voi vi gettate sul disastro umano col gusto della lacrima, in primo piano" (G.Gaber)
"Avete ancora la libertà di pensare ma quello non lo fate e in cambio pretendete, la libertà di scrivere e di fotografare. Immagini geniali e interessanti ,di presidenti solidali e di mamme piangenti e in questa Italia piena di sgomento, come siete coraggiosi voi che vi gettate senza pensare un momento. Cannibali, necrofili, deamicisiani astuti e si direbbe proprio compiaciuti... voi vi gettate sul disastro umano col gusto della lacrima, in primo piano" (G.Gaber)
