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Chi ha paura dei no tav?
Prima di tutto la notizia. Sabato prossimo vi sarà a Chiomonte una manifestazione di massa Notav: una passeggiata lungo le reti che vedrà sfilare in pieno giorno decine di migliaia di manifestanti ad un metro dalle reti del cantiere.

Poi un commento relativo a sabato notte. Passa il tempo: i giorni, i mesi, gli anni, addirittura le decadi ormai. Eppure l’eterno ritorno del sempre uguale non tradisce mai. Ancora una volta, dopo gli incidenti di sabato notte, il partito trasversale pro Tav pesta sul tasto della divisione tra i buoni valligiani che erano a casa e i cattivi bu bu nero vestiti che hanno addirittura assaltato il cantiere. Premessa per i molti che non sono mai stati in val Claera: dicasi cantiere un ex bosco spianato grande come due campi da calcio circondato da barriere difensive degne della Striscia di Gaza. Dentro il rapporto tra operai e soldati è pari ad uno ogni dieci.

Bene, questo prezioso esempio di spreco italico sabato notte non è mai stato in pericolo e solo simbolici danni sono stati “inflitti” ad una struttura difensiva che prevede muri alti tre metri, filo spinato, foto cellule, idranti, gas lacrimogeni, sistemi di illuminazione e video a ripresa continua e molto altro. In una conferenza stampa la Questura torinese ha messo in mostra le armi sequestrate ai manifestanti: una fiondona gigante, bulloni, piccozze, bastoni, maschere antigas... Secondo i giornalisti locali, poi malamente scopiazzati da quelli nazionali o per piaggeria o per pigrizia, durante il pomeriggio di sabato gli anarchici avrebbero preso il controllo della situazione: «Stasera si fa come diciamo noi» avrebbero detto battendo il pugno sul tavolo di plastica del campeggio, con grande scorno dei valligiani che mestamente hanno abbassato il capo. Una specie di colpo di stato. Sono ovviamente ricostruzioni dilettantesche dettate dall’ignoranza diffusa, perfino di coloro che infiltrati dentro il campeggio di Chiomonte, a decine e facilmente riconoscibili, hanno captato commenti dei ragazzi che vagavano in attesa della gran soirèe.

Il movimento Notav ha varie anime che trovano punti di mediazione rispetto alle azioni da intraprendere affinché lo scempio ambientale ed economico in corso venga fermato. Punto. Non è difficile da capire. Questo fa, dovrebbe fare, capire un concetto semplice: puoi portare la bomba atomica in val Susa ma se non “controlli” il cuore ed il cervello di chi la vive non otterrai mai la pace sociale necessaria per fare alcun che. E’ un territorio impervio culturalmente per chi si ferma a schemini da terza elementare ed a giocare con i soldatini.

Ora è chiaro il perché tutti vorrebbero dividere la “parte sana del movimento che protesta pacificamente dai violenti”. Ma così non è perché le varie parti di cui si compone il popolo Notav semplicemente dialogano e decidono insieme cosa fare. Se si decide di non far volare un sasso facendo sfilare 80.000 persone ad un metro dalle reti questo accade. Questo avverrà domenica prossima. Se invece si decide per il pandemonio così è. Sono questi processi sui quali i rappresentanti istituzionali aderenti al movimento Notav non possono che esprimere informalmente il loro parere che può essere accolto o rimanere inascoltato. Se i giornalisti continueranno a raccontare la balla della doppia filosofia, d’altronde la categoria eccelle nella conoscenza della doppia morale, la situazione non potrà che peggiorare ancor più.

A fronte di una dèbacle quotidiana, tra pezzi di Corridoio n 5 che finiscono in soffitta, dimissioni fra le menti più esposte del progetto, bilanci di interi stati sanguinanti, l’unica idea dogmatica che resiste è il bucone nella montagnona.

Probabilmente perché qualora il movimento riuscisse a far cadere il progetto questo avrebbe un significato politico dirompente, ovvero: le minoranze che hanno ragione se con determinazione lottano possono far saltare il banco, e portare così beneficio alla maggioranza di indifferenti che spopola in questo paese.

Il Tav non è più, e probabilmente non lo è mai stato, una linea ferroviaria.

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