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Gli immigrati, la sanatoria e le offerte-truffa. "Per 500 euro ti procuriamo noi il permesso"
il video. In fondo a via Padova, superati un'agenzia di scommesse e due centri massaggi, un'insegna bianca e blu offre «mediazione e consulenza sociale, pratiche amministrative per stranieri». La porta è sulla strada, socchiusa, vetro fumé. Vi occupate anche della sanatoria 2012? L'uomo coi baffi fiuta i polli, fa alzare i compari seduti davanti alla scrivania e s'affretta a porgere la sedia: «Prego».
Abbiamo una badante peruviana da regolarizzare. «Nessun problema», risponde, l'accento è magrebino. Lei ci può aiutare? «Faccio tutto io». Sappiamo, però, che la signora dovrà dimostrare di essere arrivata entro il 2011, forse non ha i documenti giusti... L'uomo ha colto: «Non c'è problema - fa con le dita il gesto dei soldi - basta pagare un pochino... Siamo in Italia, si può fare tutto». Anche fabbricare carte false.
Per svelare quanto costa dà appuntamento al giorno dopo, questa volta abbassando la voce. Al secondo incontro, come promesso, presenta il conto: «Servono 500 euro... - sussurra -. Se prendi fiducia, quella cosa lì posso farla io...».
Era già successo con la sanatoria 2009. Un'indagine dell'associazione Naga calcolava che nel 27 per cento delle domande respinte spesso s'annidava un imbroglio. Una su quattro: a Milano e provincia significava 10 mila documenti taroccati. Ai quali s'aggiungevano le «truffe-truffe»: i casi in cui gli immigrati erano stati solo illusi e le domande neppure presentate. Un giro d'affari totale di almeno 53 milioni di euro.

PERMESSI-TRUFFA - Può accadere ancora? «Il mercato ormai è ben consolidato - osserva l'avvocato Pietro Massarotto, presidente del Naga -, gli strumenti legali per fermarlo sono scarsi, gli stessi soggetti che hanno fatto truffe in passato continuano a farle, e anche questa sanatoria si presta...». Due i punti deboli del decreto, valuta Riccardo Piacentini, responsabile del dipartimento immigrazione della Cgil. «Primo, la sorte del lavoratore dipende completamente dal datore di lavoro. Secondo, il requisito della presenza almeno dal 31 dicembre 2011 crea discriminazioni e favorisce il mercato dei falsi». Perché è in questi spazi molli che s'inserisce il truffatore. «Il mio "padrone" non mi vuole regolarizzare oppure mi chiede soldi per fare la domanda: a ogni assemblea ne abbiamo sentiti almeno tre o quattro di questi argomenti», racconta Piacentini. Il «mediatore» in questo caso offre titolari di azienda fasulli, anziani bisognosi di badante che non esistono, e il raggiro è più complesso (e costoso).

CARTE TAROCCATE - Oppure, punto due, come è successo al Corriere , lo sportello equivoco produce carte taroccate che rispettino le date fissate dal decreto (una clausola che non si applicava dalla sanatoria '98). Timbri sul passaporto, fogli di via, multe, ricoveri, forse pure tessere dell'Atm: su quali siano le «prove» ammesse non c'è ancora chiarezza. È prescritto che debbano essere rilasciate da «organi pubblici», ma anche in questo caso l'ambiguità aiuta i falsari.
Alla sala Grandi della Cisl ieri mattina, primo giorno di sanatoria, si è tenuta un'affollatissima assemblea. La Fondazione Leone Moressa prevede 118 mila possibili regolarizzazioni in Lombardia, le stime del sindacato ne calcolano 50 mila tra Milano e provincia. Ma tra costi e difficoltà la preoccupazione è che molti lavoratori restino sommersi. «Noi stiamo consigliando la massima calma, per poter chiarire i punti oscuri - dice Maurizio Bove, responsabile delle politiche migratorie della Cisl -. Agiremo legalmente contro i datori di lavoro restii, certo, ma già prevediamo molte truffe...».

 
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