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Roma, occupazione stabile Acea: il primo novembre festa popolare
Prosegue l'occupazione nello stabile abbandonato dall'Acea da sette anni di via Tor de Schiavi 101. L’iniziativa è di un gruppo di profughi e richiedenti asilo.

E' stata avviata la pulizia dei locali e completata la pulizia del cortile il cui uso pubblico verrà inaugurato con una festa il prossimo primo novembre.

Tutti i cittadini e le cittadine del quartiere sono invitati, insieme a tutti coloro che vogliano manifestare solidarietà con gli occupanti.

“Casa per tutti” e “La Costituzione è la nostra casa”, sono le scritte sugli striscioni appesi in Via Tor de’ Schiavi in questi giorni.

“Siamo un gruppo di profughe-i e richiedenti asilo – dice il portavoce del gruppo - ma più semplicemente siamo donne e uomini senza una casa, senza un tetto dove dormire la notte e ripararsi dal freddo. Perciò l’altra sera, stanchi di aspettare, abbiamo deciso di occupare uno stabile. Quello che abbiamo trovato al nostro arrivo sono stati calcinacci, erbacce, incuria ovunque. Fin da subito abbiamo iniziato a ripulire alla meglio qualche spazio per passarci la notte, e questo sarà il nostro principale lavoro per i prossimi giorni e settimane. Siamo donne e uomini di pace. Ci presentiamo con i nostri problemi, ma non vogliamo crearne agli altri”.

Gli occupanti chiedono a tutte e tutti le-gli abitanti del quartiere, di sostenere l'occupazione pacifica, “che vuole soltanto restituire a Centocelle uno stabile che serva a qualcosa ed a qualcuna-o, che sia cioè utile alla collettività e oltre a diventare luogo di dimora sia anche spazio di socialità”, comes si legge sul volantino distribuito alla cittadinanza per far conoscere lo scopo dell’occupazione sostenuta dai Circoli PRC di zona, primo fra tutti il Circolo PRC di Torpignattara – di cui una decina degli occupanti sono parte attiva – naturalmente dal Circolo PRC di Centocelle da altri cittadini di Roma accorsi in seguito al tamtam sui social networks con cose di prima necessità.

L'assemblea degli occupanti ha discusso la proposta del Comune di trasferimento in un centro di accoglienza. Unanimemente è stato ribadito che l'obiettivo dell'occupazione è una casa e non l'assistenza. Si è comunque deciso di chiedere per i prossimi giorni un incontro con l'assessore ai servizi sociali e con il vicesindaco per conoscere meglio la proposta e per una valutazione comune sulle possibili soluzioni.

L'assemblea ha anche avanzato la proposta di includere lo stabile di via Tor de Schiavi nelle iniziative di autorecupero dichiarandosi disponibile a collaborare con il proprio lavoro per il recupero ad uso abitativo e sociale dello stabile.

L'immobile di via Tor de Schiavi 101 era destinato a contenere l'Unità operativa locale n. 37 dell'ACEA ed è stato dismesso in data 1 dicembre 2006. Nel Piano regolatore vigente l'immobile è destinato a "Infrastrutture tecnologiche" (impianti e attrezzature funzionali all’erogazione di pubblici servizi, quali centrali elettriche, impianti di stoccaggio del gas, impianti di depurazione, ecc). Le norme tecniche di attuazione del Piano regolatore prevedono che in caso di dismissione dei servizi tecnologici il Comune abbia il diritto di prelazione sullo stabile.

Sulla vicenda c’è un comunicato di Sinistra per Roma. “Esprimiamo solidarietà nei confronti dei senza casa che sabato scorso hanno occupato lo stabile di via Tor de Schiavi 101 chiedendo che venga recuperato ad uso abitativo e sociale.
L'ACEA, che lo aveva abbandonato all'incuria e al degrado da sette anni, si preoccupa solo ora, attraverso una denuncia alla polizia, chiedendone lo sgombero affinchè resti nuovamente vuoto ed inutilizzato.Facciamo appello al Prefetto e al Sindaco (che è il maggiore azionista di Acea) perché sia scongiurato un intervento assolutamente ingiustificato che provocherebbe solo ulteriori disagi e darebbe il via a ulteriori occupazioni».
«La grave situazione abitativa - proseguono i segretari di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani - determinata della mancanza di case popolari e da un mercato immobiliare che ha raggiunto costi insostenibili, non può essere trasformata in problema di ordine pubblico».
«Serve un piano di riutilizzo e autorecupero dell'immenso patrimonio
pubblico romano e di requisizione degli alloggi invenduti per dare una
risposta immediata al bisogno abitativo evidenziato da oltre 70 occupazioni e dalle oltre 10.000 domande raccolte dal bando per le case popolari».

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