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Blocco sfratti? Dal governo solo chiacchiere. De Cesaris: "Pronti alla mobilitazione in oltre 50 città"

Movimenti e sindacati sono stati chiari durante l'incontro al ministero lo scorso 22 ottobre chiedendo anche il blocco degli sfratti. Ma "dal prossimo 1 gennaio partiranno due fondi operativi per l'emergenza abitativa grazie ai quali verranno stanziati 100 milioni come sostegno agli affitti delle famiglie meno abbienti, e 40 milioni per le cosiddette "morosità incolpevoli" - ha dichiarato Maurizio Lupi, il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi - alla Conferenza unificata sulla casa". Queste alcune delle risposte di oggi. Di fatto, dunque, per il blocco degli sfratti, un altro No.

Paolo Di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani, presente alla manifestazione di oggi è stato chiaro: "Sono briciole le misure del Governo. Il 10 novembre come movimenti dell'abitare per la casa ci ritroveremo in coordinamento con analoghe manifestazioni nelle capitali europee". Come dire? L'assedio è solo cominciato.

"La mia impressione - si è poi espresso Walter De Cesaris, Segretario Nazionale Unione Inquilini commentando i risultati della riunione - è che il governo agisce solo a chiacchiere. Di fatto non ha presentato nessun provvedimento, ma ha solo parlato. Allo stato attuale per i fondi di sostegno alla morosità incolpevole parliamo di 20.000.000 di euro. E non sono sufficienti. Infatti - ha aggiunto - bisogna tener presente che parliamo di 70.000 famiglie sfrattate per morosità e solo nel 2012".

Quale sarebbe dovuta essere oggi, dunque, la risposta del governo? "Dati i numeri della precarietà abitativa, nel caso specifico degli sfratti, se il governo decide di volerli risolvere con i fondi, dovrebbe aumentali di 10 o venti volte. 40.000.000 non sono sufficienti. Sono peraltro i 20.000.000 per il 2014, e i 20.000.000 per il 2015. Per questo proseguirà la nostra battaglia contro gli sfratti -ha concluso. - A novembre in oltre 50 città italiane faremo mobilitazioni straordinarie contro gli sfratti per favorire il passaggio da casa a casa."

Era per questa mattina a piazza Montecitorio l'appuntamento dato dai Movimenti per il diritto all'abitare, e per i loro sostenitori, studenti, studentesse, precari, migranti e per tutte le realtà sociali scese in piazza il 19 ottobre, rimaste più che deluse dopo che gli stessi movimenti del diritto all'abitare e i sindacati, in due differenti appuntamenti, hanno incontrato il Ministro Maurizio Lupi, del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.
Da Lupi anche in quell'occasione infatti era già arrivato "il no al blocco degli sfratti" e dai movimenti la loro risposta: "E' inutile stare qui davanti a un ministero che non sa ascoltare le esigenze – aveva dichiarato Paolo Di Vetta - perché non c'è la volontà di mettersi in relazione con la piazza. Il 31 ottobre saremo in Parlamento".

E così oggi è stato. Dopo circa un'ora e mezza di corteo il presidio partecipatissimo sotto Montecitorio ha scelto di aggirare lo sbarramento pesante di forze di polizia muovendosi in corteo proprio per le strade del centro di Roma.
I movimenti sono riusciti a raggiungere via del Tritone, ma proprio qui sono stati bloccati dalle forze dell'ordine che hanno impedito di avvicinarsi all'incrocio con via della Stamperia, dove c'è la sede del Ministero degli Affari Regionali dove era in corso la riunione.
Lanci di lacrimogeni da parte della polizia. I movimenti hanno così mostrato forte preoccupazione all'interno del corteo e proprio per questo avrebbero esortato gli altri manifestanti: "Venite tutti qui davanti, non abbiate paura e non cadete adesso in provocazioni".
La reazione di un gruppo di attivisti - non il più numeroso - è stata il lancio di uova, bottiglie e frutta contro gli agenti.
Fumogeni accesi anche in piazza Montecitorio quando è giunto il corteo di manifestanti. In migliaia hanno riempito la piazza proprio davanti all'obelisco, tutti compatti e schierati con in pugno i loro striscioni: "Alzatevi dalle poltrone", "Basta con le grandi opere inutili", "Stop sfratti, sgomberi e pignoramenti".

"Oltre il 10 novembre anche il 9 ci ritroveremo qui a Roma. Siamo pieni di rabbia.", ha dichiarato Paolo Di Vetta. Qualcuno ha parlato di violenza, che rischia di mettere a repentaglio la lotta dei manifestanti, in queste circostanze, ma Di Vetta non ha lasciato adito a fraintendimenti: "La violenza la fa chi ci ha messo in queste condizioni. Faccio un esempio: guadagnava 1080 euro al mese. Non ce la faceva a mandare i figli a scuola. Quando uno si vede buttato per la strada, come e' accaduto a una signora coi suoi tre bambini - ha aggiunto - mandati via con sei blindati, diverse macchine e gli agenti in tenuta antisommossa, be' quella e' la violenza, non la nostra. Qui accadono cose che trasformano le persone. Anche quelli che fino a ieri non ci pensavano a scendere in piazza adesso lo fanno perché non ci sono altre strade". E' chiaro il riferimento di Di Vetta allo sfratto di ieri avvenuto all'alba a Roma nella zona di Centocelle, e che ha messo per strada una famiglia con tre figli minori.

Insomma, per la lotta per il diritto alla casa non è questo il tempo di arretrare.

il video dei movimenti: Indietro non si torna! #31O la #solllevazione continua...

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