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Pisa, l'ex Colorificio a rischio di sgombero. L'appello di giuristi ed urbanisti: "Difendiamo il bene comune"

Dopo 100 giorni l’occupazione dell'Ex-Colorificio Toscano di Pisa è a rischio di sgombero. La multinazinale J-Colors, dopo averla abbandonata da oltre cinque anni, ha deciso di riprendersela. . A difesa dell’esperienza del Municipio Beni Comuni sono scesi in campo docenti universitari e studiosi di urbanistica che hanno stilato un appello rivolto alle istituzioni per bloccare l’iniziativa dell’azienda. “Noi giuristi e docenti universitari esperti in materia proprietaria e costituzionale – si legge nell’appello, firmato da molti nomi noti tra cui Settis, Lucarelli, Rodotà e Mattei - riteniamo del tutto inammissibile e potenzialmente produttivo di conseguenze politiche e giuridiche, che il Comune di Pisa invece di valorizzare e incoraggiare questa importante esperienza di uso generativo della proprietà privata, consenta lo sgombero del Municipio dei Beni Comuni dal Colorificio Liberato. Non ci par dubbio che debba ritenersi costituzionalmente prevalente l’azione di valorizzazione dell’immobile rispetto allo stato di abbandono e di degrado cui esso stesso è sottoposto, di per sé idoneo a configurare un’ipotesi di abuso del diritto di proprietà”. “Nel ricordare al Prefetto e al Questore – continua il testo - che solamente in modo gravemente lesivo delle proprie prerogative legali e costituzionali potrebbero procedere al di fuori dei limiti di legge e del controllo preventivo giurisdizionale ordinario, ci dichiariamo disponibili a collaborare nella ricerca di una soluzione giuridica che consenta la piena valorizzazione sociale e l’ accesso al bene comune contemperando le ragioni della produzione e generazione di beni comuni con quelle della proprietà”.

Da oltre cinque anni un'area di 14.000 mq dove per quasi un secolo centinaia di lavoratori hanno prestato la loro manodopera è stata lasciata in stato di abbandono e degrado a poca distanza dal Campo dei Miracoli di Pisa. La multinazionale J Colors non ha più alcun interesse in termini produttivi, visto che dal 2010 l’immobile non è più a bilancio e dall'aprile 2012 l'azienda ha comunicato ufficialmente la cessazione dell'unità operativa, sospesa già negli anni passati con il licenziamento degli ultimi operai da Gennaio 2009. Dal 1998, poi, ha cercato più volte di vendere l'area senza riuscirvi.

Numerose, infine, le richieste al Comune di Pisa per ottenere una variante urbanistica che mutasse la destinazione d'uso dell'area da produzione di beni e servizi a residenziale.L'interesse meramente speculativo è confermato inoltre dal breve tempo intercorso tra l'acquisizione dell'area e del marchio da un secolo pisano del "Colorificio Toscano", e la prima richiesta di variazione d'uso e collaterali trattative di vendita che è stato di soli venti giorni. Le uniche operazioni che la J Colors ha effettuato sono state alcuni trasferimenti di macchinari dalla sede pisana a quella di Verbania

Municipio Beni Comuni ha intanto cominciato a dar corso ad alcune attività, come la Ciclofficina, la palestra popolare e la parete d'arrampicata, attività sociali e culturali sia di tipo musicale, come i vari festival hip hop, hardcore o reggae, “che hanno dato risalto alla scena musicale pisana indipendente, o teatrale”, come anche iniziative di approfondimento e discussione. L'ex-colorificio inoltre è stato protagonista di importanti giornate dedicate all'arte, in cui le mura lasciate al degrado e all'usura del tempo hanno ripreso vita attraverso importanti murales di giovani artisti locali, ma anche attraverso l'arte principiante di giovani artisti di quartieri pisani disagiati, “fino a fare diventare l'ex-colorificio una vera e propria "opera d'arte".

Il 25-26-27 gennaio, poi, si è svolta la "United Colors of Commons", iniziativa che ha visto la partecipazione di centinaia di persone non solo pisane ma da tutta Italia, e la ripresa dell’ importante dibattito giuridico sulla funzione sociale della proprietà privata di cui all’ Art. 42 Costituzione.

“In questo contesto – scrivono i firmatari dell’appello - se ciò che più conta è la funzione che tale bene può rivestire e gli interessi con cui esso è collegato, indipendentemente dalla titolarità pubblica o privata dello stesso, l'ex-colorificio rappresenta un bene comune, che la collettività può anzi deve valorizzare nell’ esercizio della cittadinanza attiva. Tale categoria giuridica trova un riconoscimento anche in giurisprudenza (cfr. SS.UU. sent. n. 3665/2011), dopo essere stata descritta in dottrina e aver trovato un pratico riscontro nella campagna referendaria “acqua bene comune” e nelle esperienze di occupazione del Cinema Palazzo e del Teatro Valle di Roma, del Teatro Marinoni di Venezia, Del Teatro Coppola di Catania, del Teatro Garibaldi di Palermo, al Pinelli di Messina al Teatro Rossi nella stessa Pisa, tutti luoghi riconosciuti come essenziali beni comuni, e recuperati per motivi morali e sociali alla fruizione collettiva. Si noti che tutte le suddette dimostrazioni di cittadinanza attiva sono state accettate da istituzioni del più diverso colore politico”.

Primi firmatari:

Ugo Mattei, Ordinario di Diritto Civile Università di Torino

Luca Nivarra, Ordinario di Diritto Civile Università di Palermo

Maria Rosaria Marella, Ordinario di Diritto Privato Università di Perugia

Stefano Rodotà, Professore Emerito Diritto Civile

Salvatore Settis, Accademico dei Lincei

Alberto Lucarelli, Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico Università di Napoli Federico II

Umberto Breccia, Ordinario di Diritto Privato Università di Pisa

Elisabetta Grande, Ordinario di Diritto Comparato Università Piemonte Orientale

Giovanni Marini, Ordinario di Diritto Comparato Università di Perugia

Federica Giardini, ricercatrice Filosofia Politica Università Roma III

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