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Svezia, continua la rivolta dei migranti. Quinta notte di scontri
Una decina di auto in fiamme, due scuole e un commissariato di polizia attaccati, nella quinta notte consecutiva di scontri nella periferia di Stoccolma, abitata prevalentemente da popolazione straniera. Otto persone sono state arrestate nel corso degli incidenti, ma non risultano feriti, secondo quanto indicato dalla polizia svedese all'agenzia TT. Circa 300 i giovani che hanno dato vita agli scontri e che hanno attaccato le forze di polizia e i pompieri con lancio di pietre.

I disordini, che hanno macchiato l'immagine di nazione pacifica ed egualitaria di cui la Svezia godeva all'estero, hanno scatenato un dibattito nel Paese sull'integrazione degli immigrati, che formano il 15 per cento della popolazione. 

Andreas Bergh, professore associato di Economia all'Università di Lund, nel suo libro Dalle periferie problematiche alle città eccellenti (Fores, 2012), utilizza senza problemi il termine «segregazione».
«La Svezia non ci sa fare con le politiche di integrazione nel mercato del lavoro», spiega. «Rispetto al resto dell'Europa il nostro Paese è quello con il divario più ampio tra svedesi e immigrati occupati. Gli immigrati qui hanno problemi a trovare un lavoro».

Scontri tra giovani immigrati e polizia erano avvenuti nei mesi scorsi, nel centro della capitale. A marzo il piano per l'espulsione degli irregolari approvato dal governo aveva provocato controlli a tappeto nelle strade e in metropolitana e gli agenti furono accusati di fermare le persone sulla base di valutazioni razziste.
Accuse condivise da Bergh, secondo cui anche se le statistiche sulla propensione al razzismo vedono la Svezia agli ultimi posti non è detto che rispecchino i comportamenti reali. Non è un caso che il partito di estrema destra, Sverigedemokraterna, dopo essere entrato in parlamento aggiudicandosi 20 seggi alle elezioni 2010 ora è dato in costante crescita.

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