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Il referendum di Bologna e la sindrome suicida del Pd
NO a qualunque forma di erogazione dei fondi pubblici agli asili comunali privati. Questo il risultato del Referendum propositivo che si è svolto a Bologna il 26 maggio 2013. E che ha avuto l’altissimo merito di rimettere al centro il problema del vulnus all’art. 33 della Costituzione, che stabilisce: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». Una dicitura inequivocabile, quel “senza oneri per lo Stato”, perché la scuola dello Stato è organo costituzionale. Perché la scuola statale è bene comune.

L’opzione A, stop al finanziamento statale delle scuole private, ha ottenuto il 59% (50.517 preferenze), mentre la B, continuare in questa concessione, ha ottenuto il 41% di voti (35.160 preferenze).

Per i finanziamenti si erano schierati Curia vaticana, Pdl e Lega Nord e PD, a cui appartiene il Sindaco di Bologna, che durante la campagna referendaria ha addirittura dichiarato che comunque i fondi alle private non sarebbero stati fatti mancare dal Comune, indipendentemente dal risultato del referendum.

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