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Brutto programma sulla tv pubblica greca
Malgrado le proteste popolari e le promesse del Pasok le frequenze restano bloccate. E malgrado l’ultimatum del governo i lavoratori restano asserragliati nella sede centrale. Toni trionfalistici dei network commerciali, che già controllano l’80% dell’audience. In gioco c’è la democrazia

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Dall’11 giugno circa 2.600 lavoratori della radio-televisione pubblica greca Ert sono asserragliati dentro il palazzo della sede centrale, alla periferia est di Atene, e continuano le trasmissioni, ma questa volta autogestite, con il segnale diffuso in streaming oppure attraverso frequenze analogiche prestate da piccoli canali locali.
Continua anche la trasmissione satellitare dell’Ert World, perché l’Ebu (più nota come Eurovisione) si è rifiutata di oscurare il segnale per «un membro fondatore». Anzi, il presidente dell’Ebu Jean-Paul Philippot e il vice presidente Claudio Cappon hanno lanciato durissimi attacchi contro la decisione del premier greco Antonis Samaras, ma anche contro la Commissione Europea, accusata di atteggiamento pilatesco. Ogni sera, nel cortile dell’Ert, migliaia di cittadini difendono lavoratori e impianti da una possibile irruzione della polizia godendosi un grande concerto che tengono i complessi musicali dell’Ert oppure artisti solidali. L’audience dell’Ert non è mai stata così alta.
L’immediato sblocco delle frequenze e la ripresa delle trasmissioni è stata chiesta ben due volte anche dal Consiglio di Stato. Ma il premier di centrodestra si rifiuta di obbedire. Non è la prima grave illegalità della componente di Nuova Democrazia del governo di coalizione greco. Lo stesso licenziamento in blocco di tutti i dipendenti, tramite annuncio televisivo, è privo di qualsiasi validità legale. Inoltre, l’oscuramento dell’Ert è avvenuto per decreto, senza passare dal Parlamento, ignorando l’articolo 51 della Costituzione ellenica che esige il funzionamento «senza interruzioni» del servizio pubblico.
È noto che la maniera maldestra e autoritaria con cui il premier e il suo ministro dell’Informazione Simos Kedikoglou hanno gestito la questione ha provocato grandi tensioni all’interno dell’alleanza di governo. Di fronte al moto di indignazione popolare, il piccolo partito della Sinistra Democratica è uscito dal governo e dalla maggioranza. I socialisti del Pasok hanno preferito rimanerci, ma imponendo la loro soluzione: l’Ert tornerà a trasmettere «al più presto» con un altro nome ma con lo stesso personale, alleggerito di 600 persone. C’è stato lunedì il rimpasto di governo e la gestione dell’affare Ert è passato nelle mani di un sottosegretario, il giornalista Pantelis Kapsis. Ma per il momento Samaras e i suoi continuano a insistere. Le frequenze rimangono bloccate e sabato Kedikoglou ha chiesto ai dipendenti dell’Ert di sgomberare il palazzo. Un tentativo di braccio di ferro da parte di un governo estremamente debole, quindi molto pericoloso per la democrazia.
Samaras e i diktat della troika
Il problema che deve affrontare Samaras è semplice da descrivere ma difficile da risolvere. In estrema sintesi, un anno dopo la sua elezione, il leader di Nuova Democrazia si è trasformato in mero organo esecutivo dei diktat della troika (Bce, Fmi, Commissione Europea). Una politica che porta sempre più recessione: a fine anno il Pil greco sarà a -5,5%, l’anno prossimo si spera in un -4,5%. In sei anni consecutivi di recessione, la Grecia ha perso il 26% del suo Pil. La disoccupazione si sta avviando verso il 28%, un milione e 800 mila persone, poco meno della metà della popolazione attiva. Quella giovanile ha superato il 60%.
Una catastrofe umanitaria. Ma la cosa peggiore è che tuttora non si vede come quest’austerità possa condurre allo sviluppo e all’uscita dalla crisi. Neanche gli europei si azzardano oramai a fare previsioni, pur insistendo in una politica ormai contestata apertamente anche dal Fmi.
Il premier greco avrebbe dovuto porre con forza ai suoi interlocutori europei la questione degli effetti disastrosi dell’austerità sul paese. Ha preferito invece scatenarsi contro la tv pubblica.
Chi avesse visto la maniera in cui le principali emittenti private greche hanno presentato nelle ultime due settimane la durissima vertenza sulla chiusura dell’Ert, avrebbe compreso perfettamente il tipo di scambio che Samaras ha voluto fare con i padroni dell’informazione privata. Anche se la chiusura dell’Ert rimane tuttora senza una spiegazione ufficiale (Samaras ha parlato di «peccaminosa Ert» e di «scandali», ma probabilmente si riferiva al suo scandaloso ministro Kedikoglou), i canali privati, unanimemente, si sono prodigati in una campagna trionfalistica, insistendo sul «mostro di corruzione finalmente ucciso». Come ci si attendeva, il fatto che l’Ert avesse il bilancio in attivo fin dal 2010 è stato sistematicamente omesso, come pure il fatto che gli “stipendi da sogno” ampiamente pubblicizzati, erano solo quelli dei dirigenti e consiglieri nominati da Kedikoglou. Una disinformazione sistematica, che però ha influenzato poco l’opinione pubblica greca, a conoscenza del cronico legame perverso tra politica e televisioni private.
Succede infatti che, per puro caso, tutti i canali televisivi privati appartengano a imprenditori che hanno forti interessi economici con lo stato. Un esempio: nel canale privato Mega, in cima all’audience, l’azionista di riferimento è l’imprenditore Giorgos Bobolas, a capo del gruppo appaltatore Elaktor e del gruppo editoriale Pegasus. Secondo azionista è il gruppo editoriale Dol, attivo nel campo delle forniture pubbliche. Lo stesso vale anche per gli altri canali, Antenna (gruppo armatoriale Kyriakou), Star (gruppo energetico Vardinoyiannis) e Skai (gruppo armatoriale Alafouzos) e per i canali minori. In cambio del sostegno fornito da decenni ai due partiti che si alternavano al governo, Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok, i canali privati hanno incassato scandalose “facilitazioni” nei loro rapporti con il settore pubblico. Non solo accesso in appalti e forniture, ma anche l’inedita situazione, unica in Europa, di occupare abusivamente frequenze pubbliche senza versare un centesimo allo stato. Oppure di rifiutarsi di pagare le pur ridotte tasse sulla pubblicità trasmessa nonché i contributi per gli impiegati. Va aggiunto che tutti i canali privati chiudono i loro bilanci con forti perdite, spesso coperte da generose iniezioni di liquidità da parte delle banche.
La truffa dell’«infotainment»
Insieme, le emittenti private controllano circa l’80% dell’audience, quindi c’è un controllo forte sull’informazione televisiva. Il modello adottato è quello dell’ infotainment, informazione “leggera”, di facile digeribilità, capace di attrarre spettatori e pubblicità. I greci la seguono, ma si fidano poco. Tutte le ricerche sulla credibilità dell’informazione collocano in basso le emittenti private e in cima la radio-tv pubblica. Controllata, certo, dal governo, ma rispettosa di quel minimo di pluralismo e completezza che i privati fanno sistematicamente a pezzi, sera dopo sera, telegiornale dopo telegiornale.
Ecco quindi spiegata la chiusura brutale dell’Ert. Samaras vuole regalare il monopolio dell’informazione tv ai privati. Ha tentato anche di indire l’asta per le frequenze digitali con l’Ert chiusa e fuori gioco, in modo da attribuirle tutte ai suoi amici editori. Ed ecco quindi il perché di questa grande mobilitazione in favore dell’Ert, in Grecia ma anche in Europa. Senza l’Ert il funzionamento dello stesso sistema democratico subisce un duro colpo. Non è un caso che l’unico partito schierato in favore di Samaras per la chiusura dell’Ert sono i nazisti di Alba Dorata.

(Dimitri Deliolanes è corrispondente dall’Italia dell’Ert)

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