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Lo specchio della situazione attuale. Intervista ad un compagno sul 15 Ottobre
Quasi due anni sono passati dal 15 ottobre 2011, giornata di lotta transnazionale in cui decine e decine di paesi scesero in piazza contro l'austerità e i governi della corruzione. La giornata romana è stata commentata in maniera esaustiva da decine e decine di cronache e commenti. Quello che vogliamo fare oggi è riportare il punto di vista e le considerazioni di un compagno che quel giorno fu arrestato; un'intervista ricca che consigliamo a tutti e tutte di leggere per la profondità degli sguardi su tantissimi temi, e che permette di inquadrare -al di fuori delle parziali e tendenziose letture volte alla criminalizzazione acritica- una giornata senza dubbio tra le più "pesanti" degli ultimi anni di movimento. Soprattutto permette di avere uno sguardo chiaro sulla questione complessiva.

Ok, allora.. Diciamo che stiamo facendo questa intervista con un compagno che è stato arrestato il 15 Ottobre del 2011 a Roma. Ormai è passato un anno e mezzo abbondante e sostanzialmente con l'intervista di oggi volevamo, anche per la voglia del compagno di condividere il più possibile la sua esperienza personale, stiamo facendo questa intervista anche come intervista-dialogo. Per iniziare partirei dal chiederti perché sei sceso in piazza il 15 Ottobre, che motivazioni sostanzialmente ti portavano ad essere in piazza quel giorno.

Questa domanda è molto interessante, io dico sempre una cosa: il non pensare solamente al proprio orticello, e se è rigoglioso e verde il nostro e quello del nostro vicino, di chi ci sta accanto, secca va bene uguale; non funziona così secondo me. Per cui in linea generale mi verrebbe da dire, ecco, che sono sceso in piazza perché non mi va bene che la crisi, questa crisi devastante che hanno creato pochi, pochissime persone a livello mondiale prima e nazionale dopo debba essere pagata da studenti (ed in quanto sono uno studente sento molto vicina la situazione di chi è universitario e di chi è studente liceale), migranti, precari e lavoratori. E poi perché viene devastato e continua a essere devastato quello che è il mondo del lavoro. E' un disegno che è partito molto tempo fa con la legge Biagi, la precarizzazione di quello che era il famigerato posto fisso, posto sicuro. Più in generale sono sceso in piazza perché così non si poteva e ad un anno e mezzo di distanza si ha la conferma che non si può andare avanti.

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