Martedì 25 Febbraio 2020 - Ultimo aggiornamento 12:00
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Facciamo il punto sulla rivolta brasiliana

resizer.jsp

Mi sembra che regni una grande confusione sui notiziari italiani riguardo alle manifestazioni che si svolgono in questi giorni in Brasile. Senza volere fare complesse analisi sociologiche, fisso alcuni riferimenti che forse possono essere di aiuto per una analisi politica.

Procedo per punti e in ordine cronologico.

1- Il Brasile è un paese con enormi zone metropolitane, frutto, qui come altrove, di un capitalismo sfrenato e predatorio. Ad esempio la metropoli della Grande San Paolo ospita 20 milioni di abitanti e quella di Rio de Janeiro 11. In esse convivono ricchezze e tecnologie avanzate con povertà e abbandono. La vita può esservi difficile, con carenza di scuole, abitazioni, ospedali e cattiva mobilità. Sono molto frequenti, direi addirittura settimanali, le manifestazioni organizzate di lotta per salari, contro la speculazione immobiliare, per la difesa delle sorgenti, per una educazione di qualità, contro l’omofobia ecc.

2- All’inizio di giugno è stato dato l’annuncio di un aumento dei prezzi dei mezzi pubblici di trasporto in varie capitali. Subito il Movimento pelo Passe Livre-MPL (Movimento per il libero biglietto) si è mobilitato. MPL è un’organizzazione nata nel 2005 che ha come punto di riferimento la Carta di Principi del Forum Sociale Mondiale. Il suo obiettivo è che lavoratori e studenti non paghino per l’uso del trasporto pubblico. Anch’io ho preso parte alle proteste nel 2010 a San Paolo, quando vi fu l’ultimo aumento delle tariffe. Allora dominava l’amministrazione comunale la destra. Il movimento venne represso con il plauso della grande stampa, tutta in mano all’oligarchia e alla destra.

3- MPL diede inizio alle sua manifestazioni nella città di San Paolo, manifestazioni decisamente represse dalla polizia del governatore dello Stato di San Paolo, legato all’Opus Dei. Sempre con il plauso della grande stampa. Il 13 giugno la manifestazione di circa 5.000 persone (io ero presente) fu massacrata con bombe lacrimogene e proiettili di gomma. Si alzò un clamore nazionale contro questa barbarie. Si formarono cortei contro la repressione poliziesca e si rafforzò l’opposizione contro l’aumento dei biglietti. Altri gruppi si saldarono alle iniziative, come i Giovani contro le spese per la Coppa della confederazioni di calcio, Per il 100% delle royalties del petrolio all’educazione e altre. Allo stesso tempo il tessuto democratico del paese riusciva a limitare l’abuso poliziesco.

4- A questo punto si verificava un fenomeno interessante, e preoccupante. I grandi mezzi di comunicazione cominciarono ad appoggiare le proteste e a fare metodici appelli perché tutti prendessero parte ad esse. La stessa potente rete televisiva Globo sospese le sue famose telenovele per impegnare l’intera programmazione nell’invito a partecipare alle manifestazioni. Le sue riprese erano inoltre sempre dall’alto, tese a mostrare una massa amorfa, senza obiettivi precisi, semplicemente ostile a qualcosa, concretamente al potere centrale. L’appello era solo di mobilitarsi “per il Brasile”, punto e basta.

5- In Brasile è molto sviluppato l’utilizzo di internet e delle reti sociali. Da quando nel 2010 sono state create centrali su questi terreni, legate a iniziative degli USA e orientate a destabilizzare il governo, questa è diventata una zona di guerra a parte. Sono centrali abili e ben mascherate. In questa occasione sono state loro a iniziare la convocazione continuativa e massiccia di manifestazioni su tutti i possibili temi, anche i più pretestuosi. In questo modo hanno influenzato una parte dei giovani della classe media.

6- Solo dopo si mise in moto la grande stampa. E qui è bene dire qualcosa anche sull’opposizione politica condotta dai partiti di destra: sono a pezzi e non in condizioni di incidere direttamente. Di conseguenza l’opposizione è stata gestita sempre più dal capitale legato alla rendita e alla finanza, dai grandi proprietari terrieri, da aree religiose integraliste ecc., ed è giunta a esprimersi con competenza e incisività maggiori da parte della grande stampa, della quale questa parte del capitale è padrone. Non a caso lo slogan è che “le manifestazioni sono del Brasile”, cioè di “tutti i brasiliani”, e che dunque… non devono parteciparvi i sindacati, i partiti e le organizzazioni sociali.

7- Viva la festa, perciò. Ma la lotta di classe esiste e il fascismo pure. Gruppi fascisti paramilitarizzati molto ben organizzati si sono infiltrati e hanno cominciato ad attaccare ogni manifesto o bandiera di sinistra e gli edifici dei municipi di amministrazioni progressiste. Allo stesso tempo questi gruppi hanno stretto alleanze con il crimine organizzato e con il narcotraffico, e a pagare gruppi di bande giovanili perché realizzassero una depredazione generalizzata. È risultata abbastanza chiara la responsabilità dell’attacco con bombe al palazzo dell’Itamaraty, il Ministero degli Affari Esteri. Gli arresti recenti dei suoi autori mostrano biografie di criminali comuni di alta pericolosità.

8- Le sigle che avevano convocato le manifestazioni come il Movimento do Passe Livre ne hanno chiesto la sospensione, denunciando il carattere reazionario e golpista degli infiltrati. E allo stesso tempo hanno ottenuto una grande vittoria: gli aumenti delle tariffe di trasporto pubblico sono state revocate nella maggior parte delle città.

9- Nelle organizzazioni di sinistra in questo momento è in corso un dibattito sul che fare: partecipare alle manifestazioni con servizi d’ordine per espellerne i fascisti e portando piattaforme realmente centrati sulle necessità popolari o al contrario abbandonare i cortei perché così inevitabilmente essi si indeboliranno, come anzi già accade; e in seguito organizzare le proprie manifestazioni. D’altra parte la destra ha ritenuto giunto il momento di mostrare il proprio volto: per il 10 luglio a San Paolo è stata convocata una manifestazione con il titolo “Con Dio, per la famiglia, contro il il comunismo”.

10- D’altra parte un problema ben maggiore esiste. E in questi giorni è risultato visibile. La società brasiliana si sta trasformando ed esige di più. Vuole che i progressi raggiunti diventino più rapidi, che la speculazione immobiliare venga domata, che l’accesso universale alla salute migliori, come pure quello all’educazione. Che ci sia più tempo da vivere al di fuori del lavoro e dei trasporti, che il verde e la cultura vengano conservati. E molte altre cose.

11- Per questo sono necessarie risorse umane e finanziarie. Che vanno cercate soprattutto presso coloro che le detengono. Quelli di sempre: redditieri, capitalisti finanziari, speculatori, grandi proprietari. E anche i signori della borghesia produttiva debbono essere messi sotto pressione, obbligati a non pensare solo a sfruttare il lavoro. Come settore di classe essi hanno forza a partecipano a governi di sinistra. Ma in quelle sedi fanno di tutto per mettere sabbia negli ingranaggi, per rallentare, ritardare, se possibile fermare.

12- Quando la sinistra giunge al governo nasce in molti il curioso atteggiamento di dormire con i pipistrelli. I radicali di ieri si trasformano nei super-realisti di oggi e, forse senza rendersene conto, già stanno dall’altra parte. Non è un fenomeno solo brasiliano, ma è arrivato il momento di mandarli a casa a scrivere le loro memorie. Forse in un altro articolo darò nome ad essi.

13- Queste due settimane non sono passate invano. Hanno aiutato migliaia di giovani a capire qualche cosa di politica; a ricordare alla sinistra che il nemico è sempre lì; ai nostri governi di sinistra che essi possono reggersi solo se possono contare sull’appoggio di masse organizzate. E a quelli che si sono rallegrati, credendo di stare per abbattere questi governi dico: vi state sbagliando. A breve verrà la risposta.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi