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No tav picchiati dalla polizia, c’è il rischio di un’archiviazione

Rischia di essere cestinato il minuzioso lavoro di controinchiesta che gli attivisti del movimento NoTav e del «Mutuo soccorso bandito» misero in piedi in seguito al violento pestaggio subito da due manifestanti arrestati il 3 luglio 2011, giornata in cui fu «assediato» il cantiere della Maddalena nel cuore della Val Susa. L’Operazione Hunter, come è stato ribattezzato il documentario, destò da subito notevoli imbarazzi nella magistratura torinese mentre avvocati e movimenti proseguivano, a partire dal video shock reso pubblico nei giorni seguenti il pestaggio, per la loro strada, ostinati nel far luce su una sospensione di diritto che sembra riportare le lancette ai fatti della Diaz, nel 2001. Si arriva così allo scorso 21 giugno, quando l’avvocato Claudio Novaro si è visto recapitare la richiesta della procura di Torino di archiviare il procedimento; richiesta in cui viene inoltre stralciata la posizione dell’unico appartenente alle forze dell’ordine che fosse materialmente presente e attivo durante il pestaggio. Un’anomalia dal chiaro retrogusto politico, ma che evidenzia anche alcuni vizi giuridici. «Dietro la richiesta di archiviazione non c’è la volontà di negare il pestaggio; i fatti parlano da sé, e le prove sono le immagini del video pubblico, che non mente», dichiara Novaro. «L’anomalia è che l’art. 40.2 del nostro codice penale equipara il non impedire l’evento che si ha l’obbligo di scongiurare con il cagionarlo. Un dovere che per quanto riguarda le forze dell’ordine è chiaramente sancito in numerose norme. Inoltre, come se ciò non bastasse, – continua – ai sensi dell’art. 331.1 cpp i pubblici ufficiali che omettano di denunciare un reato perseguibile di cui hanno notizia sono perseguibili penalmente per omessa denuncia; e questa fattispecie, quindi, significa semplicemente che anche senza la controinchiesta Hunter si sarebbe dovuto e potuto far luce su quanto accaduto, a partire da una denuncia delle forze dell’ordine presenti al pestaggio». Una ricostruzione, dunque, che aggrava la richiesta di archiviazione, poiché oltre al fatto che le lesioni commesse contro i due manifestanti sono state realizzate con armi improprie, poteva anche essere ipotizzabile l’imputazione per abuso di autorità contro soggetti arrestati. Ma secondo Novaro c’è un ulteriore elemento che rende «scandalosa» la richiesta avanzata dalla Procura torinese. «Secondo i pm i pubblici ufficiali sarebbe esenti da responsabilità perché l’aggressione sarebbe stata repentina, imprevedibile e quindi impossibile da evitare; una ricostruzione falsa visto che le immagini testimoniano la continuità del pestaggio in più momenti e in più luoghi. A questo si aggiunga che dai primi verbali redatti dalla polizia si evince che le lesioni fossero dovute esclusivamente alla caduta in terra degli arrestati. La ricostruzione, insomma, mira ad assolvere i pubblici ufficiali imputando a costoro una deresponsabilizzazione che, stando agli atti finora presentati, non risulta neanche allo stesso Stato impegnato ad insabbiare tutta la vicenda». Il prossimo 18 luglio verrà discussa l’archiviazione; l’esito dell’udienza, questo è certo, non avrà ripercussioni solo tra gli addetti ai lavori. L’ennesima assoluzione di Stato aprirebbe un turbinio di proteste la cui eco sarebbe forte su tutta la penisola.

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