Lunedì 20 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento 19:24
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Lazio, indagato per corruzione Franco Bianchi, un presidente del Tar Lazio
Il gup di Torino ha ordinato alla procura di indagare per corruzione Franco Bianchi, il presidente attuale della terza sezione Tar Lazio. Si tratta della sezione che si pronuncia sulla totalità dei ricorsi dell'Economia italiana.

Il 3 lugliodovrà anche decidere dei ricorsi presentati dagli ex vertici del Monte dei Paschi di Siena contro le sanzioni per iù di 5 miloni di euro inflitte loro da Bankitalia. Ma la sezione di Bianchi ha accolto - in controtendenza rispetto ad altre sezioni del Tar - un ricorso che in pratica ha demolito la spending review del governo sulla Sanità, annullando dunque il listino prezzi di acquisto delle Asl e mandando di conseguenza in fumo un miliardo di risparmi.

La vicenda giudiziaria torinese chiama in causa Bianchi ai tempi che presidente del Tar Piemonte: secondo l'accusa infatti avrebbe sottoscritto un patto corruttivo con uno dei ricorrenti, Adolfo Repice, per riecevere in cambio una raccomandazione presso l'ex dg della Rai, Agostino Saccà, perché gli trovasse un impiego al figlio.

Bianchi è sottoposto anche a un processo disciplinare nel "Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa", il Csm dei magistrati del Tar. Mentre il procedimento penale era in via di definizione, e quello disciplinare doeva avviarsi, Bianchi è stato trasferito dalla presidenza del Tar Piemonte e "promosso" poi a quella della Terza sezione Lazio.

Il Tar subalpino nel 2010 deve esprimersi su un contenzioso delicato sanitario.

Due holding del privato, parliamo di Villa Maria Pia Hospital srl e Casa di cura san Luca, si contendono la gestione di una Rsa comunale da un numero pari a 300 posti letto, l'Opera Pia Lotteri gestita da un commissario, Adolfo Repice, ex segretario del Comune.
Repice aveva affidato la Rsa a Villa Maria Pia, la San Luca aveva fatto ricorso al Tar. Ma qualcosa nel contenzioso non è andato liscio, così uno dei tre componenti del collegio del Tar presieduto da Bianchi, Paola Malanetto, si è insospettito.

E invia così un esposto in procura. "In questo processo - denuncia il consigliere Malanetto - sussistono possibili irregolarità". Non dice nulla al presidente "per fondati dubbi sulla sua riservatezza". Le intercettazioni telefoniche disposte dai pm Cesare Parodi e Francesco Pelosi traducono in realtà i sospetti della Malanetto. Repice e Bianchi hanno effettivamente fatto un accordo: favorire Villa Maria Pia in cambio di una raccomandazione da Saccà per il figlio di Bianchi. Ma i pm interpretano quei fatti come una tentata corruzione e chiedono l'archiviazione per il magistrato.
All'udienza preliminare nei giorni scorsi, il gup Silvia Salvadori riformula il reato in corruzione, ha condannato Repice (corruttore), e ha ordinato ai pm di procedere contro Bianchi (corrotto). I pubblici ministeri in queste ore stanno preparando la richiesta di riapertura delle indagini nei confronti del attuale presidente della Terza sezione Tar Lazio.

Secondo il giudice Salvadori, la promessa si è consumata con l'intervento di Repice nei confronti di Saccà.

"Le intercettazioni telefoniche e altri risultanze - si legge nell'ordinanza del gup - dimostrano l'accordo corruttivo in funzione del quale Bianchi si è dimostrato adesivo all'interesse della parte processuale rappreentata da Repice rispetto all'esito del ricorso, e in vista del perseguimento di un proprio interesse personale, ossia l'intercessione nei confronti di Saccà a favore del figlio".

"Secondo il gup, la presenza, all'interno di un organo giurisdizionale collegiale di un componentne privo del requisito dell'imparzialità, perché partecipe di un accordo corruttivo, inficia, nonostante l'estraneità degli altri membri, la validità dell'intero iter decisionale perché il giudice corrotto è del tutto privo di legittimazione".

Due giorni prima dello svolgimento della Camera di consiglio da lui presieduta (13 gennaio 2011) Bianchi ha telefonato all'amico Repice e gli ha parlato male della memoria della ricorrente San Luca, depositata da un luminare del foro torinese, l'avvocato Vittorio Barosio, professore di diritto amministrativo università di Torino.

"L'offerta di Barosio - dice Bianchi - era tutta malandata una ricostruzione diciamo tutta sua, un po' fantasiosa". "Speriamo di confermare - anticipando così, osserva il gup - univocamente la propria posizione discrezionale rispetto al thema decidendum del ricorso" a favore dell'amico Repice. Il giorno seguente alla camera di consiglio, Bianchi ha rassicurato Repice dell'esito del processo: "Abbiano definito in quel senso". Quindi lo ha informato di avere avuto delle difficoltà. La memoria del docente amministrativista Barosio non è stata così fantasiosa e malandata. "Barosio ci stava mettendo tutti nel sacco", ha spiegato Bianchi con preoccupazione.

"Con la frase "Barosio ci mette nel sacco" - ha osservatola Salvadori - Bianchi rivendica una propria opinione già formata rispetto a una decisione già condivisa". Il presidente del Tar Piemonte, conclude l'ordinanza del gup, s'era messo a disposizione anche per altri ricorsi che Repice aveva pendenti in Calabria, in particolare a Catanzaro. "Là - gli promette Bianchi - ho degli amici da sentire".

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi