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Calabria, 40 mila imprese vittime racket. Il 13,3% sceglie di chiudere o trasferirsi
Sono circa 40.000 le imprese in Calabria vittime del racket. Il 38,5% delle quali non si sente al sicuro e il 18,5% invece indica le estorsioni e l'usura come i reati più importanti subiti nell'area in cui opera. Eppure il 74,9% non fa che insistere sulla volontà di non arrendersi.

Sono diverse le stime contenute nel libro ''L'impero della 'Ndrangheta'' che ha la firma della parlamentare Dorina Bianchi e dall'economista Raffaele Rio.

Il 70% degli intervistati parla di aziende calabresi vittime di vessazioni, o di imposizioni o di reati di vario tipo. Furti, per il 23,6%, estorsioni e usura per il 18,5%, di danneggiamenti per il 7,7%.

Sono questi i reati di cui si parla di più, ma c'è anche chi denuncia nelle interviste forme di controllo della criminalita' come imposizioni di manodopera, forniture e merci, attentati dinamitardi.

Quasi quattro su dieci (38,5%) gli intervistati che rispondono di non sentirsi al sicuro in considerazione della diffusione elevata delle attivita' criminali.

Il 35,1% sono abbastanza sicuri ma fanno rilevare che le attivita' criminali sono evidenti anche se rare. Solo per il 15,2% del campione l'area territoriale in cui opera è sicura, molto.

"Deve far riflettere, sostengono Raffaele Rio e Dorina Bianchi, che un 13,3% del campione ha deciso di trasferirsi o di chiudere (3,2%) o che sta considerando l'ipotesi di lasciare la Calabria e iniziare altrove l'attivita' o farla cessare (10,1%)".

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