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Berlusconi condannato a 7 anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici
Una condanna pesante, persino oltre la richiesta dell'accusa, che proponeva "solo" sei anni di carcere. Al processo Ruby, dopo sette ore di camera di consiglio, Silvio Berlusconi è stato condannato a sette anni per concussione «per costrizione» e prostituzione minorile con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. I magistrati si erano riuniti stamattina in camera di consiglio e non sembrano aver avuto dubbi: il Cavaliere è colpevole. Il tribunale ha deciso anche di rinviare al pm le carte per valutare l'eventuale falsa testimonianza di una lunga serie di testimoni che hanno sfilato davanti alla corte (rischiano soprattutto le "olgettine", l'europarlamentare Ronzulli, la parlamentare Maria Rosaria Rossi, Mariano Apicella e la funzionaria della questura di Milano, Iafrate) e ha disposto la confisca dei beni già sequestrati in passato a Ruby e al suo compagno Luca Rizzo. In aula Berlusconi non era presente, mentre c'erano entrambi i suoi avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo. La notizia ha già fatto il giro del mondo, anche perché fuori del palazzo di giustizia ci sono decine di giornalisti, fotografi e troupe televisive anche di testate e televisioni straniere, arabe, americane, danesi, tedesche e giapponesi, oltre a prestigiosi quotidiani inglesi come Guardian e Daily Mail.
L'udienza era iniziata con le ultime schermaglie legali. Il presidente del collegio Giulia Turri ha consegnato al pm e alla difesa di Berlusconi un esposto presentato ai carabinieri di Montagnana, in provincia di Padova da un cittadino che sostiene di aver conosciuto Ruby nella primavera del 2010 e che la ragazza gli disse, in quell'occasione, che il 14 febbraio dello stesso anno aveva incontrato Silvio Berlusconi. Poi ha preso la parola l'avvocato Ghedini che ha a sua volta depositato un breve documento per commentare «la poderosa memoria» depositata dai pm, un commento di poche pagine sulla deposizione del 17 maggio scorso di Karima El Mahorug al processo parallelo a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, di cui sono stati acquisiti i verbali. La ragazza marocchina aveva sostenuto di non essere mai stata una prostituta e aveva definito «cavolate» i suoi precedenti racconti sui milioni che avrebbe dovuto ricevere da Berlusconi. «Visto che il tribunale ha deciso - ha spiegato Ghedini - di annettere i verbali resi da Karima, abbiamo deciso per una breve memoria di commento alle sue dichiarazioni». A quanto pare non è servito a convincere i giudici.
L'avvocato dell'ex premier Niccolò Ghedini, intercettato dai cronisti fuori del tribunale, annuncia: «Faremo appello». E poi ripete l'accusa, più volte lanciata contro il tribunale di Milano: «La sentenza non mi sorprende affatto. Sono due anni e mezzo che diciamo che qui questo processo non si poteva fare. E' una sentenza larghissimamente attesa, faremo appello, ricorso in cassazione. E' una sentenza che è completamente al di fuori della realtà, fuori da ogni logica, l'accusa di costrizione è allucinante. Un fatto estremamente grave: il tribunale non ha tenuto conto della realtà processuale».
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