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Sanremo, morte di un tunisino in caserma: gli è stato impedito di respirare. Indagati tre carabinieri
“Arresto cardiocircolatorio neurogenico secondario ad asfissia violenta da inibizione dell’espansione della gabbia toracica”.

Sono questi i risultati dati dall’autopsia sul corpo di Bohli Kayes, 35 anni, pusher tunisino che è stato arrestato a Santo Stefano dai carabinieri a Santo Stefano al Mare, alle porte di Sanremo, il 5 giugno scorso, proprio alla fine di inseguimento.

Roberto Cavallone, il procuratore di Sanremo, ha commentato i risultati dell’autopsia: “I risultati degli esami tossicologici hanno dato esito negativo quindi si esclude che il ragazzo abbia assunto sostante stupefacenti. Da subito il medico del pronto soccorso della città dei fiori, dove Bohli Kayes è morto aveva escluso un infarto”.

L’uomo sarebbe dunque morto perché gli sarebbe stato impedito di respirare e ciò è avvenuto “per un tempo stimato tra un minuto e tre minuti, quindi tra il momento dell’arresto e il trasporto nella caserma tra il supermercato dove è avvenuto il fatto e la caserma, che distano all’incirca 500 metri di distanza. Dopo aver escluso l’arresto cardiaco era emersa l’asfissia cerebrale ipotizzabile dall’assunzione di sostanze stupefacenti di cui il soggetto faceva uso ma anche questa diagnosi è stata esclusa”.

Il Procuratore, che poi ha indagato per omicidio colposo i tre carabinieri, ha insistito: “C’è una grossa responsabilità da parte dell’Istituzione dello Stato. Al di là di quello che il soggetto ha commesso la vita è sacra ed è una morte di cui lo Stato deve farsi carico e deve chiedere scusa alla famiglia. C’è qualcuno che è responsabile di aver impedito a Bohli Kayes di respirare”.

Il legale dei tre carabinieri invece ha spiegato che “l’atteggiamento dei suoi clienti non vuole essere quello di chi non collabora, ma di chi è garantista, ma Cavallone è convinto che se chi sa continuerà nel silenzio, al processo assisteremo ad uno scontro tra perizie. Sarà un brutto processo quello che si profila”.
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