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Cavalli: "Mangano, il suo cognome arrivato sino ad oggi. Occorre riflettere"
Otto gli arresti di questa mattina da parte della Squadra mobile di Milano.  Si tratta di un'indagine sulla criminalità organizzata di stampo mafioso. Arrestati tra gli altri il genero e la figlia di Vittorio Mangano, scomparso nel 2000. E Giueseppe Porto, era vicino alla famiglia mafiosa palermitana di Pagliarelli.

intervista a Giulio Cavalli


Degli gli otto arresti di questa mattina avvenuti a Milano nell'ambito di un'indagine sulla criminalità organizzata di stampo mafioso, qual è l’aspetto più importante?

La parte più interessante è di certo la concezione di mafia imprenditoriale che svolge lavoro illegale. Parliamo di un fatturato globale e della figlia di Mangano che otteneva lavori grazie alla paura che nasceva dal loro cognome.

Se n’era già occupato nel 2009, giusto?
Sì, Veneruso raccontava di come Cosa Nostra e ‘Ndrangheta in Lombardia fossero abbracciati e di come Giuseppe Porto fosse già implicato. Il suo infatti è il vero nome importante degli arresti di oggi.

Che riflessione possiamo trarre da quanto accaduto oggi?
Occorre riflettere sul fatto che vent’anni fa non si è stati in grado di riconoscere Mangano e che il suo cognome, così, è riuscito ad arrivare sino ad oggi.

Da agosto, quando le stavano per levare la scorta, scelta revocata per le dichiarazioni di Bonaventura, ci sono novità nelle indagini?
Mentre proseguono le indagini pare, ne sono quasi certo, siano emerse dichiarazioni di un altro pentito che conferma quanto disse Bonaventura.

Facciamo un passo indietro, alla settimana passata. Sulle dichiarazioni di Erri De Luca, e tutto quello che ne è scaturito cosa ne pensa?
Io sono amico di Caselli, ma devo dire altro: anche Placido Rizzotto e Peppino Impastato hanno compiuto azioni illegali… stiamo parlando così di una resistenza che rischia di diventare illegale… dov’è il problema?

Qualcuno per i fatti accaduti in quei giorni ha parlato di nuovo “di terrorismo” in quest’occasione. Rivera si è espresso con una provocazione: “Se i contadini che difendono la loro terra sono terroristi, allora siamo tutti terroristi”.

La battaglia che si sta facendo in Val di Susa, quella portata avanti da chi vive nel territorio e lo vuole difendere è una profonda lotta di resistenza. Questo va detto.

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