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Flavio Romani a Guido Barilla: "Realizzate spot omosessuale! Organizziamo dibattito pubblico. Avanti con la campagna boicottaggio!"
Guido Barilla, imprenditore e presidente dell’azienda omonima, a proposito di marketing e comunicazione, ha dichiarato che “Le famiglie gay non saranno mai al centro di uno spot dell’azienda”.
Alle sue parole fa eco, ancora oggi, la stampa nazionale e internazionale che non ha esitato a infierire contro “il padre” della Barilla, come a voler sottolineare, “una semplice dichiarazione oggi fa il giro del mondo in poche ore, smuove coscienze che decidono da che parte stare”.

L’Haffington post, nella versione americana ha titolato: “Il presidente Barilla non metterà mai i gay in una sua pubblicità: Che mangino altra pasta”. Sulla stessa linea l’America blog, che presenta un titolo decisamente escludente: "I gay mangino un altro tipo di pasta”. Il Phillymag, un magazine di Filadelfia non tace: "Barilla la pasta più omofobica nella vostra dispensa". Nessuna speranza “di salvezza”, verrebbe da dire, dunque, per Guido Barilla e anche da parte del britannico Indipendent che invece decide di mettere l'accento sul boicottaggio, scaturito proprio dopo le affermazioni del signor Barilla, ricordando la frase "Non userò mai coppie omosessuali nella mia pubblicità".
Le Monde scrive, "Il patron di Barilla non vuole omosessuali nella sua pubblicità".

Quel che più colpisce e oggi risalta agli occhi è di certo la potenza del web, laddove, se è vero sia un "terreno" dove non c’è alcun controllo, è altrettanto reale che fa di internet una specie di “non-luogo”, ricordando Marc Augè, in cui una miccia può davvero scatenare l’inferno.
In questo caso sono i più gli utenti che a quanto pare non ammettono scuse per Guido Barilla. Dev’essere per questo che la richiesta più battuta va verso il boicottare i prodotti dell'azienda stessa.

Ma restiamo in Italia. Controlacrisi ha intervistato Flavio Romani, presidente dell’Arci Gay

”Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri”. Come risponde l’Arcigay a questo… lo potremmo definire principio di esclusione?
E’ proprio questa frase infelice ad aver scatenato la nostra ira. Quella del presidente è stata una presa di pozione secca. Quello che ha detto non ha significato altro che dire, “Se i gay vogliono mangiare pasta barilla, ok, altrimenti, ne acquistino di altre marche”. Un imprenditore dovrebbe “invitare” non “escludere”.

Ma Barilla ha parlato di famiglia tradizionale, partendo dalla sua concezione del ruolo della donna…
La famiglia tradizionale nel mondo reale non esiste più. E’ chiaro che negli spot pubblicitari si mettono in scena desideri, che si vuole convogliare i cittadini verso un punto di vista. Quello di Barilla è che tutti vorrebbero essere come la famiglia del mulino bianco…

Sono usciti, tuttavia, i dati Eurispes. Potremmo dire che rivelano altro: sul tema dell’omosessualità infatti emerge che proprio “l’82% degli italiani dichiara di non avere nei confronti degli omosessuali atteggiamenti diversi rispetto a quelli che si hanno nei confronti di chiunque altro”. Una conoscenze e coscienza degli italiani distante da alcune scelte, per carità, libere dell'azienda...
Infatti. Non a caso mi sentirei di dire che anche per questo Barilla potrebbe ripensare al marketing. Ad esempio l’azienda Althea ha realizzato una campagna pubblicitaria “Amore e sughi”, in cui coppie di giovani eterosessuali, adulti, omosessuali, anziani… si baciano. Una campagna in cui vige l’inclusione, non l’esclusione. Non è mai positivo quando si percepisce, anche se velato, il pregiudizio.

E infatti poco dopo è partita la solidarietà di aziende concorrenti a Barilla… strumentalizzazione?
Ah, certo. Anche. I concorrenti hanno subito profittato per farsi avanti. Ma, va anche precisato, che nel marasma di questi giorni si sono avvicinati a quanto accaduto dichiarando la loro accoglienza.

Lancio una provocazione Flavio... c’è da dire che anche aziende di profumi, prodotti di bellezza, adottano strategie di marketing escludendo persone con problemi di peso, o quelle meno avvenenti… non è simile a quanto accaduto? Anche qui si parla di esclusione, non trova? Riporto un commento di internet: “La Barilla vuole pubblicizzare il suo prodotto con una famiglia tradizionale come una casa di cosmetici pubblicizza utilizzando super modelle anziché casalinghe disperate o ragazze obese allora anche loro fanno discriminazione”. Come risponde?
I prodotti di bellezza ti fanno desiderare di diventare come in qualche modo suggerisce la pubblicità. Nel nostro caso è differente.

Perché?
Le famiglie omosessuali con bambini non vogliono diventare come le famiglie eterosessuali o come quelle del mulino bianco, non è questo il punto. Sono semplicemente un modello di famiglia reale, che oggi non può essere escluso. Su questo alzare barriere è inopportuno… Peraltro nelle famiglie con genitori eterosessuali ci sono figli omosessuali e soprattutto, anche nella comunità omosessuale, esistono famiglie che hanno ideali tali e quali a quelle del mulino bianco.

Anche sul web e anche su numerose pagine, comprese quella ufficiale della Barilla si sono scatenati commenti. In molti hanno polemizzato contro le dichiarazioni del presidente. Hai avuto modo di registrare in quanti hanno reagito “a difesa” della famiglia gay? E soprattutto quanto sono importanti oggi le battaglie e la solidarietà che il web permette di manifestare a gran voce attraverso internet?
Il web oggi è molto potente. I social network ti permettono di avviare il passaparola e soprattutto avviene a costo zero.

Un valore aggiunto?
Sì. Prima non era così. Basti pensare alle campagna degli anni Settanta, ai tempi per realizzarle, ai costi. Certo, non accade sempre che il web riesca a raggiungere il coinvolgimento delle masse. Ma è un mezzo importante e oggi necessario, ormai.
Ieri mi ha colpito l’interesse di mamma rai che mi ha mandato una truppa per avere una dichiarazione. Un segnale positivo.

Torniamo a Guido Barilla che ieri poi si è sentito di alzare delle scuse. “Nutro il massimo rispetto per gli omosessuali e per la libertà di espressione di chiunque”. L’omosessualità è una libertà di espressione? Cosa aggiunge?
Ieri per Barilla c’è stato uno scivolone dietro l’altro. Ha persino detto che “nessuno deve disturbare nessun altro”…

Quali sono le reazioni della comunità gay a tutto questo e come reagirete?
C’è ancor amolta rabbia, non lo nego. Le scuse vanno a nche bene, ma sono di circostanza. Noi continueremo a promuovere il boicotaggio della Barilla. Faremo volantinaggio fuori dai supermercati, informeremo i clienti di quanto accaduto.

E qual è l’obiettivo? 
Barilla ha dichiarato “se i gay non vogliono mangiar ela nostra pasta ne acquistino altra”, noi diremo ai cittadini, di decidere da quale parte stare. Nessuno vuole la chisura dell’azienda.

Insomma, cosa direbbe a Guido Barilla, vis à vis?
Cercherei di capire quanto sia davvero omeno in buona fede. Gli chiederei di realizzare uno spot omosessuale. Di organizzare con la mia disponibilità sua, mia e di esperti di marketing/comunicazione un dibattito pubblico. Come dire, vent’anni fa una frase del genere non avrebbe avuto risonanza, oggi è inevitabile.

Siamo infatti sulla notizia con il disegno legge anti-omofobia… Il 19 settembre è stato approvato alla Camera “un testo unificato di progetto di legge contro omofobia e transfobia”.
Si, è stato approvato un testo che modifica la legge Mancino in due modi: da un lato accoglie le nostre richieste, inserendo gli atti di discriminazione o violenza causati da omofobia e transfobia al pari di quelli originati da motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Dall'altra parte però aggiunge un paragrafo a prima vista innocuo ma in realtà molto pericoloso, che giuridicamente perlomeno crea confusione interpretativa nell'applicazione di una legge di per sè già poco applicata, dall'altro dà un messaggio culturale devastante che vanifica il valore morale e la natura stessa di questa legge. Si è voluto dare un colpo al cerchio e uno alla botte, credendo erroneamente di accontentare tutti, ma preoducendo in realtà l'effetto contrario.


Ma i vescovi sostengono che questa legge limiterebbe la libertà d’opinione, giusto?
Sì, ma non è così. La legge Mancino non si occupa di libertà d'opinione, la libertà d'opinione è blindata dalla Costituzione e nessuna legge potrebbe in nessun modo contreaddirla. Invece la legge Mancino ha l'intento di punire gli atti d’odio, i crimini dettati da razzismo, antisemitismo, e adesso anche da omofobia. La campagna d'opinione menzognera e bugiarda messa in piedi prima dalla parte più reazionaria del cattolicesimo, seguita dal giornale dei vescovi Avvenire e da Comunione e Liberazione con la raccolta firme contro la legge al Meeting di Rimini contro questa legge, ha dato i suoi frutti. L'alleanza alla Camera fra Pd e Scelta Civica ha prodotto un obbrobrio giuridico e culturale che si è preoccupato di più di salvaguardare l'attività di determinate organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ecc. piuttosto che tutelare in maniera decisa e coerente le vittime di violenza e discriminazione. E tutto questo con un'operazione politica discutibile e a nostro parere errata. I numeri per approvare un buon testo di legge con una diversa alleanza c'erano tutti, hanno scelto di fare diversamente in maniera cinicamente miope e per noi inacettabile.

 

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