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Pisa, riprende l'iniziativa di Municipio beni comuni: occupato palazzo Boyl
Tornano a farsi spazio i ragazzi e le ragazze del Municipio dei Beni Comuni. Dopo le esperienze e gli sgomberi del Rebeldìa, del Colorificio Toscano della J-Colors e del Distretto 42 il collettivo, che da anni cerca una casa denunciando i tanti edifici abbandonati che popolano il centro della città della torre pendente, ha occupato nella prima mattina di ieri lo storico palazzo Boyl, sul lungarno mediceo nel cuore della città.

Autentico gioiello storico ed architettonico, sottoposto a numerosi vincoli per gli affreschi che abbelliscono molte delle sale, l'edificio cinquecentesco era lasciato a totale abbandono da oltre 6 anni, da quando la società per azioni Tognozzi Group l'aveva acquisito per farci appartamenti di lusso. Un progetto mai portato a termine e nemmeno iniziato, malgrado anni di impalcature piazzate intorno al palazzo, a causa di un fallimento avvenuto in un contesto legalmente poco chiaro. Un pezzo di storia di Pisa, già luogo di soggiorno dello scrittore e politico risorgimentale Domenico Guerrazzi, che dopo i fasti dell'epoca nobiliare era stato lasciato all'incuria. Motivo che a spinto gli attivisti del Municipio a farne la loro nuova sede.

«Da giugno la facciata del Palazzo Pilo Boyl che affaccia sul Lungarno è tornata visibile. – scrivono dal Municipio dei Beni Comuni. – Per sei lunghi anni un ponteggio ne ha nascosto il volto. E quando la suggestiva facciata è riemersa alla luce del sole, la scoperta è stata a dir poco sinistra. Ogni cosa era come prima, nessun intervento era stato condotto sulle mura cinquecentesche, con buona pace di ciascuno».

Denuncia che, come sempre, il Municipio correda di una scrupolosa ricerca in merito ai fatti che hanno portato ad abbandonare uno stabile così importante, stimato in 7 milioni di euro. Un'opera di inchiesta che il collettivo non ha mai abbandonato e che ha portato alla “scoperta” di un'impressionante numero di edifici storici in pieno centro lasciati in balia di intemperie, ratti e piccioni. Proprietà del patrimonio pubblico nelle sue varie declinazioni, abbandonati per anni e anni a seguito di passaggi di mano fra enti, cessioni malgestite ai privati, speculazioni in itinere o finite male.Tanto per citarne qualcuno: il Distretto 42 (distretto militare di 4500 mq con 8000 mq di parco, di proprietà del demanio, chiuso da 20 anni); l'ex Banca D'Italia (7500 mq sul lungarno per un valore di 17 milioni di euro); Palazzo Mastiani (edificio storico sul corso di Pisa, di proprietà dell'Università); l'ex-Telecom (5milioni di euro di valore, di proprietà del Comune); Mattonaia (edificio in pieno centro, iniziato nell'85 con i fondi per l'edilizia popolare e mai finito); Palazzo Trovatelli (insieme di edifici costruiti fra '300 e '800 oggi di proprietà dell'Azienda Ospedaliera, valore 24 milioni di euro).

La lista potrebbe continuare ma si ferma, per ora, a Palazzo Boyl. Nel 2008 il Palazzo viene acquistato dalla società Tognozzi spa, impresa edile fiorentina nata nel 1954 e poi nel 1985 acquisita dall'imprenditore Emidio Petrilli, imprenditore aquilano che espande la società con filiali oltreoceano. Il progetto di ristrutturazione di Plazzo Boyl, edificio di 3000 metri quadri, prevedeva la costruzione di 20 appartamenti di lusso, e con un valore stimato 7 milioni di euro. L'incarico del recupero dell'immobile viene quindi affidato all'architetto Ernesto Muscatello. Nel Giugno di quell'anno viene di fatto aperto un cantiere per il recupero dello stabile viene montata una impalcatura occupante suolo pubblico, coperta da telo microforato di abbellimento, data la posizione centrale dell'immobile, oggetto negli anni di numerosi vandalismi. Dopo 6 anni di impalcature e di lavori mai iniziati, il 26.06.2014, Palazzo Boyl torna visibile alla città. Rimangono insoluti da parte dell'azienda, i tributi per occupazione di suolo pubblico (stimati almeno a 130 mila euro). La situazione dell'azienda però peggiora. La Tognozzi spa, che intanto aveva iniziato lavori di costruzione e ristrutturazione di vari immobili in Toscana, tra cui Calambrone, Lucca Bagno a Ripoli, non riesce a ottemperare nei tempi e nei modi a tali impegni per difficoltà economiche e mancanza di liquidità. Una situazione che, come puntualizzano dal Municipio, è anche al vaglio della magistratura per una presunta corruzione al fine di ottenere benefici e sgravi fiscali. La ditta nel frattempo fallisce: nell'udienza del 9 Novembre 2014 sono state calendarizzate le vendite di molti dei beni immobili e azionari dell'impresa.

«Gli oggetti drammatici di questa vicenda non sono pochi: sei anni di inutili impalcature, un palazzo storico abbandonato senza alcune vergogna, un'impresa malamente fallita e un debito tributario di cui non è dato sapere. Senza far ricorso alla retorica, il quadro sembrerebbe più che chiaro. – denunciano dal Municipio, gettando lo sguardo anche al panorama nazionale. – Al di là della palese ingiustizia condotta prima di tutto contro le cittadine e i cittadini pisani, è stato scavalcato il dovere di recuperare e tutelare i bene culturali presenti in città. E questo accade nell'ossessiva insistenza del ricordare come Pisa abbia una vocazione turistica, come Pisa si candidi a diventare una città vetrina delle bellezze toscane e nazionali, di come ogni scelta della presente amministrazione sia volta a tutelare questo scopo, salvo poi ammettere lo scempio di un palazzo storico sui Lungarni. Eppure tutto questo scempio non è sconnesso dal nostro tempo. Anzi, è la premessa maggiore degli scenari venturi. I quattro vertici della 'rosa dei venti' di Matteo Renzi (Sblocca Italia, Jobs Act, Piano Scuola e Piano Casa) segnano ciascuno una rotta chiara e senza appello: profitto, profitto, profitto. E là dove manca l'orizzonte del profitto, non vi è buon senso che tenga, non vi è tutela, ma solo amministrazione dello status quo». Da oggi pomeriggio il palazzo è di nuovo aperto alla città.

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