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I No Tav “scommettono” su Renzi

No Tav. Mobilitazione popolare fino al cantiere di Chiomonte. E cinquemila in piazza a Torino

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Per arri­vare alla porta d’accesso della Terra Proi­bita del can­tiere Tav di Chio­monte è neces­sa­rio attra­ver­sare le strette vie medioe­vali del paese e poi scen­dere verso il fondo valle, lungo una strada stretta che attra­versa boschi di fag­gio e casta­gno. Cin­que chi­lo­me­tri di mar­cia ieri baciati dal sole. Alle quat­tro del pome­rig­gio un ser­pen­tone chias­soso e colo­rato ha rag­giunto i doppi can­celli inva­li­ca­bili del can­tiere, difesi da cen­ti­naia tra poli­ziotti e cara­bi­nieri. Circa tre­mila mani­fe­stanti hanno così dimo­strato, pro­ba­bil­mente per la novan­te­sima volta in oltre vent’anni, la con­tra­rietà di un popolo al pro­getto dell’Alta Velo­cità. Bam­bini, nonne, gio­vani, fami­glie: il popolo Notav nel tempo non varia la sua com­po­si­zione e la sua por­tata mas­sic­cia. Una mani­fe­sta­zione ordi­na­ria nella sua straor­di­na­rietà, quindi.

Dopo la «clas­sica» let­tera di minacce scritta qual­che giorno addie­tro da una sigla new entry, i Noa (Nuclei Ope­ra­tivi Armati), con­dan­nata in pri­mis dal movi­mento, è giunta quindi la altret­tanto clas­sica mani­fe­sta­zione deter­mi­nata e paci­fica. Davanti alla porta del can­tiere, distante circa un chi­lo­me­tro dallo scavo, uno stri­scione recante la scritta «Notav liberi» è stato fatto volare all’interno della terra proi­bita, por­tato nel cielo da grap­poli di pal­lon­cini rossi. Il resto è stato musica, canti par­ti­giani, vino caldo, qual­che sfottò. Al calar del sole i tre­mila che hanno scelto le mon­ta­gne della val Susa per mani­fe­stare sono ritor­nati a casa.

Ma Chio­monte è stato solo uno dei qua­ranta punti di pro­te­sta che hanno avuto luogo in tutta Ita­lia, tutti volti a respin­gere la tesi della Pro­cura di Torino che accusa quat­tro gio­vani di ter­ro­ri­smo. Come hanno spie­gato nella loro let­tera pub­blica i geni­tori di Chiara, Clau­dio, Mat­tia e Nic­colò (vedi il mani­fe­sto del 15 feb­braio , ndr ) «l’accusa è di ter­ro­ri­smo per­ché “in quel con­te­sto” e con le loro azioni pre­sunte “avreb­bero potuto” creare panico nella popo­la­zione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripe­tiamo: d’immagine». Rischiano trent’anni di carcere.

Presente alla mani­fe­sta­zione Nico­letta Dosio, volto sto­rico della lotta con­tro la madre di tutte le mega opere: «Que­sta è una gior­nata di par­te­ci­pa­zione popo­lare straor­di­na­ria per­ché il movi­mento Notav, per l’ennesima volta, risponde alle ridi­cole accuse di ter­ro­ri­smo mani­fe­stando la pro­pria vici­nanza a chi è accu­sato ingiu­sta­mente. Oggi non è in peri­colo solo la libertà di chi si oppone al volere dei poteri forti, oggi è un peri­colo la libertà anche di chi solo dis­sente». Poco diplo­ma­tico anche l’intervento di Alberto Perino: «La lotta con­tro il Tav è popo­lare e non vio­lenta, e non reca danni ad alcun essere vivente. Difen­diamo la nostra terra. Pur­troppo le forme di dis­senso non ven­gono più accet­tate: chi dis­sente viene con­si­de­rato ter­ro­ri­sta. Quindi, se tutti quelli che vogliono impe­dire la rea­liz­za­zione dell’opera sono con­si­de­rati ter­ro­ri­sti, allora siamo tutti ter­ro­ri­sti». Pre­senti anche molti ammi­ni­stra­tori locali.

«La Tav non è un’opera dan­nosa, però è inu­tile» Mat­teo Renzi

Nota di colore è stata la scom­messa, ser­peg­giante tra i mani­fe­stanti, sul tempo neces­sa­rio al nuovo pre­si­dente del con­si­glio per dire che il pro­getto Tav dovrà essere ese­guito in quanto opera stra­te­gica. Que­sto per­ché solo a novem­bre Renzi disse: «La Tav non è un’opera dan­nosa, però è inu­tile». La pun­tata pre­va­lente tra i mani­fe­stanti è che non saranno neces­sari più di dieci giorni al cam­bio d’idea.
Altro cen­tro della mobi­li­ta­zione Torino, che ha visto sei pre­sidi tema­tici sparsi per la città ritro­varsi alle tre del pome­rig­gio in piazza Castello, e qui dare vita a un cor­teo com­po­sto da circa cin­que­mila mani­fe­stanti. Ad aprire il ser­pen­tone, varie­gato e popo­lare anch’esso, uno stri­scione recante la scritta bianco e rosso recante la scritta «Chiara, Clau­dio, Mat­tia e Nic­colò libertà per tutti e tutte».

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