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Servitù militari, la lotta degli indipendentisti sardi contro i "colonialismi" e le truffe
Gli indipendentisti di Sardigna Natzione, rimettono in moto la protesta contro le servitù militari. E l'altro giorno hanno organizzato un sit-in nei pressi del Lago Omodeo, nella zona esterna da quella interdetta dall’ordinanza 6/2014 del prefetto di Oristano.
L’ordinanza pone la zona del Lago Omodeo disponibile per «poter svolgere le esercitazioni a fuoco per l'addestramento periodico di numerosi reparti delle forze dell'ordine dell’Isola».
E’ risaputo di quanto il territorio sardo sia martoriato dalle servitù del continente e dalle esercitazioni militari che vi sperimentano qualsiasi tipo di nuovo armamento.
Uno dei tanti soprusi dell’Italia nei confronti della Sardegna è perpetrato dallo sfruttamento dell’Isola in questo senso e gli indipendentisti, già in anni passati, si erano mossi per fare in modo che le servitù militari non fossero più “obbligo” per la terra sarda.
L’ulteriore ordinanza rilasciata dal prefetto di Oristano circa il Lago Omodeo, ha fatto sobbalzare gli indipendentisti per un’ulteriore provvedimento “coloniale” di sfuttamento della sovranità dell’Isola.

Bustianu Cumpostu, presidente di Sardigna Natzione ha commentato così la riuscita del sit-in: «Noi non vogliamo più vedere i nostri territori nelle aule dei tribunali, non vogliamo che il Lago omodeo sia una servitù che domani costituisca una commissione d’inchiesta: eliminiamo il problema. Il fatto è che la commissione non avrebbe discusso se non ci fosse stato il ‘caso’ della servitù di Quirra».
«È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso - commenta il segretario nazionale di SNI (Sardigna Natzione - Indipendentzia): essa non è più o meno importante rispetto a Quirra, Teulada, rispetto all'inquinamento di Porto Torres o dell’Iglesiente. Si è, semmai, aggiunta quella che è la beffa dell’ ‘esperto di regime’ che permette il non luogo a procedere nel processo di Quirra che ci sarà il 18. Il significato del sit-in nei pressi del lago Omodeo è stato a partire da quest'occasione di dell’ordinanza che non è una comune circa un’esercitazione della Polizia come recita la stessa (e che in quel luogo - peraltro - avveniva da tempo).

L’ordinanza emessa è molto simile se non uguale a quelle che vincolano il territorio di Quirra, Teulada, quando ci sono esercitazioni militari. Abbiamo organizzato il sit-in per dire che la Sardegna non è una scatola vuota, all'interno della Sardegna c'è una nazione, c'è un popolo che non ha intenzione di subire così passivamente ulteriori servitù, specialmente quella che si sta prospettando circa il deposito delle scorie nucleari». Tutto parte da Quirra, fondamentalmente?
«Tutto parte dalla beffa di Quirra dove, con cinque pugni di terra, sei bicchieri d'acqua da analizzare e qualche carotaggio, si decidono le sorti di un territorio, e dunque più di un popolo. Perché l'uranio impoverito non è che rimane lì: trasportato dal vento, esso può arrivare da qualunque parte. Ma poi, ciò che ne consegue, è quasi un lasciapassare alla servitù che grava su Quirra e alle altre che pesano sulla Sardegna. Come se si volesse dire agli abitanti dell’Isola: ‘questo è il vostro destino, tanto non fa male’ e, si deve, in qualche maniera, accettarlo.

E’ un discorso che non va assolutamente bene. Sentiamo che questo governo della Sardegna è assolutamente passivo nei confronti del governo amico, c'è qualche ‘pro forma’ come la protesta di Pigliaru sulla questione delle scorie nucleari, ma più che altro sembra uno strapparsi un bottone per far finta di strapparsi le vesti. Ma le vesti non si strappano più. Alla fine, poi, sembra quasi un lasciare aperta una porta per la trattativa e non per l’opposizione reale ma ‘dovuta’ e ‘pro forma’ perché ‘il popolo sardo lo chiede’».

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