Sabato 25 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento 19:42
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


"Strikemeeting è l'occasione giusta per parlare di come connettere le lotte". Parla uno degli organizzatori

Si terrà questo fine settimana a Roma lo "strikemeeting", un laboratorio sulle pratiche di lotta per "far male al padrone". Costruito intorno all'idea di cominciare a sperimentare scioperi efficaci, la tre giorni di incontro vuole anche essere un primo tentativo di costruire realmente l'unificazione di quei soggetti sociali lontani anni luce dal sindacato tradizionale non per scelta ideologica ma per esclusione volontaria. Tante le realtà che hanno preso parte all'organizzazione di questa serie di incontri: Rete Metropolitana, Dinamopress (e i vari centri sociali collegati), Acrobax, Cobas, Usb, Communianet, Crap, Link, Lavoratori autoconvocati. Controlacrisi ha intervistato Luciano Governali di Communia.

Nel documento di convocazione di quello che possiamo definire senz’altro un laboratorio denso di promesse sulle ricadute pratiche, nelle lotte di tutti i giorni, parlate di sciopero sociale. Di cosa si tratta?
L’abbiamo definito sciopero sociale perché è quello a cui vorremmo tendere come pratica permanente. L’obietttivo sarà quello di ricostruire pratiche per lottare contro le varie riforme, scuola, pubblica amministrazione, lavoro. Quindi, l’idea è che si inizi un cantiere, anche con i sindacati di base stessi, che dia il là a capire quali forme di lotte si possono mettere effettivamente in pratica.
L’obiettivo di uno sciopero è quello di ottenere dei risultati pratici e non di sventolare una badierina identitaria. Sei d’accordo?
Il problema dell’efficiacia delle lotte è il nodo principale del confronto a cui vogliamo dar vita. Mai come in questo momento si sente un bisogno reale di riunificazione. Siamo davanti a un confronto che andrà allargato da subito.

Come è articolato il laboratorio?
La tre giorni si articola all’inizio in momenti di confronto tra territori in lotta, dalla formazione alla pubblica amministrazione; per esempio parleremo con i compagni di Milano dell’Expo, che rappresenta un emblema della varie forme di sfrutamento. Nel pomeriggio di sabato si entrerà nelle parole chiave per cominciare ad assumere un’ipotesi di piataforma. Si possono un po’ intuire: la necessità di fare sciopero in settori in cui i lavoratori proprio perché individualizzati non riescono a metterlo in pratica. Scioperi per bloccare i flussi produttivi delle città, come insegna la logistica. E poi come intrecciare il tutto. E’ chiaro che i precari devono riuscire ad avere forme di lotta in cui riconoscersi.

Lo sciopero per un reddito di cittadinanza, o salario sociale, è un po’ la chiave di tutto non credi?

Sì, certo. Si rientra nelle parole chiave. L’idea è che non ce ne può essere una sola. Non abbiamo bisogno di una rivendicazione che nasconda tutte le altre. La lotta per il salario minimo implica la lotta per il sussidio sociale. E nello stesso tempo riqualifaciazione del welfare non legato solo al lavoro.

Qual è la genesi di questa iniziativa?

Nasce con una assemblea all’università con i compagni di Officine Zero. Un’assemblea molto partecipata ma non prettamente studentesca. Ha l’ambizione di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti sociali. Non c’è una lotta che possa insegnare a qualcuno una pratica. E quindi tutto deve nascere dal confronto. Lotte che prevedano la possibilità di essere riproducibili. Per fare questo non si può avere la pretesa del pacchetto pronto.

Ragionerete pure sull’importanza del simbolico nel corredo delle lotte?
L’elemento simbolico nel conflitto ha un peso enorme. Quando parlavo di efficacia, a volte si tratta proprio di saper scegliere i giusti elementi da far emergere con più forza. Con tutta probabilità, il Governo Renzi approverà il pacchetto del Jobs act, e quindi il 14 novembre come possibile data di mobilitazione generale contro queste politiche.

Come pensate di tutelarvi dal rischio di eccessiva frammentarietà?
Il rischio di frammentarietà c’è sempre, altrimenti non saremmo qui a parlare del bisogno di unificazione. Detto questo lo strike meeting vuole rilanciare su alcune date per costruire alcuni laboratori permanenti, magari per settori, come per esempio nella formazione. Lo sm sarà un successo se rimarrà nella nostra agenda politica nei prossimi mesi.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi