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Germania. Clamoroso flop del movimento anti-Islam. Il tedesco-qualunque attende il redde rationem.
PEGIDA(Patrioti Europei Contro l’Islamizzazione dell’Occidente), quel movimento di patrioti un po’ naif, che raccoglie sotto la bandiera della xenofobia populista e razzista una composizione molto eterogenea di disillusi, soggetti colpiti dalla crisi e neonazisti dell’ultima ora, ha dato in questi giorni un ultimo colpo di reni. Rompendo il cordone ombelicale che lo legava al localismo della città di Dresda, banco di prova delle prime manifestazioni, che hanno visto migliaia di persone (20.000 l’ultima volta) scendere in piazza, il movimento ha tentato di sfondare anche a Colonia e Berlino, cercando un punto di svolta. Così non è stato.

Il 5 gennaio a Berlino all’appello di Luz Bachmann, prosaico leader del movimento, hanno risposto solo 450 persone, che non hanno potuto nemmeno godere delle luci della ribalta provocate dal teatrino di tensioni creato ad hoc settimane prima. La porta di Brandeburgo ha oscurato tutte le sue luminarie al passaggio dello sparuto gruppo di contestatori anti-Islam.
Colonia invece era stata scelta per l’effettivo redde rationem, e non a caso: a novembre, tanto per riscaldare gli animi, si erano consumate delle violente aggressioni nei confronti della comunità salafita da parte del gruppo “Hooligans contro i salafiti”, nato da una collaborazione dei settori dell’estrema destra ultras.

Il pesante clima di attesa non ha dunque trovato soddisfazioni, dato che anche in questo caso il bilancio è stato negativo: qualche drappello di neonazisti in divisa d’ordinanza e poche centinaia di appartenenti al movimento. Alle rivendicazioni di una Germania “cristiana”, “bianca” ed “epurata dagli immigrati”, il cardinale di Colonia Woelki ha risposto con un Duomo totalmente immerso nel buio.
D’altra parte quindi sembra che momenti di radicale opposizione non siano mancati laddove PEGIDA aveva intenzione di far la voce grossa: migliaia di persone hanno sfilato in corteo sotto le bandiere antifasciste a Colonia, Berlino e Stoccarda contro le ossessioni islamofobe di questo rigurgito razzista della classe media tedesca.

Valutando esclusivamente i numeri delle ultime mobilitazioni, anche in termini geopolitici, pare che la sigla PEGIDA non abbia attecchito sul terreno del conflitto sociale tedesco, in cui una classe media mobilitata da parole d’ordine d’odio, razzismo e violenza di classe, sta fluttuando in una sospesa fase di transizione. Ciononostante i dati statistici parlano di una sempre più crescente adesione all’ideologia populista del gruppo: un terzo dei tedeschi giustifica le proteste contro l’immigrazione musulmana; d’altra parte però solo il 13% afferma di volervi partecipare attivamente. Non è un caso che la maggioranza dei sostenitori di PEGIDA provenga dai simpatizzanti del partito euroscettico e anti-immigrazione, Alternativa per la Germania.
Dati preoccupanti, soprattutto se comparati con gli umori che stanno crescendo attorno alle mobilitazioni, da una parte minimizzate da alcuni esponenti dell’Spd, che ritengono PEGIDA un movimento trasversale, le cui istanze meriterebbero come minimo l’ascolto e dall’altra stigmatizzate come rigurgiti nazisti, che riflettono gli effetti della crisi economica, esorcizzati dal “tedesco-qualunque” e populista tramite una stolida e acritica opposizione alla casta elitaria figlia dell’elaborazione sul campo del neoliberismo, e un’acuta insofferenza verso ogni forma di multiculturalismo.
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