Mercoledì 17 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento 16:17
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Petrolio? No grazie. Meglio il vino Gattinara

Due­mi­la­cin­que­cento abi­tanti sulla sponda destra del fiume Sesia, a valle delle col­line del vino Ghemme e del pre­giato Gat­ti­nara e a monte delle risaie nova­resi, sono in sub­bu­glio con­tro il pro­getto di un pozzo esplo­ra­tivo di petro­lio, pre­sen­tato dall’Eni. Sono i cit­ta­dini di Car­pi­gnano Sesia: non vogliono le tri­velle. Per­ché andreb­bero a impat­tare una zona ricca di falde acqui­fere «uti­liz­zate per il con­sumo umano» e a forte pre­senza agri­cola con pro­du­zioni di alta qua­lità. Per­ché a poca distanza dal Parco del Ticino e a trenta chi­lo­me­tri da Tre­cate dove nel 1994 esplose un pozzo di tri­vel­la­zione dell’Agip. Un geye­ser di greg­gio e gas alto cento metri fece pio­vere petro­lio sulle abi­ta­zioni e le strade vicine e il ter­ri­to­rio fu gra­ve­mente inquinato.

Il petro­lio nel nova­rese non è, infatti, una novità. Cor­reva il 1987 e l’Agip, capo­set­tore del gruppo Eni per la ricerca e l’estrazione del petro­lio, effet­tuò una impor­tante sco­perta di greg­gio nella zona a cavallo tra Lom­bar­dia e Pie­monte. Tra Gal­liate e, appunto, Tre­cate. Negli anni i risul­tati furono alterni.

A Car­pi­gnano la «scure» del petro­lio se la sono, invece, vista arri­vare a cavallo tra il 2011 e il 2012, quando è spun­tato il pro­getto esplo­ra­tivo con tri­vel­la­zioni fino a 4 chi­lo­me­tri nel sot­to­suolo. Era rima­sto nel cas­setto per anni, le radici risal­gano, infatti, al 2006 con il con­fe­ri­mento dal mini­stero dello Svi­luppo Eco­no­mico a Eni e Petro­cel­tic del per­messo ricerca «Cari­sio». Un pozzo che, con un’attività di una decina anni, sarebbe in grado di coprire il fab­bi­so­gno nazio­nale per appena 50 giorni. «Il pro­getto di tre anni fa, loca­liz­zato a 300 metri dalle case, in un ter­ri­to­rio a rischio eson­da­zione, era stato boc­ciato da un refe­ren­dum. Il no alle tri­velle aveva rag­giunto il 93% e l’Eni lo aveva riti­rato mesi dopo», rac­conta Mar­cello Mara­fante, pre­si­dente del bat­ta­gliero comi­tato Difen­diamo il nostro ter­ri­to­rio (Dnt) .

Il colosso non si è dato, però, per vinto e nel 2014 ha ripre­sen­tato un nuovo pro­getto. «A 900 metri dalle case ma più vicino alle falde acqui­fere che ser­vono anche Novara» sot­to­li­nea Mara­fante. Un remake non casuale. È arri­vato, infatti, dopo l’approvazione del ren­ziano decreto Sblocca Ita­lia, che ha dato il via a un mol­ti­pli­carsi di richie­ste di per­messi o istanze per nuove tri­vel­la­zioni. D’altronde il con­te­stato arti­colo 38 ne faci­li­te­rebbe l’iter, espro­priando Comuni e Regioni della sovra­nità sul pro­prio ter­ri­to­rio. «Ecco per­ché Car­pi­gnano è solo un punto nero nella car­tina dello Sblocca Ita­lia. non è una sto­ria tanto diversa dal «circo del petro­lio» che l’Eni porta in giro per l’Italia» spiega Marco Gri­maldi, capo­gruppo di Sel in Regione e fir­ma­ta­rio dell’ordine del giorno per un Pie­monte «Oil free zone».

Sette regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costi­tu­zio­nale con­tro l’articolo 38 (e il 37 che disci­plina i gas­si­fi­ca­tori), con­si­de­rato dai M5s «un regalo ai petro­lieri». Sono Abruzzo, Cala­bria, Cam­pa­nia, Lom­bar­dia, Mar­che, Puglia e Veneto, non il Pie­monte. La giunta Chiam­pa­rino dovrebbe espri­mere a breve il pro­prio parere su Car­pi­gnano, non vin­co­lante ma signi­fi­ca­tivo. «Il pre­si­dente – aggiunge Mara­fante – ha con­fer­mato che terrà conto dell’opinione della popo­la­zione. Noi rima­niamo all’erta, d’altronde solo pochi mesi l’assessore regio­nale alle atti­vità pro­dut­tive Giu­sep­pina De San­tis ci aveva dato dei “pre­ve­nuti”». L’Eni non si è pre­sen­tata al con­fronto pub­blico, orga­niz­zato dalla Regione nei giorni scorsi a Novara, ma ha detto che se la giunta pie­mon­tese si dichia­rerà con­tra­ria riti­rerà il pro­getto. Gri­maldi di Sel con­clude: «Noi ci oppo­niamo poli­ti­ca­mente a un dise­gno peri­co­loso per l’ambiente e per lo stesso svi­luppo eco­no­mico del Piemonte».

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi