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La Francia passa alla tolleranza zero contro omofobia e razzismo. E la libertà di espressione?
La Francia passa alla tolleranza zero in materia di ingiurie e attacchi a sfondo razzista e omofobo, con un piano in 40 punti per lottare contro "la parola di odio" e l'aumento degli attacchi antisemiti o anti-islamici. Ma le associazioni contro il razzismo e le discriminazioni avvertono: "Attenzione al bavaglio".

"Il razzismo, l'antisemitismo, l'odio per i musulmani e gli stranieri, l'omofobia stanno aumentando in modo insopportabile nel nostro Paese", ha detto il Premier Manuel Valls presentando i provvedimenti durante una visita a Creteil, cittadina alle porte di Parigi teatro nei mesi scorsi di una violenta aggressione contro una giovane coppia di ebrei ortodossi. Misura perno di questo cambiamento, la trasformazione delle ingiurie razziste o a tema religioso in reato penale, che implica da un lato sanzioni più pesanti, e dall'altro una "semplificazione delle regole di indagine e di giudizio" rispetto al sistema attuale. Sistema che finora inquadrava questo tipo di illeciti come fenomeno di diffamazione a mezzo stampa. Antisemitismo, razzismo e omofobia diventeranno inoltre circostanze aggravanti per qualsiasi crimine. Un altro capitolo importante riguarda il mondo digitale, verso il quale, ha detto ancora Valls, "la passività è finita: è uno spazio di libertà e non una zona fuori dalla legge". Tutti i provider e i gestori di portali web o social network dovranno dunque dotarsi di un rappresentante legale in Francia, e collaborare a indagini su messaggi, foto o altri contenuti che veicolino messaggi d'odio, razzismo, antisemitismo o omofobia. Il governo francese si dice pronto a investire fino a 100 milioni di euro in tre anni in questo piano, che prevede anche interventi su scuola ed educazione, da distribuire tra enti locali e associazioni impegnate nel settore. Eppure, le principali Ong impegnate contro razzismo e discriminazioni si dicono contrarie alla proposta, perché, a loro dire, mette vincoli troppo rilevanti alla libertà di espressione e rischia di provocare un boom dei processi per questo tipo di infrazioni, inducendo di conseguenza una loro gestione fin troppo sbrigativa.
Tra i principali detrattori spicca l'avvocato Richard Malka, legale tra gli altri di Charlie Hebdo, che già un mese fa - quando erano filtrate le prime anticipazioni sul provvedimento - metteva in guardia su possibili derive censorie. "Se la legge fosse approvata e Charlie fosse di nuovo sotto accusa per le caricature di Maometto - spiegava a Liberation - potrebbe finire sotto processo per direttissima": alla sbarra "tra uno spacciatore e un piccolo truffatore".
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