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Crescono anche in Veneto gli sfratti per morosità incolpevole. E la risposta è la repressione
Migliaia di sfratti in tutto il Veneto - più di 6000 nel 2014, la stragrande maggioranza per morosità incolpevole - migliaia di appartamenti del patrimonio pubblico vuoti, messi in vendita, o lasciati marcire. Questa la realtà, frutto di precise scelte politiche assolutamente trasversali di cui portano la responsabilità il governo nazionale e le amministrazioni locali, di centrodestra come di centrosinistra, tese a favorire la rendita immobiliare e la speculazione a discapito del “bisogno di casa” con affitti spesso del valore della metà di un salario, anche per buchi da 25mq. Crisi e politiche di austerità e tagli alla spesa sociale hanno prodotto un disastro, un'emergenza sociale che non trovando le necessarie risposte sul piano politico si è trasformata nella resistenza agli sfratti nelle forme di organizzazione necessaria ad evitare per molti/e molte di finire su una strada oppure ricoveri di fortuna come unica soluzione.

Molte volte ci è stato detto, anche da autorevoli esponenti delle istituzioni, che il problema della casa non poteva, non doveva trasformarsi in un problema di ordine pubblico. Non è stato così! L'incriminazione per associazione a delinquere, le misure restrittive contro il Comitato di lotta per il diritto alla casa, parlano esattamente del contrario: della scelta lucida e consapevole di criminalizzare un fronte di lotta di massa.

Questo accade mentre gli sfratti continuano e non si vede nessuna scelta concreta per impedire i drammi sociali di persone in carne ed ossa, di donne, uomini, bambini che ne sono coinvolti. Le strade per una possibile soluzione, sono le stesse che molte volte abbiamo indicato: una politica attiva su questo terreno, scelte coraggiose, di destinazione all'emergenza abitativa del patrimonio pubblico non assegnato, l'assegnazione in autorecupero degli alloggi degradati ai senza casa, l'acquisto di nuovi alloggi da parte degli enti pubblici che oggi sarebbe favorita dal crollo dei prezzi nel mercato immobiliare; solo per fare pochi esempi.

Ogni giorno si spendono decine di milioni di euro per guerre che producono altre guerre, si investono ogni anno miliardi di euro in grandi opere che servono solo ad ingrassare le camarille del potere, come la vicenda del Mose mostra plasticamente nella nostra regione. I soldi per investire nel sociale ci sono! Non farlo per rispondere ai bisogni sociali è una scelta criminale che non può essere coperta dalle manette!

*Segretario di Rifondazione Comunista, Padova 

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