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Il mondo del cinema dalla parte dei migranti. Al Baobab per la solidarietà
Anche il cinema ha fatto capolino nella piccola via Cupa di Roma, una minuscola arteria di Via Tiburtina, che in questi mesi ha saputo far convergere le energie positive della cittadinanza capitolina. La strada è ormai nota a tutti per il centro Baobab, un vero e proprio rifugio per migliaia di migranti in transito, che intendono fermarsi a Roma anche solo una notte e continuare il proprio viaggio l’indomani. In un anno circa, sono stati 400. 000 i transitanti accolti in via Cupa.

Transitanti. Una parola che per la legge italiana non vuol dire nulla. Quello di transitante non è uno statuto giuridico, come a dire che i diritti di queste persone iniziano e finiscono proprio qui, al Baobab.

A poco più di un anno di occupazione dei civici 1-3-5, la situazione del centro si è complicata, tanto che dopo lo sgombero del 6 dicembre scorso, alla struttura- ceduta al legittimo proprietario dal commissario Tronca- sono tornati i lucchetti e gli ospiti oggi sono costretti a vivere e a dormire in tende da campeggio, messe in fila ai lati della stradina. Una sorta di campo informale nel pieno centro della capitale, a pochissimi minuti dall’ateneo più grande d’Europa, ad una manciata di km dagli elegantissimi Fori Imperiali.

A nulla infatti ha portato il tentativo di occupazione dell’ex Centro Ittiogenico sulla Tiburtina di proprietà della Regione Lazio di aprile scorso. Lo stesso commissario Tronca aveva indicato questo spazio come idoneo ad ospitare i transitanti del Baobab, ma dopo poche ore dall’arrivo dei volontari, le forze dell’ordine hanno subito provveduto allo sgombero.

La sera del 19 luglio anche il cinema italiano si è voluto sporcare le mani, firmando per il Baobab con il Baobab una lettera di solidarietà. Tra i partecipanti, nomi altisonanti: Gianni Amelio, Daniele Vicari, Bernardo Bertolucci, Valerio Mastrandrea, Luigi Lo Cascio, Alessandro Gassman e molti altri. Attori, registi, produttori si sono stretti attorno ai volontari del Baobab; a Medu (Medici per i Diritti Umani), che quotidianamente monitora la condizione psico-sanitaria degli ospiti del centro, già notevolmente logorati dai viaggi che hanno intrapreso da casa loro; ai comuni cittadini, che ogni giorno, seguendo le indicazioni che i volontari scrivono su Facebook, accorrono numerosi a portare scatolame, indumenti, detergenti e cibo in quantità.

A questa eroica fetta di cittadinanza si sono aggiunti anche attori e registi, che hanno deciso di esporsi in prima persona, per contribuire ad attirare l’attenzione delle istituzioni, della nuova giunta capitolina presieduta dalla sindaca Raggi, nella speranza che possa sostituire alle promesse inconcludenti del commissario Tronca, fatti concreti. Ma dai primi segnali le speranze sono ancora flebili: la sindaca si è infatti rifiutata di prendere parte all’incontro. Impegni “importanti” la attendevano!

Peccato, perché a sentire gli interventi di Silvia Scola- “Il problema è la latitanza delle istituzioni”, Sabina Guzzanti- “Continuiamo a lottare”, Daniele Vicari- “Oggi sono orgoglioso di far parte del cinema italiano” e Andrea Segre- “Questo è un posto che non dovrebbe esistere”, che hanno preso la parola durante la conferenza stampa, solo guardando con i propri occhi le vite di via Cupa, solo incrociando con i propri sguardi quelle donne, quei bambini, quegli uomini, si può avere la volontà di agire, di trovare alternative, di impegnarsi a liberare uno dei migliaia di edifici sfitti della capitale e metterlo a disposizione dei migranti, che vivono e transitano nella capitale. A via Cupa risiede infatti la sconfitta e il successo di questa città e di tutti noi. Detto meglio, la sconfitta del comune e delle istituzioni e il successo della cittadinanza. E quello schermo bianco sulle mura del cimitero del Verano, proprio di fronte al Baobab, dove sono stati proiettati fino a mezzanotte capolavori del nostro cinema, sembrava dirlo.

“Lamerica” di Gianni Amelio e “Il silenzio”, l’unico corto italiano presentato a Cannes 2016, di Ali Asgari e Farnoosh Samadi, prodotto da Giovanni Pompili, hanno reso ogni istante trascorso tra gli ospiti e i volontari ancora più intenso, più pregno di significato. Ricordarsi cosa è stata un tempo l’Italia, chi siamo stati noi italiani e quanto di quello che eravamo un tempo in realtà lo siamo ancora.

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