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Bologna, gli studenti non si fermano. Sabato terzo giorno di proteste. Link attacca pesantemente la polizia: "Hanno letteralmente aggredito studenti e studentesse". Prc: "Scene da dittatura cilena"
È terminato in serata in piazza Verdi a Bologna il corteo che oggi ha attraversato la universitaria di Bologna. Anche oggi la polizia ha effettuato alcune cariche. Tre studenti sono stati portati in questura. Gli studenti del Cua rilanciano l'appuntamento per una nuova manifestazione domani pomeriggio, ancora da piazza Verdi, piu' un'assemblea per martedi' all'interno della facolta' di Lettere in via Zamboni 38. 
Intanto il Siulp, il sindacato di polizia vicino alla Cgil, ha proposto di chiedere i danni al Cua per i fatti di ieri alla biblioteca del 36 di via Zamboni. Ai politici invece Amedeo Landino, segretario provinciale del Siulp, chiede il Daspo per gli attivisti dei collettivi. "Sarebbe giusto presentare il conto a chi si arroga il diritto di compiere certe azioni - prosegue Landino, che evidentemente ha scambiato la protesta sociale per un incontro sportivo - che nulla hanno a che fare con la liberta' di espressione, passando dal danneggiamento dimostrativo dei tornelli alla vera e propria devastazione della biblioteca universitaria".

Evidentemente questo signore un po' troppo "sportivamente" sorvola sull'azione di forza della polizia proprio nella biblioteca universitaria. A contestare l'utilizzo delle forze dell'ordine è addirittura la Cgil, e un'altra organizzazione vicina alla Cgil, Link, che rappresenta gli studenti, contesta l'intervento. In una nota parla di "fatto gravissimo". "La celere ha letteralmente aggredito gli studenti e le studentesse - si legge nella nota - che ieri hanno autogestito l'aula studio dopo la chiusura da parte dell'ateneo, assurda risposta all'eliminazione dei tornelli per il controllo degli ingressi. E' inaccettabile e vergognoso che vengano chiusi ed infine sgomberati con la forza i luoghi, di per sè pubblici ed aperti a tutti e tutte, e a cui studenti e studentesse hanno diritto di accedere liberamente.” dichiara Andrea Torti coordinatore nazionale di Link Coordinamento Universitario che aggiunge: “Sempre più spesso negli ultimi anni le amministrazioni universitarie piuttosto che confrontarsi con le istanze degli studenti, reprimono le forme di dissenso e autogestione, anche con la forza bruta. Le nostre università sono dell’intera comunità: limitare l’accesso, chiudere le aule studio, caricare a freddo gli studenti e le studentesse che la autogestiscono è inaccettabile! Queste follie sono il frutto di una progressiva trasformazione delle nostre accademie, sempre più incapaci di arricchire il territorio in cui sono inserite e sempre più chiuse in se stesse, escludendo non solo la città ma gli studenti stessi”.

“Quella del Rettore è una scelta folle e assurda che ha chiaramente alimentato tensioni che fino a quel momento non c'erano. Un'inutile prova di forza e di repressione che pensiamo debba interrogare profondamente l'Università di Bologna. Chiederemo a Senato Accademico e Consiglio degli studenti - come rappresentanti degli studenti e delle studentesse - di esprimere netta condanna della gestione da parte dell'amministrazione. Diciamo sin da subito che non accetteremo eventuali misure giudiziarie e provvedimenti disciplinari verso gli studenti coinvolti nei fatti di ieri.” dichiara Nicola Quondamatteo, portavoce di Link - Studenti Indipendenti Bologna.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, dichiara: «Le immagini e le testimonianze di quanto accaduto ieri nella biblioteca universitaria a Bologna, con i celerini che sgomberano gli studenti, sono vergognose, un episodio cileno. Intollerabile che la risposta alle rivendicazioni degli studenti e alla richiesta di dialogo degli studenti sia il manganello. Le università, a partire dal medioevo e a partire proprio da quella di Bologna sono luoghi di libertà, non spazi blindati da tornelli. Evidentemente la privatizzazione del sapere procede di pari passo con la "chiusura" degli spazi, in un processo di distruzione dell'università pubblica. Chiediamo le dimissioni del rettore, che ha permesso questo scempio e del ministro degli Interni. La nostra solidarietà agli studenti che difendono il sapere come bene comune».

 




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