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Messico, assassinata un'attivista per i diritti umani. Stava indagando sul fenomeno dei desaparecidos
La Conferenza episcopale messicana attraverso twitter esprime il suo dolore per l'assassinio, avvenuto nella tarda serata di mercoledi' a San Fernando, nello stato del Tamaulipas (nel nordest del Paese) dell'attivista Miriam Rodriguez, che da anni si batteva per la difesa dei diritti umani e, in particolare, per la ricerca delle persone scomparse, una delle piaghe del Messico.
La Rodriguez, in particolare, coordinava l'azione di seicento famiglie che avevano denunciato la sparizione di un proprio congiunto. È stata uccisa a sangue freddo e aveva gia' ricevuto numerose minacce. Lo Stato del Tamaulipas e' una delle zone piu' violente del Messico, caratterizzata dalla presenza dei Los Zetas, uno dei cartelli mafiosi piu' potenti del Paese, e dall'assenza dell'esercito e delle forze dell'ordine in ampie zone del territorio.


"Ogni giorno siamo testimoni, attraverso i mezzi di comunicazione, di persone scomparse: sul web si lanciano appelli per ritrovare bambini, donne e adolescenti, e anche la televisione mostra i volti di persone di cui si e' persa ogni traccia", diece il segretario generale della Conferenza episcopale messicana (Cem), mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, nel presentare attraverso un comunicato lo studio 'I desaparecidos mancano a tutti', elaborato dall'Osservatorio nazionale della Cem. Nella nota si ricordano alcuni episodi che hanno suscitato particolare scalpore, come la scoperta, avvenuta lo scorso anno nella citta' di Torreon, nello stato di Veracruz, di quella che e' chiamata "la fossa clandestina piu' grande del mondo", con quattromila frammenti ossei. O come la fossa di Jojutla, nello stato di Morelos. "Queste notizie- scrive mons. Miranda- ci colpiscono come
cattolici e come cittadini", e chiedono di "risvegliarci di fronte a Dio, perche' la violenza ha raggiunto le nostre famiglie. Il popolo del Messico non deve abituarsi ne' essere indifferente rispetto a questa cruda realta'".

Nel rapporto si ricordano le prese di posizione delle Nazioni Unite, di Papa Francesco durante la sua visita in Messico e della
Chiesa messicana. Si analizza il fenomeno, viene ripercorso il suo sviluppo negli anni, si evidenzia in particolare la
necessita' dell'accompagnamento e della vicinanza per i familiari delle persone scomparse. Prosegue mons. Miranda: "Le sparizioni forzate sono un grave problema che ne' l'autorita', ne' la Chiesa, ne' la societa' civile possono ignorare. I messicani
vivono in un ambiente di timore che attenta alla dignita' delle persone e questa paura infonde ulteriore terrore e genera ancora piu' violenza. Il problema non si risolve solo con i buoni propositi", ma con un'adeguata formazione. La Chiesa, poi, e'
chiamata ad essere coraggiosa, "cercando la costruzione della pace".

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