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"No al Pisa Air Show, no alla militarizzazione del territorio". La guerra-spettacolo e la falsa narrazione degli amministratori comunali
"No al Pisa Air Show, no alla militarizzazione del territorio". E' questo il messaggio lanciato dal 'Comitato territoriale no alla guerra' in vista dell'imminente spettacolo delle Frecce Tricolori, previsto per il prossimo 21 maggio a Tirrenia. Il comitato lancia anche una campagna per "smilitarizzare il territorio". E il 2 giugno è pronto a tornare in piazza. "Il Pisa Air Show - spiega una dei promotori, il consigliere comunale di Ucic-Prc, Ciccio Auletta - è un'iniziativa altamente diseducativa e culturalmente sbagliata, perchè fa pensare che gli aerei da guerra siano dei giocattoli innocui, quando in realtà sono strumenti di morte che portano distruzione in giro per il mondo. Ancora più grave, secondo noi, è il fatto che sia il Comune il promotore di questa iniziativa".

Ieri 18 maggio il comitato si è dato appuntamento davanti al Comune di Pisa, mentre ad attenderli un inutile dispositivo di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa. "Siamo arrivati al paradosso se per un semplice volantinaggio e conferenza stampa si arriva a dispiegare 50 tra ps e cc".
Contolacrisi ha raccolto le loro testimonianze. Per la campagna hanno parlato Federico Giusti, Antonio Piro, Mohammed Ambrosini e Franco Dinelli e Giovanni Bruno affiancati dal consigliere comunale Ciccio Auletta di Città in comune \prc.

L’esibizione al Pisa Air Show, insieme alle Frecce tricolori, dei cacciabombardieri Eurofighter Typhoon e Tornado costituisce non semplicemente un “programma arricchito”, come afferma il comunicato congiunto Comune-Aeronautica (clica qui per leggere), "ma un sostanziale cambiamento del carattere della manifestazione. Questi aerei sono stati e vengono usati nelle guerre in Nordafrica e Medioriente, il Pisa Air Show assume un alto valore simbolico dal punto di vista militare, con conseguenti rischi alla sicurezza degli spettatori derivanti non solo dai problemi del traffico", sottolinea Piro. "Gli organizzatori non hanno preso in considerazione questo aspetto, del resto Pisa è un territorio di guerra tra la base militare Usa di Camp Darby dove sono ammassati rifornimenti e supporti logistici per le missioni militari nel mondo e l'Hub Militare. Una incredibile concentrazione militare e il responsabile della sicurezza dei cittadini, Il Sindaco, tutti i giorni chiede l'applicazione della legge Minniti ma dimentica di chiedere cosa si nasconde dentro la base militare, anzi ha ammesso in un consiglio comunale di non saperne praticamente nulla", puntualizza Dinelli.

Da anni ormai l'amministrazione comunale organizza eventi di questo tipo, si sono rimangiati un ordine del giorno che 15 anni votarono tutti e che parlava di riconversione a fini pacifici della base militare di Camp Darby.
"In questi anni la militarizzazione si è ulteriormente accentuata, basti ricordare che Livorno è un porto nucleare un'area dello stesso è ormai a disposizione solo delle navi Usa\Nato, basti pensare che alcune fabbriche produttrici di missili e di droni si trovano proprio nella nostra zona senza mai dimenticare le fitte relazioni dell'università e della scuola Sant'anna con la ricerca a fini militari", fa notare ancora Bruno.

Nell'immaginario collettivo l'arrivo dei paracadutisti e dei militari viene salutato come il coronamento di un giorno di festa, ovviamente omettendo ogni particolare sulle missioni militari all'estero, sui tagli al sociale per sovvenzionare le spese militari che aumenteranno dopo il viaggio di Gentiloni in Usa.

"La partecipazione dei cacciabombardieri al Pisa Air Show non è “del tutto gratuita” come leggiamo sulla stampa locale che da giorni dedica all'evento intere paginate. Una città bloccata per la esibizione di questi aerei domenica 21 Maggio, tutti i vigili urbani richiamati in servizio, operai comunali e protezione civile, centinaia di uomini e donne in un giorno domenicale hanno un costo non indifferente. "Ne valeva la pena? Dipende dai punti di vista, se guardiamo la cosa dal punto di vista dei commercianti del litorale-dove si terrà lo spettacolo- forse sì ma se invece assumiamo il punto di vista dei cittadini diremmo di no", dice Giusti.

"Non solo siamo noi cittadini a pagare questi aerei da guerra col denaro pubblico - conclude Ambrosini - ma la loro partecipazione alla manifestazione aerea, facendo aumentare l’afflusso di pubblico, comporta costi aggiuntivi per la macchina organizzativa del comune. Quanto viene a costare complessivamente una manifestazione come questa? E perché gli sforzi organizzativi arrivano solo nelle giornate militariste? Pensiamo al costo di un'ora di volo di un caccia, sono circa 40 mila euro, quanto costa contributi compresi un lavoratore. Siamo allora certi che queste manifestazioni siano a costo zero? Quante strade e scuole potremmo riparare con un aereo da guerra, quante assunzioni per medici ed infermieri per abbattere le liste di attesa negli ospedali? E quante case popolari? Decisamente tante, molto piu' di quanto immaginiamo".
"Per questo siamo scesi in piazza - dicono tutti - per non arrenderci alla retorica della guerra e del militarismo che non possono essere uno spettacolo perché portatori di morte e distruzione".

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