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"Se lo strumentario contro il dissenso torna alla forma e alla sostanza del regime fascista". Convegno il 22 giugno alla Fondazione Basso. Intervento di Giovanni Russo Spena
Una delle disposizioni più odiose e repressive prevista dal regime fascista,quella delle misure personali preventive, sta, non a caso, in una fase di stretta autoritaria della democrazia, come l'attuale, conoscendo un utilizzo preoccupante e ricorrente contro dissenzienti e attivisti politici ( penso ai NO TAV, ai compagni di Bologna, ai compagni colpiti in occasione dell'anti G7, all'odioso giudizio di Roma contro Di Vetta e Fagiano e tanti casi di repressione quotidiana).

Si tratta di provvedimenti odiosi e subdoli, che ledono fortemente le libertà personali. Viene di fatto abrogato il diritto di riunione, di espressione, di manifestazione del pensiero. Viene persino limitata la libertà di movimento, con effetti gravissimi sul vissuto stesso delle persone. Queste misure hanno un fondamento del tutto incostituzionale che nega lo Stato di diritto, con una concezione emergenziale (da " stato di eccezione ") del diritto pubblico alla prevenzione. Esso subisce una torsione, diventa diritto punitivo verso il sospettato. Non esistono più, di conseguenza, né garanzie sostanziali né garanzie processuali. Sono particolarmente evidenti e gravi profili di incostituzionalità delle norme che prevedono il cosiddetto "avviso orale ". Esso viene dal potere utilizzato come uno stigma di pericolosità sociale permanente che colpisce una persona per tutta la vita.

Viene prefigurata, come scrive Cesare Antetomaso , esponente nazionale dei Giuristi Democratici , " la sorveglianza speciale per fattispecie di pericolosità generica, che contrastano con i principi della riserva di legge, della tassatività, della non colpevolezza e dell'eguaglianza, a seguito della recentissima pubblicazione della sentenza De Tommaso della Corte Europea dei Diritti Umani che condanna l'Italia per mancanza di qualità della legge. " Il terreno di lotta democratica contro questa misure, che colpiscono molti attivisti sociali ma non sono ancora tema di campagna di massa, va aperto con determinazione e scientificità. Si tratta, infatti, di misure poliziesche e, a volte, giurisdizionali, che diventano , sempre più spesso, strumenti di controllo del dissenso e del conflitto sociale.

Inizieremo l'approfondimento con un convegno che si terrà il 22 giugno a Roma alla Fondazione Basso alle 16,30 , con la presenza di attivisti sociali, sindacali, di giuristi democratici, di eminenti e coerenti docenti garantisti.
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