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Ostia, dopo le condanne per associazione di stampo mafioso al clan degli Spada il sindacato dei giornalisti chiede il rafforzamento della protezione a Federica Angeli
Ieri c'è stata una sentenza storica a Roma. Dopo i capofila Fasciani e i colletti bianchi di Carminati, dopo la camorra del clan Pagnozzi-Senese sulla Tuscolana (e in attesa dei processi ai Casamonica), anche gli Spada entrano nella categoria delle famiglie mafiose. I giudici riconoscono l''associazione a delinquere di stampo mafioso. Tre gli affiliati riconosciuti colpevoli: si tratta di Massimiliano Spada, al quale il gup Claudio Cappiello ha inflitto 10 anni e 8 mesi di carcere, Massimo Massimiani detto Lelli (identica pena del primo) e Claudio Galatioto, 9 anni. Quest'ultimo, non più di una settimana fa, è stato anche il destinatario di uno dei cinque decreti di sequestro che hanno bloccato beni per 19'milioni di euro tra immobili, attività commerciali, società e auto.

Il terreno d'azione degli Spada è Ostia. E' qui che la giornalista Federica Angeli ha avuto la sventura di incrocia re il loro percorso. L'ha fatto a testa alta, ma le conseguenze sono pesanti. 

La Federazione nazionale della Stampa italiana, che ha partecipato al sit-in indetto a Roma dall'Associazione Antimafia Noi, ha condiviso la richiesta di rafforzare la vigilanza disposta per la Angeli e di tutelare in modo particolare i suoi figli.
"L'aggressività e le continue provocazioni messe in atto dal clan Spada - si legge in una nota del sindacato dei giornalisti - meritano la nostra attenzione collettiva e l'illuminazione sistematica dei covi dai quali continuano a partire le minacce. La FNSI e l'Ordine nazionale dei giornalisti daranno il loro convinto appoggio e sostegno a tutte le iniziative che saranno promosse dal comitato Noi Antimafia e da tutte le associazioni che sono diventate "scorta civica" della libertà di informazione e del diritto ad essere informati".
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