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Elezioni, Stop Ttip e associazioni ai candidati: "No Ceta o non vi votiamo"
Il coordinamento Stop Ttip/Stop Ceta si incontra domani a Milano e intanto ha lanciato l’appello “#NoCETA o non vi votiamo” rivolto ai candidati alle elezioni politiche politiche, con l’obiettivo di bloccare la ratifica del Comprehensive Economic and Trade Agreement (Ceta) Ue-Canada e cambiare l’agenda commerciale europea,

La Coalizione italiana Stop Ttip/Stop Ceta in collaborazione con Arci, Arcs, Ari, Assobotteghe, Attac, Cgil, Fairwatch, Greenpeace, Legambiente, Movimento Consumatori, Navdanya International, Slowfood, Terra! e Transform, chiede di «Bloccare definitivamente in Italia la ratifica del Ceta, l’accordo di liberalizzazione commerciale Unione Europea – Canada, come segnale inequivocabile in vista delle europee 2019: basta liberalizzare il commercio a scapito dei diritti, in Italia e in Europa».

La campagna punta a continuare «l’azione capillare che ha bloccato la ratifica del Ceta nel 2017 e rimette al centro gli impatti sull’economia, la società e l’ambiente di tutti i trattati simili a questo, valorizzando l’impegno dell’intergruppo parlamentare No Ceta e chiedendo a tutti i candidati di aderirvi, confermando l’opposizione a ogni tentativo di ratifica dell’accordo nel nostro Paese e all’imposizione di simili meccanismi nel nostro ordinamento».

Stop Ttip/Stop Ceta ricorda che nella legislatura appena conclusasi oltre 100 parlamentari di diversi schieramenti, hanno aderito all’intergruppo No Ceta, perché preoccupati dell’impatto del trattato sul nostro Paese e i nostri diritti e che «L’azione di questa alleanza, grazie anche al contributo della Campagna Stop Ttip Italia e alle forti prese di posizione di Cgil, di Coldiretti e delle altre organizzazioni #NoCETA, guida in Italia il fronte di opposizione in Europa, grazie al chiaro posizionamento di oltre 1.200 Comuni e 13 Regioni che hanno votato delibere critiche con i trattati, e che impegnano Giunte e Consigli locali a premere su Governo e Parlamento aprendo una riflessione ampia e approfondita nel paese e in Europa».

Monica Di Sisto, portavoce della campagna, spiega che «Il 10 febbraio associazioni e Comitati si riuniranno a Milano per lanciare la campagna #NoCeta #NonTratto in tutta Italia. Verrà proposto a tutti i candidati di sottoscrivere un Decalogo in cui chiediamo l’impegno esplicito di bocciare il Ceta e per riaprire un dibattito in Europa sui contenuti e le regole del commercio tra Ue e resto del mondo. Serve una vera inversione di rotta dalla liberalizzazione selvaggia degli scambi, per fondare i negoziati su diritti, ambiente e coesione sociale e per evitare di indebolire, con trattati come questo, i servizi pubblici, la sovranità alimentare, la salvaguardia dell’ambiente e delle condizioni di lavoro».

Intanto 162 organizzazioni di tutta Europa hanno chiesto che la politica commerciale europea diventi più democratica.

Le organizzazioni che rappresentano la società civile, i sindacati e i gruppi di agricoltori sostengono che «E’ necessario un profondo cambiamento nell’approccio dell’Ue ai negoziati commerciali per ripristinare la fiducia e stabilire la responsabilità democratica».

Nell’appello indirizzato all’Unione europea si legge: «Solo un processo democratico e trasparente sin dal suo inizio, sia a livello europeo che a livello di Stati membri, ha il potenziale per garantire che degli accordi commerciali e degli investimento possano beneficiarne tutti e quindi ottenere un ampio sostegno».

Le richieste arrivano dopo un’ampia opposizione pubblica ad accordi commerciali aziendali come la Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip – Usa- Ue ) e Ceta e sostiene che «Un cambiamento radicale nel modo in cui l’Ue negozia accordi commerciali significherebbe che le voci dei cittadini sono state ascoltate».

I firmatari propongono misure che dovrebbero essere adottate per stabilire un controllo democratico sulla negoziazione e la conclusione di accordi commerciali e di investimento: consultazione pubblica e approvazione parlamentare dei nuovi mandati negoziali; partecipazione equilibrata delle parti interessate nel processo negoziale; un ruolo molto più forte dei parlamenti per orientare i negoziati; piena trasparenza del processo negoziale, compresa la pubblicazione di testi consolidati; termini e valutazione globale degli accordi conclusi.

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