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Milano, pestaggio del giornalista Origone: smentite le versioni dei poliziotti. Chiusa l'inchiesta
I quattro poliziotti indagati per il pestaggio del giornalista di Repubblica Stefano Origone, avvenuto il 23 maggio scorso in piazza Corvetto, si presentarono spontaneamente in procura ma nel corso degli interrogatori furono inizialmente vaghi. In alcuni casi ammisero solo davanti alle immagini e alle foto mostrate dagli investigatori e dal pubblico ministero. E' quanto emerge dalle carte dell'inchiesta chiusa nei giorni scorsi.
Origone, assistito dagli avvocati Cesare Manzitti ed Enrico Canepa, era stato picchiato da un gruppo di agenti del reparto mobile di Bolzaneto, durante gli scontri di quella giornata tra antifascisti e polizia in occasione di un comizio di Casapound.
Il giornalista stava assistendo all'arresto di un manifestante, ci fu una carica e venne colpito come i manifestanti.
C'è chi dice di "non avere visto Origone a terra", chi di "non ricordare di averlo colpito", chi "ho alzato il manganello alzato ma non so dove sia finito il colpo". E però poi davanti alle immagini raddrizzano un po' il tiro e arrivano timide ammissioni. Secondo il medico legale Francesco Ventura, incaricato dalla procura, Origone venne colpito da più di una persona e in parti diverse dapprima mentre era in piedi e poi, ancora, mentre era a terra con le mani in testa per proteggersi.
Le accuse nei confronti degli agenti sono lesioni gravi e aggravate dall'uso del manganello. Il giornalista ha subito due interventi a un dito della mano sinistra e un intervento a un secondo dito. A distanza di otto mesi non ha recuperato la piena funzionalità della mano e dovrà essere sottoposto a una seconda perizia medico legale, ma è tornato al lavoro.
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