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Cile, rivolta nelle carceri contro il rischio contagio e le condizioni di detenzione
I detenuti del penitenziario Santiago 1 in Cile, sottoposti a misura cautelare in attesa di processo, hanno rifiutato ieri il cibo, dando inizio così a un sciopero della fame per protestare contro il rischio di contagio per il coronavirus nella struttura. Almeno cinque moduli del penitenziario non hanno ricevuto il loro cibo oggi, fornito dalla Gendarmeria, e hanno annunciato che non mangeranno fino a quando la loro misura cautelare di detenzione non sarà cambiata con gli arresti domiciliari a causa del rischio di contagio da Covid-19.
Alcune settimane fa, gli stessi detenuti hanno realizzato un tentativo di rivolta a seguito della voce di un contagio di coronavirus nella struttura che si è poi rivelata falsa. Tomas Pascual, a capo dell'Unità per i diritti umani del Difensore penale pubblico – servizio statale per la difesa degli accusati nel sistema giudiziario cileno - ha confermato al quotidiano La Tercera che i detenuti hanno iniziato uno sciopero della fame. L'avvocato ha spiegato che "alcuni denunciano la mancanza di condizioni igieniche minime considerando lo stato di crisi sanitaria che il Cile e il mondo stanno vivendo e vogliono che la loro misura precauzionale di detenzione preventiva venga rivista in tribunale", mentre altri “ritengono di essere stati dimenticati” dalle istituzioni. Il funzionario ha aggiunto che si tratta di "una manifestazione pacifica". Nel frattempo, nella prigione femminile di San Miguel è stato confermato un primo caso di Covid-19, che va ad aggiungersi a un focolaio della prigione di Puente Alto.
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