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Attacco all'università

23/11/2009 15:10 | CONOSCENZA - ITALIA | Fonte: carta

Sui finanziamenti alla ricerca c’è «troppa differenza tra parole e fatti». Oggi, per l’ennesima volta, Giorgio Napolitano ha ribadito un concetto quasi banale. Persino il polveroso buon senso liberale suggerisce che dalla crisi non si esce spingendo al ribasso il costo del lavoro ma investendo sull’innovazione dei saperi.
Nel corso del movimento dello scorso anno in occasione dei drastici di tagli Gelmini-Tremonti a scuola, università e ricerca, abbiamo imparato che questo governo ha in odio ogni forma di cultura e conoscenza. Ecco perché il ministro Mariastella Gelmini ha presentato un disegno di legge di riforma dell’università che specifica per ben ventisette volte che questa debba avvenire «senza oneri per lo stato». Venerdì scorso, gli studenti e i lavoratori della conoscenza si sono incontrati alla Sapienza di Roma per decidere il da farsi. Dopo l’attacco tutto economico dei mesi scorsi all’università, ecco che prende forma quello ideologico, per certi versi più subdolo. Dietro la retorica posticcia della «meritocrazia», figlia dei manuali di motivazione aziendale manco tanto recenti, si nasconde il goffo e violento tentativo di nascondere il fatto che il sapere riguarda la cooperazione e la condivisione, non presunti traguardi individuali. L’Onda promette di tornare. E visto che non è più tempo di contratti nazionali, leggi finanziarie o vertenze stagionali, i ragazzi delle università stanno saggiamente pensando una strategia di lungo termine. Saranno in piazza il prossimo 11 dicembre, giorno in cui è fissato lo sciopero generale del settore della Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil, per assediare il ministero dell’istruzione. E puntano a durare almeno fino alla prossima primavera, quando è prevista l’approvazione della riforma dell’università.

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