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Scuola: Cgil Bergamo, inchiesta in 13 istituti su effetti tagli
Un'indagine svolta dallo Sportello Genitori della Cgil di Bergamo cerca di fare il punto sugli effetti reali della Riforma Gelmini, prendendo a campione 13 istituti comprensivi di Bergamo e provincia, pari a circa il 21% del totale.

“Non si tratta proprio di una cura benefica
- spiega Franca Longoni, responsabile dello Sportello Genitori CGIL di Bergamo -. A parte il fatto che le promesse fatte dal Ministro parlavano di un incremento del 50% del tempo pieno e la realtà ci restituisce un aumento di tali scuole del solo 8%. Dalle scuole intervistate si presenta una situazione di sofferenza e di emergenza che delinea una tendenza preoccupante di riduzione della qualità dell’offerta educativa. Secondo la maggioranza degli intervistati - aggiunge Longoni - tale situazione diverrà insostenibile, se il triennio di cura dimagrante previsto dai Ministri del Tesoro e dell’Istruzione per la scuola pubblica sarà confermato”


Ecco una sintesi dei risultati dell'inchiesta:


Maestro unico - Nel 100% delle scuole intervistate vi è stato l'azzeramento delle compresenze nelle classi prime, ma tutte funzionano col modulo di più insegnanti ed anzi in due casi, paradossalmente, le figure docenti sono aumentate

Progetti didattici nella primaria
– Nel 30% del campione i progetti previsti hanno subito un ridimensionamento e nel 15% possono proseguire solo grazie all'incremento del sostegno dei fondi dell'Am-ministrazione Comunale. Il Comune di Zanica, per esempio, ha costruito dei “servizi” a cui la scuola può attingere per integrare l’offerta formativa (esperti musicali, dell’area espressiva...), ma sappiamo di molti Comuni non disponibili a questa integrazione che stanno discutendo sull’impossibilità di far fronte all’aumento dei costi a loro carico.

Attività integrative della scuola secondaria di 1° grado – Nel 60% delle scuole ex-medie sono spariti i laboratori disciplinari (nel 40% ridotti e nel 30% azzerati del tutto) e sono state eliminate le così dette “Educazioni”.

Sostegno per ragazzi diversamente abili – Lamentano una riduzione nella copertura delle ore e del rapporto docenti/alunni ben il 30% delle scuole, diminuzione che costringe ad erodere le poche ore di compresenza rimaste.

Bidelli e personale di segreteria – Il 100% delle scuole è preoccupato per la diminuzione del personale ATA, sia per la difficoltà a continuare a fornire il servizio di pre-post scuola (dove organizzato) sia perché le scuole con molti plessi faticano a garantire l'apertura di alcuni plessi (sono le maestre che hanno le chiavi!) e per l'aggravio del lavoro di segreteria, in presenza di un continuo aumento dei compiti assegnati.

Lavoro per piccoli gruppi
– Nel 90% delle scuole la didattica è tornata ad essere solo frontale, per la grave erosione delle compresenze, e ne hanno risentito in particolare i gruppi per i ragazzi in difficoltà (50%) e per l'alfabetizzazione (30%).

Attività alternativa all'insegnamento della religione cattolica – Quasi del tutto scomparsa la possibilità di garantirla; la maggioranza è costretta a dirottare i bambini nelle classi parallele. Un evidente diritto negato!

Contributi delle famiglie
– Sappiamo che nelle scuole della città vi è da tempo l'abitudine di chiedere un “contributo volontario” ad inizio anno, cosa che non accadeva nelle scuole della Provincia. Nel 21% delle scuole intervistate sono state introdotte richieste o di un contributo o di fornire materiale didattico (risme di carta...).
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