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Prezzo della Crisi del 04-11-2010: 'Il prezzo della crisi è anche avvisi di garanzia contro maestre ed educatrici'
di Daniele Nalbone
Che la democraticità sindacale non fosse il forte del nostro paese è cosa chiara da tempo. Ma che, in questo scenario, si arrivasse addirittura ad emettere nove avvisi di garanzia per resistenza a pubblico ufficiale «aggravata dal concorso di più persone» a nove educatrici dei nidi e delle scuole di infanzia per aver manifestato, durante uno sciopero, è sinceramente troppo. Eppure così è: i fatti contestati alle maestre risalgono allo scorso 31 maggio. Quel giorno l’RdB Pubblico Impiego ha proclamato una giornata di agitazione della categoria per protestare contro lo smantellamento in corso di uno dei settori più delicati della formazione: nidi e scuole dell’infanzia. Per capire i motivi di tale agitazione è sufficiente analizzare un mero dato numerico: se nel 2001 i nidi convenzionati nel comune di Roma erano appena tre, oggi sono ben 230 a fronte di appena duecento nidi pubblici. Questa privatizzazione non ha semplicemente fatto precipitare nella precarietà decine di famiglie, ma ha distrutto il servizio. Ma qualcuno, da cinque anni, non accetta questa umiliazione: così molte lavoratrici sono passate dai sindacati confederali a quelli di base. Hanno dato mandato all’RdB (oggi Usb) di rappresentarle e hanno iniziato una strenua battaglia non per portare avanti delle (pur legittime) rivendicazioni salariali ma per difendere l’importanza del loro ruolo. Così, dopo mesi di promesse e di incontri saltati, lo scorso 31 maggio oltre cento educatrici si sono recate sotto l’assessorato al personale del comune di Roma per protestare contro il lassismo della Giunta Alemanno in materia e per chiedere che al tavolo di trattative in corso al terzo piano di via del Tempio di Giove fosse fatto sedere anche il delegato dell’Rdb. Così, ovviamente, non è stato. Le educatrici, allora, hanno risposto dando vita a un presidio di otto ore al quale l’amministrazione ha replicato schierando poliziotti, in divisa ma soprattutto, come ulteriore provocazione, in borghese. Al primo tentativo di ingresso delle educatrici nel giardino (e non nel palazzo) dal quale si accede agli uffici, le forze dell’ordine hanno risposto: non cariche, ma “uno contro una”. Così un agente in borghese ha dato uno schiaffo in pieno volto a una maestra. Un altro ha preso la mano di un’educatrice e le ha storto il polso. Risultato della giornata: accordo raggiunto tra sindacati e amministrazioni per un solo voto favorevole (il voto contrario dell’Rdb avrebbe fatto saltare il tavolo) e, a fine ottobre, nove avvisi di garanzia per nove educatrici. La loro colpa: non accettare di essere relegate al ruolo di semplici “cambiapannolini”.

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