Prezzo della Crisi del 25-02-2010: 'La scuola pubblica e l'arte di arrangiarsi'
di Serena Salucci
Un'occupazione simbolica di tre giorni, alla scuola elementare Principe di Piemonte di Roma, insegnanti, bambini, genitori, e personale ATA della scuola hanno deciso di protestare in questo modo per informare sui provvedimenti governativi che hanno ormai portato la scuola pubblica al collasso. Tra le varie attività didattiche alternative spicca un laboratorio di “ricami e pitture di protesta”, e il dramma della scuola pubblica si riveste di creatività e di colori.
Perché è difficile spiegare a un bambino che cartoncini, colori, forbici, pennelli, e ancora carta igienica, saponette e fazzoletti non dovrebbe portarseli da casa, ma dovrebbero essere lì a scuola, con banchi, lavagne e tutto il resto. Sono anni ormai, e chi ha figli lo sa bene, che le scuole chiedono ai genitori un contributo per “il materiale didattico”, perché con i finanziamenti dello Stato non ce la si fa. È una sovrattassa che confermano a malincuore i dirigenti scolastici, sono costretti a far crescere, ed è una tassa che non fa statistica.
Non ce la si fa a pagare le supplenze, quindi se un insegnante sta male, sono i suoi colleghi a dividersi il suo lavoro, letteralmente: un po' di bambini ciascuno, parcheggiati in fondo alla classe.
In questi stessi giorni fanno notizia le riffe organizzate dalle scuole, le collette per i gratta e vinci e le mille altre iniziative che, dirigenti e insegnanti, stanno mettendo in atto per racimolare i fondi necessari a mandare avanti la baracca. È l'arte di arrangiarsi, così anche i genitori si rimboccano le maniche e nel tempo libero fanno i volontari nella scuola dei figli, evviva il papà elettricista, il papà idraulico e il papà muratore che “aggiustano” la scuola.
Il dramma nel dramma è che per i bambini la scuola è questa qui, un circo barnum che si destreggia in acrobazie funamboliche, dove l'emergenza diventa il normale. E allora, a pensarci bene, potremmo aprire il dibattito sul fatto che, nel bene e nel male, la scuola stia continuando ad avere la sua funzione educativa. Vien da chiedersi se nell'era del precariato, della crisi, delle emergenze, degli operai sui tetti, dello Stato contro sé stesso e che “frega” sé stesso, del si salvi chi può e con qualsiasi mezzo, non sia proprio l'arte di arrangiarsi l'insegnamento all'avanguardia introdotto dalla riforma Gelmini.
Che la scuola pubblica sia stata capace, suo malgrado, di mettersi al passo con i tempi?
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