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Prezzo della Crisi del 26-05-2010: 'Lottare contro i tagli della scuola è sacrosanto. Lo dice l’Istat! '
di Fabio Sebastiani
Ecco perché la battaglia contro i tagli della scuola è fondamentale per tornare a dare una prospettiva al Paese. L’Italia registra uno dei tassi di partecipazione alla formazione continua degli adulti tra i più bassi in Europa: nel corso del 2005 soltanto il 22,2 per cento dei 25-64enni ha effettuato almeno un’attività di studio e/o di formazione, contro una media europea del 36 per cento. A dirlo è l’Istat nel Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2009 sottolineando che la carenza di formazione colpisce soprattutto i disoccupati (16,9 per cento), gli inattivi (11,4 per cento), i 55-64 anni (11,8 per cento) e i possessori di basso titolo di studio (8,2 per cento). Questi ultimi manifestano il maggior desiderio di partecipare ad attività formative (27,2 per cento rispetto al 6,3 delle persone con titolo di studio elevato).
Una delle ragioni che alimentano la scarsa formazione sono, manco a dirlo, gli scarsi investimenti delle imprese. Secondo il rapporto dell’Istat, infatti, le imprese italiane con almeno 10 addetti che svolgono formazione continua passano dal 23,9 per cento nel 1999 al 32,2 per cento nel 2005, mentre in Europa sono quasi il doppio. La propensione all’investimento in formazione è strettamente correlata alla dimensione: soltanto il 25,6 per cento delle imprese con 10-19 addetti svolge formazione, rispetto al 96,7 per cento di quelle con mille addetti e più. Questo dato riflette la struttura produttiva dell’Italia. E ci dice anche che è proprio la logica del ”piccolo è bello” che ci sta portando al ristagno economico con sempre maggior nettezza. Secondo l’Istituto di statica, inoltre, i livelli di competenza degli adulti sono in Italia tra i più bassi di quelli rilevati dall’Ocse. Nel 2003 quasi metà dei 16-65enni consegue il punteggio più basso nelle capacità letterarie e circa il 70 per cento presenta allo stesso tempo anche bassi livelli di competenza numerica e documentaria. I livelli di competenza, diversamente da altri paesi, sono meno correlati agli anni di studio. Infatti, quelli che hanno studiato per più di sedici anni, non raggiungono risultati migliori nei test rispetto a quelli che si sono fermati prima nel percorso dell’istruzione. Nel periodo 2004-2009, prosegue l’Istat, la quota di lavoratori diplomati passa dal 44,5 al 46,6 per cento e quella di laureati dal 14,0 al 17,2 per cento, ma l’incidenza delle professioni qualificate e tecniche rimane sostanzialmente stabile acuendo il divario tra domanda e offerta di lavoro degli occupati con medio-alto titolo di studio.

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