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Prezzo della Crisi del 02-06-2010: 'Tragedia Italiana'
Il world press photo, il prestigioso premio per il fotogiornalismo, si è appena concluso. I fotografi italiani sono stati tra i vincitori più premiati e apprezzati, ma nessuno di loro però ha documentato il dramma che sta vivendo l’Italia: le centinaia di fabbrica piccole, medie e grandi che chiudono all’ordine del giorno, lasciando centinaia di famiglia sul lastrico e un sistema previdenziale al collasso. Peccato! Un’occasione sprecata, direbbe qualcuno. Ma quello che sta vivendo la nostra nazione, in questo ultimo anno e mezzo, assomiglia molto ai drammi che colpiscono le nazioni immortalate dai nostri fotografi.
Quello che troppo spesso non fa la fotografia, però, cerca di farlo un certo giornalismo. Per questo vale sempre la pena di raccontare la storia dell’ennesima “tragedia italiana”, per non “sprecare l’occasione”.
Il 2 maggio scorso il presidio dei lavoratori cassintegrati della Frattini di Seriate ha compiuto otto mesi. Un triste anniversario. Gli operai si sono riuniti in assemblea davanti agli stabilimento della storica fabbrica del bergamasco. Argomento principale, dopo l’incontro non risolutivo con il commissario Maria Rachele Vigani, la fine del periodo di cassa integrazione straordinaria previsto per il 27 luglio prossimo.
Sono lì con tende e striscioni dal 12 ottobre scorso, a via Comonte, ogni giorno, nonostante la pioggia e il freddo. Al posto di lavoro. Un lungo inverno, denso di rabbia e frustrazione. E non se ne sono andati nemmeno dopo che tra la notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, durante un blitz notturno con tanto di guardie armate e camionette, l’azienda svizzera Mall Herlan, compratrice dell’unico ramo d’azienda rimasto in funzione dall’estate del 2009, ha fatto portar via le macchine che da quasi un anno difendevano con tutte le loro forze. I macchinari migliori, per la precisione, quelli che li rendevano leader europei nella deformazione di contenitori cilindrici per l’aerosol. La fine della loro fabbrica, e del loro lavoro, è cominciata l’anno scorso, il 4 giugno, quando l’azienda, che produceva macchine per la deformazione di contenitori cilindrici anche per conto terzi, ha presentato davanti al Tribunale di Bergamo la domanda per il concordato preventivo per cessione dei beni!
, con richiesta di esercizio provvisorio fino al 31 agosto. La causa erano i debiti dovuti alla crisi, per un passivo di circa 26 milioni di euro, e l’insolvenza da parte di alcuni creditori. I 192 lavoratori impiegati in quel periodo alternavano già dall’inizio dell’anno una cassa integrazione ordinaria a rotazione, sperando che l’azienda, che nel frattempo continuava a lavorare sulle commesse di sempre, si riprendesse dalla crisi. Dopo il concordato l’azienda ha ceduto all’elvetica Mall Herlan, attraverso una gara d’appalto, il ramo d’azienda Metal Container (quello degli aerosol), attraverso la concessionaria Frattini Tech, che ha riassunto solo 37 persone (tra cui il figlio dell’ex proprietario), lasciando per strada tutte le altre. Di queste oggi ne sono rimaste ben 113 senza alcuna prospettiva per il futuro, per cui abbiamo chiesto una proroga del periodo di cis per procedura concorsuale. Ma non è tutto qui. “Quello che noi contestiamo – spiega Margherita Dozzi della !
Fiom Cgil di Bergamo - e per cui abbiamo anche presentato denu!
ncia penale il 30 novembre scorso, è che la Frattini ha svenduto la parte più remunerativa dell’azienda, la Metal container appunto, in maniera impropria: l’azienda non è divisibile in rami, visto che prima del concordato era un tutt’uno. Questa operazione di cessione di un ramo, quindi, non era e non è possibile e circa 35 lavoratori hanno già presentato denuncia per non essere stati riassunti nella Frattini Tech dopo la cessione”. Il sindacato ha anche richiesto al Prefetto che all’interno del sito venga mantenuta un’identità complessiva dell’assetto produttivo, mente dal Commissario nominato dal Tribunale non si ha nessuna notizia circa il futuro dei lavoratori.
Tante ombre gravano sull’intera vicenda della Frattini, e a presentare una denuncia per la cessione non sono stati solo lavoratori e sindacato. Anche Alexander Hinterkopf, che capeggiava una cordata tedesca intenzionata all’acquisizione della Frattini, in un’assemblea indetta il 26 settembre del 2009 a Seriate, aveva dichiarato di non aver potuto partecipare alla gara per acquisire il ramo d’azienda in questione in condizioni di parità con la concorrente Mall Herlan e che per questo avrebbe sporto denuncia. E ha mantenuto la parola, presentando un esposto a dicembre dell’anno scorso e assicurando che per 5 anni continuerà con un gruppo di avvocati a seguire la vicenda di Seriate, che gli sta molto a cuore, certo non per beneficenza, ma perché mette nelle mani di un potente concorrente, capitale aziendale acquistato sottocosto, permettendogli di vendere a prezzi di saldo e innescando così una concorrenza sul mercato per lui, e per i suoi lavoratori, rischiosa. Hinterkopf avev!
a intenzione di acquisire l’intera azienda, non solo il ramo Metal Container, con 60/70 lavoratori e ha dichiarato di aver ricevuto a riguardo la richiesta di ben 12 milioni di euro di ordinativi, per 4 macchine subito e altre sei nell’arco di due anni del modello C 3000 prodotto dalla Frattini, che gli avrebbe consentito continuità occupazionale per i lavoratori. Il modello C 3000 è il macchinario di punta della Frattini, secondo il tedesco, ma non secondo il commissario Vigani, che lo ha definito “ferraglia” e ha escluso la sua cordata dalla gara. “La Frattini – ha affermato durante una conferenza stampa a Seriate, il 16 dicembre scorso, l’imprenditore– è stata regalata per 1,8 milioni di euro cash, quando il valore aziendale è a mio avviso superiore”. Su questo punto, al presidio di via Comonte, sono tutti d’accordo.

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