Prezzo della Crisi del 22-06-2010: 'Di cosa parliamo quando parliamo di tagli alla cultura '
di Fabio Sebastiani per controlacrisi.org
Non c’è teatro, arena, istituto culturale, orchestra sinfonica che in queste settimane non sia in rivolta contro i tagli del ministro Sandro Bondi, che con la maschera del “primum vivere, deinde philosofare” sta cancellando un’epoca della storia italiana. Storia, appunto, e non solo cultura. Qui, in discussione, non è solo la cultura come “braccio” di un corpo che comunque può continuare a vivere. Stiamo parlando della cultura come bene primario del vivere nella società contemporanea. E quindi l’arcaica distinzione, anche un po’ grossolana, tra i bisogni della “pancia” e bisogni della “mente” non vale più. E’ difficile da far capire ad uno schieramento ideologico, attualmente è al governo in Italia, secondo il quale per stare in piedi in questa società basta solo essere in grado di firmare l’apposito modulo di consegna del bancomat.
Se ci fosse la strada ci sforzeremmo di farglielo capire. Il punto non è questo. Non vogliono capire perché i loro interessi sono ben altri. Innanzitutto, avere una platea che conosca la distinzione tra Shakespeare e Goldoni non è raccomandabile dal punto di vista del “consumo televisivo”. Un conto è avere spettatori permeabili a qualsiasi tipo di messaggio subliminalae che coscienze per lo meno attente a ciò che viene loro propinato, anche sotto forma dello spettacolo leggero. E poi, diciamolo, dietro la politica dei tagli si nasconde un progetto massmediologico che in nome dello spettacolo e dell’intrattenimento (parola orribile ereditata addirittura dalla Costituzione italiana), e dei relativi introiti pubblicitari, sta azzerando di fatto qualsiasi apporto reale degli artisti. Nel paradigma della cosiddetta “proposta culturale” del centrodestra non solo la centralità va all’audience, mettendo così in relazione diretta acriticità del pubblico e bassa qualità della proposta!
, ma, in una sorta di guerra mondiale nucleare contro l’uso dell’intelletto e l’esercizio dell’estetica, il lavoro del singolo artista viene ridotto a quello di comparsa. Una vera e propria rivoluzione distruttiva che Bondi vuole far passare come razionalizzazone, ma che in realtà cambierà i connotati del teatro e del cinema italiano per generazioni.
L’arte e la cultura stanno reagendo. E già questo è un buon segnale. Ora si tratta di dare una sostanza politica a questa rivolta, perché questa battaglia non passi come l’azione di una elite.
Non c’è teatro, arena, istituto culturale, orchestra sinfonica che in queste settimane non sia in rivolta contro i tagli del ministro Sandro Bondi, che con la maschera del “primum vivere, deinde philosofare” sta cancellando un’epoca della storia italiana. Storia, appunto, e non solo cultura. Qui, in discussione, non è solo la cultura come “braccio” di un corpo che comunque può continuare a vivere. Stiamo parlando della cultura come bene primario del vivere nella società contemporanea. E quindi l’arcaica distinzione, anche un po’ grossolana, tra i bisogni della “pancia” e bisogni della “mente” non vale più. E’ difficile da far capire ad uno schieramento ideologico, attualmente è al governo in Italia, secondo il quale per stare in piedi in questa società basta solo essere in grado di firmare l’apposito modulo di consegna del bancomat.
Se ci fosse la strada ci sforzeremmo di farglielo capire. Il punto non è questo. Non vogliono capire perché i loro interessi sono ben altri. Innanzitutto, avere una platea che conosca la distinzione tra Shakespeare e Goldoni non è raccomandabile dal punto di vista del “consumo televisivo”. Un conto è avere spettatori permeabili a qualsiasi tipo di messaggio subliminalae che coscienze per lo meno attente a ciò che viene loro propinato, anche sotto forma dello spettacolo leggero. E poi, diciamolo, dietro la politica dei tagli si nasconde un progetto massmediologico che in nome dello spettacolo e dell’intrattenimento (parola orribile ereditata addirittura dalla Costituzione italiana), e dei relativi introiti pubblicitari, sta azzerando di fatto qualsiasi apporto reale degli artisti. Nel paradigma della cosiddetta “proposta culturale” del centrodestra non solo la centralità va all’audience, mettendo così in relazione diretta acriticità del pubblico e bassa qualità della proposta!
, ma, in una sorta di guerra mondiale nucleare contro l’uso dell’intelletto e l’esercizio dell’estetica, il lavoro del singolo artista viene ridotto a quello di comparsa. Una vera e propria rivoluzione distruttiva che Bondi vuole far passare come razionalizzazone, ma che in realtà cambierà i connotati del teatro e del cinema italiano per generazioni.
L’arte e la cultura stanno reagendo. E già questo è un buon segnale. Ora si tratta di dare una sostanza politica a questa rivolta, perché questa battaglia non passi come l’azione di una elite.
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