Prezzo della Crisi del 14-09-2010: 'Dall’asilo all’università senza soldi, impegno di Maria Stella '
Venerdì alla Sapienza la seconda assemblea della Rete 29 aprile organizzata dai ricercatori, le cui richieste erano state riprese dal Capo dello Stato e inviate alla Gelmini. Invano.
di Vittorio Bonanni per controlacrisi.org
Paese incredibile il nostro. Dove si prendono provvedimenti cruciali per la vita delle persone e dei luoghi dove queste lavorano senza però ascoltare minimamente i diretti interessati. Uno svuotamento della democrazia che si sta realizzando volta per volta, settore per settore. Ma fortunatamente le reazioni non mancano. E’ il caso degli atenei italiani che annunciano infatti un autunno caldo. Dopo la prima assemblea dello scorso 29 aprile, la R29A (Rete 29 aprile - Ricercatori per un’università pubblica, libera e aperta) ha organizzato per venerdì prossimo 17 settembre la sua seconda assemblea nazionale, aperta a tutti i ricercatori universitari, strutturati, non strutturati e degli enti pubblici di ricerca. Faranno il punto di una situazione resa gravissima a causa del disegno di legge cosiddetto Gelmini che, svuotando le casse degli Atenei, mette in forse anche i prossimi stipendi dei dipendenti. Durante questi mesi questo movimento è riuscito ad individuare i punti di forza del sistema universitario come pure le debolezze avanzando una serie di proposte riprese dallo stesso Capo dello Stato il quale le ha inoltrate alla stessa Gelmini, auspicando un «costruttivo confronto che guardi al merito delle questioni e all’interesse di lungo periodo del nostro Paese». I punti salienti individuati dalla Rete 29 aprile sono i seguenti: l’istituzione di un ruolo unico dei professori universitari che garantisca indipendenza e autonomia di didattica e ricerca e sostituisca l’attuale pletora di posizioni funzionali previste nel lontano 1980 e mai implementate; un contratto unico pre-ruolo in grado di garantire un rapido accesso ai ruoli docenti invece degli assegni di ricerca e dei contratti triennali che di fatto istituzionalizzano il precariato; finanziamenti adeguati per didattica e ricerca, condizioni assolute per garantire autonomia e democrazia negli organi di governo degli atenei, ridotte a zero dal ministero; equità rispetto alle modalità di pensionamento dei ricercatori universitari da equiparare a quelle previste per i professori e infine un impegno a garantire il diritto allo studio e alla mobilità studentesca, condizioni per raggiungere il livello dei migliori paesi europei. Finora quello che appunto auspicava Napolitano non è assolutamente successo. Un settore dunque cruciale per la vita civile di ogni paese, ovvero quello dell’insegnamento e della ricerca, si trova a vivere all’inizio di questo nuovo anno scolastico una situazione catastrofica, con mancanza di stipendi negli atenei, precari messi alla porta e genitori chiamati a fare lavori scolastici per mancanza di personale.
Problemi diversi ma tutti riconducibili all’irresponsabile politica del governo finalizzata a smantellare l’istruzione pubblica, in aperta violazione del dettato costituzionale.
di Vittorio Bonanni per controlacrisi.org
Paese incredibile il nostro. Dove si prendono provvedimenti cruciali per la vita delle persone e dei luoghi dove queste lavorano senza però ascoltare minimamente i diretti interessati. Uno svuotamento della democrazia che si sta realizzando volta per volta, settore per settore. Ma fortunatamente le reazioni non mancano. E’ il caso degli atenei italiani che annunciano infatti un autunno caldo. Dopo la prima assemblea dello scorso 29 aprile, la R29A (Rete 29 aprile - Ricercatori per un’università pubblica, libera e aperta) ha organizzato per venerdì prossimo 17 settembre la sua seconda assemblea nazionale, aperta a tutti i ricercatori universitari, strutturati, non strutturati e degli enti pubblici di ricerca. Faranno il punto di una situazione resa gravissima a causa del disegno di legge cosiddetto Gelmini che, svuotando le casse degli Atenei, mette in forse anche i prossimi stipendi dei dipendenti. Durante questi mesi questo movimento è riuscito ad individuare i punti di forza del sistema universitario come pure le debolezze avanzando una serie di proposte riprese dallo stesso Capo dello Stato il quale le ha inoltrate alla stessa Gelmini, auspicando un «costruttivo confronto che guardi al merito delle questioni e all’interesse di lungo periodo del nostro Paese». I punti salienti individuati dalla Rete 29 aprile sono i seguenti: l’istituzione di un ruolo unico dei professori universitari che garantisca indipendenza e autonomia di didattica e ricerca e sostituisca l’attuale pletora di posizioni funzionali previste nel lontano 1980 e mai implementate; un contratto unico pre-ruolo in grado di garantire un rapido accesso ai ruoli docenti invece degli assegni di ricerca e dei contratti triennali che di fatto istituzionalizzano il precariato; finanziamenti adeguati per didattica e ricerca, condizioni assolute per garantire autonomia e democrazia negli organi di governo degli atenei, ridotte a zero dal ministero; equità rispetto alle modalità di pensionamento dei ricercatori universitari da equiparare a quelle previste per i professori e infine un impegno a garantire il diritto allo studio e alla mobilità studentesca, condizioni per raggiungere il livello dei migliori paesi europei. Finora quello che appunto auspicava Napolitano non è assolutamente successo. Un settore dunque cruciale per la vita civile di ogni paese, ovvero quello dell’insegnamento e della ricerca, si trova a vivere all’inizio di questo nuovo anno scolastico una situazione catastrofica, con mancanza di stipendi negli atenei, precari messi alla porta e genitori chiamati a fare lavori scolastici per mancanza di personale.
Problemi diversi ma tutti riconducibili all’irresponsabile politica del governo finalizzata a smantellare l’istruzione pubblica, in aperta violazione del dettato costituzionale.
Leggi tutti i prezzi della crisi...





