Prezzo della Crisi del 31-01-2011: 'Dalle scuole riunite a Bologna la risposta alla competitività'
Competitività, merito, individualizzazione dei rapporti, divisione. Per spalancare le porte alla nuova selezione di classe, contro il diritto allo studio e il diritto al lavoro. Questo vogliono fare della scuola pubblica, ultima la “riforma” Gelmini, che ha già cancellato 87mila cattedre. Ma docenti e genitori non ci stanno. E rispondono: “questa assemblea sarà la nuova Agorà”. Il principio di un altro sistema di relazioni. Ieri a Bologna.
di Anna Maria Bruni
Nuovamente ai blocchi di partenza dopo la firma della legge e le vacanze di Natale, la scuola, riunita ieri in assemblea nazionale a Bologna, scalda i motori pronta a ripartire con armi e bagagli al seguito. Se la lotta sarà lunga e dura, l’idea è quella di attrezzarsi a dovere. Dopo l’assemblea nazionale di Parma del luglio scorso, che ha lanciato tutte le campagne avviate dal primo giorno di scuola (diventato “primo giorno di lotta” a Roma sotto Montecitorio, dove proseguiva lo sciopero della fame partito dai precari di Palermo a fine agosto), si è ritrovata ieri, nonostante una Bologna innevata, per fare un bilancio del lavoro di questi mesi e rilanciare i suoi obiettivi.
Presenti, oltre la città ospite Bologna, diverse realtà fra le quali Roma, Napoli, Milano, Padova, Piacenza, Carpi, Firenze, Viareggio, in rappresentanza di scuole o reti di esse già costituite nel territorio. Obiettivo, dipanare una giornata più di discussione, confronto e proposte, che nell’arco di circa 6 ore sono riusciti a definire senza perdere tempo, a parte la condivisione della convivialità di un pasto.
Una Consulta nazionale per rilanciare la scuola pubblica, composta prima di tutto da persone – cioè non in quanto appartenenti a sindacati o partiti - e poi associazioni e coordinamenti, come quelli che la scuola stessa ha già costituito come “La scuola della Repubblica”, “Scuola e Costituzione”, “Non rubateci il futuro”, “Retescuole”, “Scuola laica”, solo per dirne alcune. La rottura con le dinamiche di Organizzazione, che dividono e frenano l’autonomia dell’organizzazione è generalizzata, tanto quanto la critica alle posizioni di Pd e Cgil, e al contrario la volontà di costruire movimento e organizzazione interconnessi, orizzontali e trasversali con gli studenti. Che devono essere il centro delle lotte, come soggetti portatori del diritto, e “verso i quali - dice Barbara, genitore di Napoli - troppo poco ancora è stato fatto. Il primo passo ora – insiste - è prendere posizione sugli avvisi di garanzia recapitati loro per le azioni di protesta, così come sui 5 in condotta che stanno seguendo le occupazioni”.
Anche questo deve fare una Consulta, o forum o come si preferirà chiamarla. Ma in sostanza, un’Agorà, cioè un luogo di discussione, confronto e definizione di obiettivi, dal generale al particolare. Il diritto allo studio nella microconflittualità quotidiana quindi, che è stata finora il bastione dal quale la scuola pubblica è stata difesa, e che ha dato risultati concreti nelle scuole che si sono battute. Ultima la sentenza del Tar contro le “classi pollaio” ottenuta dalle tante scuole che hanno avviato il ricorso. Ma ancora tempo pieno, compresenze, stabilizzazione e addirittura aumento degli organici, bocciatura dei bilanci, indisponibilità al pagamento del contributo volontario dalle famiglie, indisponibilità al lavoro aggiuntivo da parte dei docenti. E ultime, le bocciature delle sperimentazioni sul merito. Da Torino a Napoli le ultime, tante sono le scuole che non hanno mollato, e che per questo hanno tutelato diritti.
Ma tanti sono i fronti aperti dai tagli e da questa “riforma di senso”, come viene definita la legge Gelmini, per il suo scoperto obiettivo di privatizzazione. Altrettanti quindi devono essere i gruppi di lavoro tematici a cui è demandato il compito di elaborare per poi generalizzare confronto e risposta. Primi della lista collegialità e valutazione, soprattutto perché sono i temi su cui si incardinano tutti gli altri. Un tema, quello del “merito”, che il mondo della scuola tutto sa essere opposto alla collegialità, struttura e fondamento della scuola pubblica statale, democratica “per Costituzione” e perciò portatrice di diritti e cittadinanza, non a caso minata dalla proposta di legge Aprea, che cancellerebbe quella struttura di autogoverno della scuola che sono gli organi collegiali. Che invece vanno potenziati al massimo e rilanciati. Insieme alla didattica, che “già in alcune scuole – ricorda Roberta, docente di Parma - viene trasformata dai test invalsi, perché così impostata fin dall’inizio dell’anno”. “Fornire strumenti per la chiara comprensione del rifiuto del modello meritocratico”, dice Massimo, genitore di Milano, “bocciatura dei programmi annuali (finora conosciuti come bilanci di previsione)”, aggiunge Piero, genitore di Roma, “far comprendere come la connessione tra valutazione e collegialità – dice Matteo, Itis Galilei di Viareggio – con la libertà di insegnamento garantita dall’art 33 della Costituzione sia la stessa delle lotte per la libertà nel lavoro”. Che troppo poco “siamo riusciti a far venire fuori questo autunno, e che invece danno più forza alle lotte per il lavoro come quella di Mirafiori”. Una connessione sostanziale, quella della rappresentanza, messa in discussione dall’accordo Fiat, e contemporaneamente dalla cancellazione degli organi collegiali. Una questione cruciale il cui contraltare comune è la precarizzazione e l’individualizzazione del rapporto di lavoro (che la rende molto più difficile), che marciano di pari passo nel pubblico come nel privato.
Un modello contro il quale questa assemblea farà muro, moltiplicando informazione e diffusione delle tante lotte in corso che “danno forza a tutte le altre”, dice Deborah, genitore di Parma. Intanto prosegue la campagna “tutti devono sapere”, che nella fascetta adesiva elenca gli innumerevoli attacchi alla scuola pubblica, cominciando dai tagli dei posti di lavoro, che prevederà “blitz sugli autobus e ai semafori”, annuncia Cosimo, suggerendo le modalità di diffusione dell’informazione. Un altro mezzo è la raccolta di firme per la petizione a Napoletano contro i tagli e il finanziamento alle scuole private. Arrivata finora a quota 26mila da dicembre per approdare a fine febbraio ad una “prima consegna” con iniziative in tante piazze nelle rispettive città, dopo averla diffusa nelle Università come davanti ai posti di lavoro. E, sempre a fine febbraio, un nuovo appuntamento nazionale, per continuare, dice Roberta, “pensare globalmente e agire localmente”.
di Anna Maria Bruni
Nuovamente ai blocchi di partenza dopo la firma della legge e le vacanze di Natale, la scuola, riunita ieri in assemblea nazionale a Bologna, scalda i motori pronta a ripartire con armi e bagagli al seguito. Se la lotta sarà lunga e dura, l’idea è quella di attrezzarsi a dovere. Dopo l’assemblea nazionale di Parma del luglio scorso, che ha lanciato tutte le campagne avviate dal primo giorno di scuola (diventato “primo giorno di lotta” a Roma sotto Montecitorio, dove proseguiva lo sciopero della fame partito dai precari di Palermo a fine agosto), si è ritrovata ieri, nonostante una Bologna innevata, per fare un bilancio del lavoro di questi mesi e rilanciare i suoi obiettivi.
Presenti, oltre la città ospite Bologna, diverse realtà fra le quali Roma, Napoli, Milano, Padova, Piacenza, Carpi, Firenze, Viareggio, in rappresentanza di scuole o reti di esse già costituite nel territorio. Obiettivo, dipanare una giornata più di discussione, confronto e proposte, che nell’arco di circa 6 ore sono riusciti a definire senza perdere tempo, a parte la condivisione della convivialità di un pasto.
Una Consulta nazionale per rilanciare la scuola pubblica, composta prima di tutto da persone – cioè non in quanto appartenenti a sindacati o partiti - e poi associazioni e coordinamenti, come quelli che la scuola stessa ha già costituito come “La scuola della Repubblica”, “Scuola e Costituzione”, “Non rubateci il futuro”, “Retescuole”, “Scuola laica”, solo per dirne alcune. La rottura con le dinamiche di Organizzazione, che dividono e frenano l’autonomia dell’organizzazione è generalizzata, tanto quanto la critica alle posizioni di Pd e Cgil, e al contrario la volontà di costruire movimento e organizzazione interconnessi, orizzontali e trasversali con gli studenti. Che devono essere il centro delle lotte, come soggetti portatori del diritto, e “verso i quali - dice Barbara, genitore di Napoli - troppo poco ancora è stato fatto. Il primo passo ora – insiste - è prendere posizione sugli avvisi di garanzia recapitati loro per le azioni di protesta, così come sui 5 in condotta che stanno seguendo le occupazioni”.
Anche questo deve fare una Consulta, o forum o come si preferirà chiamarla. Ma in sostanza, un’Agorà, cioè un luogo di discussione, confronto e definizione di obiettivi, dal generale al particolare. Il diritto allo studio nella microconflittualità quotidiana quindi, che è stata finora il bastione dal quale la scuola pubblica è stata difesa, e che ha dato risultati concreti nelle scuole che si sono battute. Ultima la sentenza del Tar contro le “classi pollaio” ottenuta dalle tante scuole che hanno avviato il ricorso. Ma ancora tempo pieno, compresenze, stabilizzazione e addirittura aumento degli organici, bocciatura dei bilanci, indisponibilità al pagamento del contributo volontario dalle famiglie, indisponibilità al lavoro aggiuntivo da parte dei docenti. E ultime, le bocciature delle sperimentazioni sul merito. Da Torino a Napoli le ultime, tante sono le scuole che non hanno mollato, e che per questo hanno tutelato diritti.
Ma tanti sono i fronti aperti dai tagli e da questa “riforma di senso”, come viene definita la legge Gelmini, per il suo scoperto obiettivo di privatizzazione. Altrettanti quindi devono essere i gruppi di lavoro tematici a cui è demandato il compito di elaborare per poi generalizzare confronto e risposta. Primi della lista collegialità e valutazione, soprattutto perché sono i temi su cui si incardinano tutti gli altri. Un tema, quello del “merito”, che il mondo della scuola tutto sa essere opposto alla collegialità, struttura e fondamento della scuola pubblica statale, democratica “per Costituzione” e perciò portatrice di diritti e cittadinanza, non a caso minata dalla proposta di legge Aprea, che cancellerebbe quella struttura di autogoverno della scuola che sono gli organi collegiali. Che invece vanno potenziati al massimo e rilanciati. Insieme alla didattica, che “già in alcune scuole – ricorda Roberta, docente di Parma - viene trasformata dai test invalsi, perché così impostata fin dall’inizio dell’anno”. “Fornire strumenti per la chiara comprensione del rifiuto del modello meritocratico”, dice Massimo, genitore di Milano, “bocciatura dei programmi annuali (finora conosciuti come bilanci di previsione)”, aggiunge Piero, genitore di Roma, “far comprendere come la connessione tra valutazione e collegialità – dice Matteo, Itis Galilei di Viareggio – con la libertà di insegnamento garantita dall’art 33 della Costituzione sia la stessa delle lotte per la libertà nel lavoro”. Che troppo poco “siamo riusciti a far venire fuori questo autunno, e che invece danno più forza alle lotte per il lavoro come quella di Mirafiori”. Una connessione sostanziale, quella della rappresentanza, messa in discussione dall’accordo Fiat, e contemporaneamente dalla cancellazione degli organi collegiali. Una questione cruciale il cui contraltare comune è la precarizzazione e l’individualizzazione del rapporto di lavoro (che la rende molto più difficile), che marciano di pari passo nel pubblico come nel privato.
Un modello contro il quale questa assemblea farà muro, moltiplicando informazione e diffusione delle tante lotte in corso che “danno forza a tutte le altre”, dice Deborah, genitore di Parma. Intanto prosegue la campagna “tutti devono sapere”, che nella fascetta adesiva elenca gli innumerevoli attacchi alla scuola pubblica, cominciando dai tagli dei posti di lavoro, che prevederà “blitz sugli autobus e ai semafori”, annuncia Cosimo, suggerendo le modalità di diffusione dell’informazione. Un altro mezzo è la raccolta di firme per la petizione a Napoletano contro i tagli e il finanziamento alle scuole private. Arrivata finora a quota 26mila da dicembre per approdare a fine febbraio ad una “prima consegna” con iniziative in tante piazze nelle rispettive città, dopo averla diffusa nelle Università come davanti ai posti di lavoro. E, sempre a fine febbraio, un nuovo appuntamento nazionale, per continuare, dice Roberta, “pensare globalmente e agire localmente”.
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