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Lutz Seiler: «Scrivere, necessità assoluta». Il peso del tempo, di Lutz Seiler (Del Vecchio editore)

Il peso del tempo, di Lutz Seiler, (pagine 222, euro 15,00) attualmente uno dei più importanti scrittori contemporanei di lingua tedesca, è tradotto da Paola Del Zoppo e inaugura la collana “racconti” dedicata alle forme brevi di Del Vecchio editore.
I racconti di Seiler sono ambientati nella DDR, non quella della Berlino del muro, piuttosto quella della provincia in cui a prevalere sono i caratteri familiari, il ritratto del padre minatore, le partite di scacchi, le piccole gite e personaggi intrisi di grande umanità.
E’ qui che i racconti lasciano sullo sfondo la Germania dal 1945 al 1990 e attraverso una scrittura fatta di silenzi e attrezzi, piccoli fatti d’infanzia Seiler riesce a consegnarci un vero modello mondo.
Della DDR scomparsa dal 1989 c’è la nostalgia dello scrittore che in una sorta di “ritratto dell’artista da giovane” ripercorre una storia di rotture che lo ha condotto alla scrittura: molto toccante e particolarmente riuscita quella dell’ultimo racconto in cui la morte accidentale di un operaio lo porta a scrivere alcune essenziali parole su un taccuino.

Come nasce la raccolta "Il peso del tempo"?
Si era accumulata una gran quantità di materiali e appunti, che potevano trovare realizzazione solo in prosa. Ho dunque lavorato al libro per più di tre anni, per primo è nato il racconto più lungo, “Il bacio sul cappuccio”, 50 pagine – era più materia per un romanzo. Per ultimo ha visto la luce il racconto finale – quando il libro già da tempo era stato annunciato con il titolo di quest’ultimo, io non ne avevo ancora scritta una riga. Situazione singolare e di certo non per nervi fragili.

Il valore del lavoro la dignità degli operai e il tempo. Quanto interferisce quest’ultimo nella vita e nelle storie che racconti?
Per quanto suoni banale: che il tempo scorra è il fascino della letteratura. Che ad aver compiuto una certa azione siamo stati noi stessi – dieci, venti, trent’anni prima. A volte si vorrebbe non crederci, e ci sono molte occasioni di meravigliarsi, di stupirsi. Le mie storie girano intorno a un momento che io chiamo il vuoto nello scorrere del tempo, un momento in cui fa il suo ingresso l’imprevedibile.

La memoria.
Ricordare è costruire, in particolare in letteratura. Tutto è finzione e l’arte consiste nel dare al lettore la sensazione che le cose si siano svolte proprio come descritto. Il corrispondente espediente letterario è l’autenticità fittizia. Ci sono autori che hanno lavorato molto in questo modo, per esempio Marguerite Duras.

Il mercato editoriale tedesco favorisce la pubblicazione di racconti/short stories attualmente?
Forse c’è una rivalutazione del genere, una considerazione maggiore come forma letteraria – ma il mercato si concentra ancora prevalentemente sul romanzo. In realtà è illogico, poiché la forma breve si adatta meglio al nostro presente accelerato. La Germania non vanta una tradizione del racconto come quella statunitense. Lì la short story è una specie di arte maggiore, anche gli autori di romanzi, laggiù, vengono valutati sulla base della qualità dei loro racconti.

Qual è il rapporto tra “il tempo e i sentimenti” in un lavoro che si mostra così attento a quest’ultimi?
Per la letteratura non è importante solo il racconto di ciò che una volta è accaduto o potrebbe essere accaduto, ma anche di ciò che in quei momenti si è sentito – una storia dei sentimenti. Raccontare le cose in modo che i sentimenti risultino visibili, impliciti in ciò che accade (quindi senza dire: “Sentivo che…”) è uno dei compiti della buona letteratura.

Il suo rapporto con la scrittura.
Lo scrivere si presenta come una necessità assoluta – non ci sono motivi razionali, si introduce nel corso della vita e non si riesce più a smettere. Anche se a volte strazia ed è molto stancante.

L’influenza dei sui impieghi in questa raccolta.
Il mio lavoro di muratore e falegname? O di germanista? In realtà non importa. Di decisivo c’è l’esperienza personale. Rappresenta una specie di pietra angolare per ogni testo; c’è bisogno di quel punto di cui si conosce bene tutto, anche come punto di partenza per tutte le successive scoperte. A parte questo è davvero importante per me aver imparato un lavoro manuale, perché anche in letteratura si tratta di scegliere gli strumenti giusti, i materiali giusti. Il lavoro manuale forma una consapevolezza qualitativa anche per il lavoro sul testo. E inoltre è utile sapere come risultano al tatto le pietre o di che sa la calcina: non di rado i vecchi muratori della mia squadra, prima di iniziare il lavoro, prendevano un po’ dei materiali sulle punte delle dita per assaggiarli e vedere se erano “buoni”… e non è una storia.

A cosa sta lavorando attualmente e progetti futuri...
Lavoro a un romanzo e sto sfruttando il mio anno a Villa Massimo per procedere nella stesura. A dire il vero sta andando piuttosto bene, solo il caldo romano mi rende esausto; in questi casi si nota che si è cresciuti in una differente zona climatica.

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